James A. Michener.
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Caraibi.
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Parte 1.
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Traduzione di: Francesco Saba Sardi.
1991 Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas,  Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Presentazione.
L'Autore.
Realt e finzione.
Capitolo 1. Una siepe di croton.
Capitolo 2. Morte della grandezza.
Capitolo 3: Cristoforo Colombo a Hispaniola.
Capitolo 4: Il lago spagnolo.
Capitolo 5: Grandi tempeste nella piccola Inghilterra.
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Fine indice.
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Presentazione.
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Cristoforo Colombo credette di trovarci il
paradiso terrestre e in effetti i Caraibi sono
un arcipelago di bellezza paradisiaca, ma
perturbante, accesa da luci violentissime,
percorsa da ombre che spesso sembrano
uscite dall'inferno. Con la sua straordinaria
capacit di mescolare l'accuratezza dell'indagine
storica al piacere dell'immaginazione
in un grandioso intreccio narrativo, James
A. Michener in questo suo nuovo romanzo
ci fa viaggiare attraverso cinquecento anni
di conflitti, sommosse, ribellioni, pirateria,
schiavismo, guerre di indipendenza e guerre
di conquista, emozioni d'amore e drammatici
scontri di culture. Da Cozumel a Trinidad,
dalla Hispaniola a Cuba, dalle Barbados
a Puertorico, da Giamaica a Haiti, sedici
episodi conducono il lettore dall'epoca precedente
la scoperta dell'America fino ai nostri
giorni. All'inizio, vediamo il mite popolo degli 
Arawak, adoratori della natura, aggredito
e annientato dai cannibali venuti
dalla terraferma; poi incontriamo Colombo,
la caccia all'oro dei conquistadores spagnoli,
gli schiavisti inglesi e i piantatori creoli, corsari
come sir Francis Drake, celebri bucanieri
come il feroce capitano Morgan, e poi
nuove popolazioni di sangue misto che combattono
per la libert e strani personaggi come
Victor Hugues, ex barbiere mulatto di
Marsiglia che, diventato collaboratore di
Robespierre, porta alla Guadalupa il terrore
della rivoluzione francese. Ed ecco, procedendo
verso l'oggi, scatenarsi i conflitti razziali,
ecco il sorgere di sette religiose stravaganti
come quella dei rastafariani, e la toccante
vicenda di una ragazza ridotta allo stato
di zombie dai praticanti del vudu di Haiti,
e la tormentosa missione di un profugo cubano
incaricato di tentare un riavvicinamento
tra gli Stati Uniti e Fidel Castro.
Come isole nella corrente, tutte le storie, vere
e immaginarie, compongono la Storia:
un'avventura umana complessa, sfaccettata,
ma sempre di grandissimo fascino e di piacevole
lettura.
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L'AUTORE.
James A. Michener, nato a New York nel
1907, ha rivelato fin da giovanissimo una
passione per la storia, la politica e i viaggi.
Ha insegnato in varie universit americane
ed europee, poi, utilizzando le proprie esperienze
di volontariato nella seconda guerra
mondiale, ha scritto Tales of th South Pacific,
premio Pulitzer, da cui  stato tratto un
musical che ha avuto un grande successo a
Broadway. Da allora Michener ha scritto oltre
trenta romanzi, tradotti in cinquantadue
lingue, molti dei quali sono diventati celebri
film e serials televisivi (Sayonara, I ponti di
Toko-ri, Colorado, Space).
I suoi libri pi famosi sono pubblicati in Italia
da Bompiani: La baia (1979), L'alleanza
(1981), Space (1984), Polonia (1985), Texas
(1986), Colorado (1987), Alaska (1990).
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Questo libro  dedicato alla cara memoria di ALEC WAUGH che nel 1959, quando lavoravamo assieme alle Hawai, mi ha detto: Un giorno devi scrivere dei miei Caraibi.
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Realt e finzione.
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BENCH SI BASI SU FATTI REALI, in questo testo romanzesco ci sono
eventi, luoghi e personaggi fittizi. I seguenti paragrafi serviranno a chiarire le differenze.
1. Croton. I pacifici arawak furono sottomessi dai guerrieri caribi all'incirca nel periodo indicato. Ci sono dati storici che comprovano che le due trib vivevano come descritto nel testo.
2. Maya. Tulum, Cozumel, Chich'en Itz e Palenque sono luoghi storici
qui descritti con cura. Fittizi invece sono tutti i personaggi.
3. Colombo. Cristoforo Colombo, re Ferdinando, Francisco de
Bobadilla sono personaggi storici; tutti gli altri sono frutto di fantasia. Colombo fu sottoposto a pesanti indagini e venne rinviato in Spagna in catene.
4. Lago spagnolo. Sir John Hawkins e Sir Francis Drake sono personaggi
storici al pari del vicer Martin Enriquez, il loro avversario spagnolo
a San Juan de Ula. Frutto di invenzione sono invece gli altri
personaggi spagnoli. Le imprese di Drake sono riferite esattamente.
5. Barbados. Lord Francis Willoughby, Sir George Ayscue e il principe
Rupert sono personaggi storici, tutti gli altri invece sono fittizi. 
Storici anche i vari eventi, riferiti con esattezza.
6. Bucanieri. Henry Morgan e le sue scorrerie sono storici e descritti
come si svolsero in realt. Fittizi tutti gli altri personaggi. La circumnavigazione dell'America meridionale ha avuto luogo nella realt a
opera di veri bucanieri, pi o meno lungo la rotta e nel periodo di
tempo indicati nel romanzo.
7. Zucchero. L'ammiraglio Edward Vernon, il generale Thomas Wentworth
e il grande marinaio spagnolo Don Blas de Lezo sono realmente
esistiti, e la battaglia combattuta tra loro a Cartagena  qui accuratamente riferita. Le grandi famiglie di piantatori dei Beckford e
dei Dawkins sono descritte quali furono in realt. William Pitt Senior
 un personaggio storico, come storiche sono le norme danesi di
disciplina imposte agli schiavi. Frutto di fantasia tutti gli altri personaggi.
8. Horatio Nelson. L'ammiraglio Sir Edward Hughes e la signora
Nisbet sono personaggi storici; fittizi tutti gli altri, ma tutto quanto si dice nel testo a proposito di Nelson e della sua frenetica ricerca di
una moglie ricca corrisponde alla realt.
9. Guadalupa. Victor Hugues  realmente esistito, ma se le fonti concordano circa il suo comportamento durante la Rivoluzione francese,
sia quelle francesi sia quelle delle isole dei Caraibi discordano per
quanto riguarda i suoi primi anni, al punto che alcune negano che abbia
esercitato il mestiere di barbiere ad Haiti. Tutti gli altri personaggi
sono fittizi; sono invece storici gli spaventosi episodi avvenuti a
Guadalupa e Hugues mor da tenace reazionario, fedele al suo
dovere.
10. Haiti. Il generale nero Toussaint L'Ouverture, il generale napoleonico Charles Ledere e sua moglie Paolina Bonaparte, il generale inglese Thomas Maitland e Boukman, sacerdote nero del culto voodoo,
sono tutti personaggi storici;  pure realmente esistito il battaglione
polacco dal triste destino. Tutti gli altri personaggi sono fittizi, ma le varie fasi della guerra e la vittoria finale dei neri rispondono alla
realt.
11. Legge marziale in Giamaica. Sono frutto di fantasia solo i due proprietari di piantagioni, Jason Pembroke e Oliver Croome. Il governatore Edward John Eyre e tutti gli altri personaggi sono storici, e in particolare lo sono i principali partecipanti al dibattito a Londra: Tennyson e Carlyle, facenti parte delle forze che combattevano a favore di Eyre, e Mill, dello schieramento opposto. I loro punti di vista e le opinioni sono riferiti esattamente. Le iniziative dei due sanguinari artefici della legge marziale, Hobbs e Ramsay, sono storiche,
come del resto lo  il loro suicidio. Le perfide opinioni di Carlyle
sono reperibili nei suoi scritti.
12. Lettere ad All Saints. Di per s, l'isola  frutto di pura fantasia e risulta dalla fusione e dalle caratteristiche di parecchie localit reali. Tutti i caratteri sono fittizi, a parte la circostanza che il grande giocatore nero di cricket Sir Benny Castain  creato sulla falsariga di celebri atleti neri realmente esistiti.
13. Lo studioso di Trinidad. Gli eventi e i personaggi presentati nel capitolo sono del tutto fittizi, ma le due universit, quella delle Indie occidentali e quella di Miami, sono fedelmente descritte. I fatti relativi al finto matrimonio sono stati confermati dalle autorit preposte all'immigrazione e rispondono a una prassi diffusa.
14. Il rasta. Tutti gli eventi e i personaggi sono di fantasia, ma le caratteristiche del rastafarianismo e della sua religione si fondano su attenti studi e interviste.
15. Cuba. Fidel Castro  ovviamente storico. Fittizi tutti gli altri personaggi, nessuno dei quali per inverosimile. I dati relativi alla vita a Miami e all'Avana sono autentici, ma l'intervista con Castro si fonda su notizie riferite da altre fonti.
16. Viaggio conclusivo. Thrse Vaval  frutto di pura fantasia, come
pure la sua nave, la Galante, il viaggio che compie e i personaggi che
Thrse incontra. Ma parecchie navi simili salpano ogni settimana da
Miami o da San Juan lungo rotte insulari assai simili, salvo che non
fanno scalo a Trinidad. Le situazioni in cui Thrse  coinvolta non
sono certo uniche, e le conclusioni alle quali essa giunge sono condivise da molti.
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Capitolo 1.
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Una siepe di croton.
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IL PROTAGONISTA DI QUESTA NARRAZIONE  il mar dei Caraibi, uno dei
pi affascinanti specchi d'acqua del mondo, rara gemma tra gli oceani, contornata
a nord e a est dalle isole che formano una catena di splendidi gioielli.
Sebbene la zona caribica sia limitata a sud e a ovest da masse continentali,
a conferirle il suo singolare fascino sono proprio le isole. A nord si
trova il grande e importante terzetto formato da Portorico, Hispaniola
(Haiti e la Repubblica dominicana) e dalla grande isola di Cuba. A est si
trovano isolette paradisiache che punteggiano in maniera artistica le onde
azzurre: Antigua, Guadalupa, Martinica, Trinidad e la remota Barbados,
per citarne solo alcune. Il confine meridionale  costituito dai paesi sudamericani
del Venezuela e della Columbia e dal Panama centroamericano.
La zona occidentale viene spesso trascurata. Essa ospita sia le affascinanti
repubbliche mesoamericane, Costa Rica, Nicaragua e Honduras, sia la
splendida, misteriosa penisola dello Yucatan che vide fiorire la civilt
maya.
I Caraibi, che si estendono per quasi tremila chilometri, da Barbados
allo Yucatan, non comprendono n le Bahama n la Florida; ne fa invece
parte un'isola, posta all'incirca al loro centro; di tanto in tanto essa ha assunto
importanza maggiore di gran parte delle altre: si tratta di Giamaica
con la sua turbolenta storia.
Nei secoli successivi alla loro scoperta da parte di Colombo nel 1492, i
Caraibi hanno subito la dominazione di paesi europei attratti dalle loro
ricchezze, dal loro allettante fascino e dall'importanza strategica nel contesto
della guerra marittima. Spagna, Olanda, Inghilterra, Francia e, a
brevi intervalli, Danimarca e Svezia, furono tutte nazioni coinvolte in
questioni caribiche, al punto da far sembrare che a determinare il destino
della regione non fossero le iniziative degli abitanti locali, ma quello che
avveniva in Europa. D'altro canto, e questo divenne un fattore
di importanza cruciale nella storia mondiale, i destini del vecchio continente furono
spesso decisi da grandi battaglie navali combattute nei Caraibi, soprattutto
tra le flotte spagnola, olandese, inglese e francese.
Bisogna tenere presente un elemento determinante per la storia della
zona, e cio che la maggior parte dei suoi abitanti fu a poco a poco costituita
da schiavi giunti dall'Africa in numero tale da superare e alla fine sopraffare
tutti gli altri gruppi etnici. Molte isole divennero repubbliche
nere, i cui posti chiave, governatore generale, primo ministro e capo della
polizia, erano occupati da neri, discendenti degli antichi schiavi.
Nel XIX secolo si ebbe un forte afflusso di ind e musulmani dall'india,
che ebbe per effetto di rendere ancora pi pittoresche alcune isole e alcune
regioni, mentre in tempi pi recenti vi sono sbarcati uomini d'affari,
soprattutto canadesi e statunitensi, ben decisi a farne paradisi turistici e
centri finanziari internazionali.
I Caraibi vengono spesso erroneamente definiti il Mediterraneo dell'America,
accostamento che dal punto di vista prettamente geografico  accettabile
dal momento che entrambi i mari, quasi identici per dimensioni,
sono racchiusi da terre; entrambi hanno inoltre rivestito grande importanza
storica, ma qui le affinit terminano. Le terre perimediterranee
hanno dato origine a molte cospicue civilt e alle tre grandi religioni monoteiste,
mentre l'unica civilt indigena di rilievo che si  affacciata nella
zona caribica  stata quella dei maya dello Yucatan e anch'essa era gi
morente prima che giungessero gli europei.
Ma ci che i Caraibi hanno dato, e generosamente,  stato ed  un
mare di stupenda bellezza, una serie di isole senza pari e una vasta gamma
di popolazioni;  indubbio che qui non sono mai mancate variet e attrattive.
Soprattutto, i Caraibi sono stati e sono teatro di uno dei pi violenti
fenomeni naturali, i grandi uragani che, originati per ragioni misteriose al
largo delle coste africane, imperversano sull'Atlantico meridionale con
furia demoniaca. Seguono percorsi obbligati, di rado spingendosi a sud
fino a Trinidad o Cartagena, di tanto in tanto a nord fino alle Bermude,
mentre Barbados e la Giamaica ne sono facilmente colpite almeno una
volta ogni decennio, e isole minori ne sono devastate anche con maggiore
frequenza. Spiagge assolate, candide sabbie e acque di un azzurro cristallino
sono la gloria dei Caraibi, gli uragani il loro risvolto infernale.
Non abbiamo n il tempo n lo spazio per occuparci di tutte le isole,
ciascuna delle quali tuttavia ne sarebbe degna; ne visiteremo per in dettaglio
oltre una decina, descrivendo diverse civilt, figlie di un'ampia
gamma di nazioni madre: Spagna, Olanda, Inghilterra, Francia, Danimarca,
Stati Uniti. Incontreremo popoli privi di radici europee, come gli
arawak, i caribi, i maya, gli indios e gli africani giunti dal continente nero.
La nostra vicenda ha inizio nel 1310 su un'isola, quella che pi tardi
avrebbe avuto il nome di Dominica, situata al centro dell'arco orientale.
TIWNEE PREVIDE GUAI non appena ebbe sentore che stranieri erano
sbarcati sull'altro versante dell'isola. La notizia le fu comunicata dall'uomo
pi attendibile dell'insediamento arawak, suo marito Bakmu
che, durante una delle sue continue peregrinazioni, aveva scorto le tre
strane canoe guardando il mare dalla cima di un colle dove era intento a
scavare per catturare un aguti. Le canoe erano assai pi grandi di quelle
isolane e gli uomini a bordo pi alti e con la pelle pi scura.
Lasciando perdere l'aguti, che si era interrato pi a fondo del solito, attravers
di corsa l'isola, scansando i rami degli alti alberi che rivestivano
le colline, per gridare alla sua donna: Sono arrivati.
Erano parole che riassumevano tutto un mondo di misteri e apprensioni:
mai prima d'ora stranieri erano giunti all'isola, e in nessun
modo Bakmu avrebbe potuto sapere del loro arrivo o anche solo della loro esistenza
altrove. Ma Bakmu non era un uomo qualunque, com'era comprovato
dal suo nome che significava Ce l'ha fatta, appellativo ben meritato
perch da giovane, quando ancora si chiamava Marbul, nome impostogli
alla nascita, aveva scavato un enorme tronco, si era fabbricato una robusta
canoa e si era spinto al largo, remando vigorosamente, approdando a isole
mai viste prima. Procedendo verso nord per mari aperti, era sbarcato a
quella che secoli dopo la sua morte sarebbe stata chiamata Guadalupa e a
sud aveva visitato la Martinica, scoprendo che questo lembo di terra emergeva
tra due isole pi ampie che sembravano disabitate.
Si era chiesto come mai la piccola isola ospitasse gente e non invece
quelle vicine pi vaste, ma non aveva trovato una risposta e non aveva
parlato con nessuno della faccenda. Era stato zitto anche dopo aver preso
in moglie Tiwnee, portandola a vivere nella capanna che aveva costruito.
Era una donna di grande saggezza, si diceva Bakmu, e un giorno
gliel'avrebbe rivelato. Per il momento, Bakmu era colpito dalla scoperta
che sua moglie avesse accumulato cognizioni rare: meglio di altre sapeva
far crescere manioca e patate dolci e coltivare il mais, e nella foresta era
in grado di trovare i frutti del crisofillo, della guaiava e soprattutto le nutrienti,
dolci noci di acagi. E quando il suo uomo tornava alla capanna
con un iguana, cosa che accadeva una o due volte all'anno, sapeva preparare
un festoso banchetto, e poi far seccare il resto della carne e conservarla
per altre occasioni.
Le capacit di Tiwnee erano oggetto di rispetto in tutto il villaggio e
loro due formavano una delle pi belle coppie della zona, lui un uomo
robusto e piuttosto massiccio, lei un uccellino scuro, sempre in movimento
e dallo sguardo acuto. Bakmu faceva sfoggio di capacit straordinarie
in tutte le attivit fisiche, dalla corsa al salto, dal nuoto ai giochi, e
si imponeva quindi al rispetto dei suoi compagni; in pubblico le sue parole
avevano un peso, anche se tutti sapevano che, a casa, prestava orecchio
attento a quelle della moglie e le obbediva. Sebbene gli uomini non
la considerassero bella, la straordinaria vivacit che illuminava il viso di
Tiwnee, quando parlava o sorrideva, attirava gli sguardi. E quando i due
se ne andavano assieme lungo la spiaggia o passavano per il
villaggio, Tiwnee con indosso un abito dai vivaci colori, Bakmu con un perizoma
grigio, lei procedeva sempre avanti, come se stesse scrutando attenta il
terreno per conto del suo uomo.
Era facile stabilire dove vivevano Bakmu e sua moglie perch, sebbene
la loro capanna rotonda fatta di pali, canne e fango somigliasse a
tutte le altre radunate in amichevoli cerchi, il terreno sulla quale sorgeva
era delimitato da una singolare siepe che splendeva ai raggi del sole.
Piantandola, Tiwnee si era servita soltanto del croton, una pianta tropicale
dalle ampie foglie di una straordinaria variet cromatica; ve n'erano
di rosse, di gialle, di azzurre, di viola, di marrone scuro e di quattro
o cinque altri colori, tutte punteggiate di iridescenze dorate. Alcuni arbusti,
per chiss quale ragione, presentavano foglie di un unico colore, altri
le pi bizzarre variazioni e di tanto in tanto, quasi a riprova della sua versatilit,
la stessa pianta si rivestiva di foglie pi chiare sulla pagina superiore
e molto pi scure su quella inferiore.
Il croton era per un fuorilegge. Se la siepe di Tiwnee fosse stata degli
splendidi fiori rossi tipici del villaggio (quelli che in seguito sarebbero
stati chiamati poinsettia, anturio o ibisco), avrebbe potuto prevederne lo
sviluppo: quei cespugli fioriti raggiungevano una determinata altezza, sapevano
controllarsi, pareva che fossero governati da uno spirito benevolo.
Ma con il croton, Tiwnee aveva un bel cimare gli arbusti tutti alla
stessa altezza: un mattino, svegliandosi, doveva constatare che un paio
delle sue piante avevano preso il volo come uccelli levatisi dalla baia.
Crescevano come testardi alberelli, fino a essere cos sproporzionati che
Tiwnee doveva eliminarli perch rovinavano la simmetria della siepe.
Impossibile ottenere che il croton si comportasse come si deve in fatto
di dimensioni, colore o aspetto generale, e la cosa pi irritante era che
questa o quella pianta di particolare bellezza, che magari esibiva una
combinazione di quattro colori, all'improvviso cessava di crescere in altezza
e decideva di proliferare lateralmente, con foglie che si facevano
sempre pi splendide mentre la sua forma degenerava.
Una sera, seduta con il marito nella luce del tramonto, intenta a osservare
la sua bella ma indisciplinata siepe, Tiwnee disse a Bakmu:  la
pianta pi simile agli esseri umani. Pu assumere qualsiasi aspetto, alta o
bassa, di questo o quel colore, chiaro o scuro, impossibile farsi obbedire
da essa perch vive secondo le sue regole, ma se la lasci fare di testa sua
pu essere davvero splendida. Indicando un cespuglio di un rosso acceso,
disse: Quello mi ricorda te, che fai sempre di testa tua.
Aveva ragione di pensare che Bakmu obbedisse solo alle proprie regole
e, quando finalmente lui si decise a raccontarle delle altre isole che
aveva scoperto, Tiwnee sbott: Avresti dovuto dirmelo prima. Non sarebbe
stato pi ragionevole? Avrebbe desiderato tanto andare con lui a
esplorare quelle terre, ma ovviamente era impossibile: se una donna
avesse toccato la speciale canoa di Bakmu, che aveva la forma dei genitali
maschili, era certo che ne avrebbe distrutto la magia, e se la donna vi
fosse entrata il viaggio di esplorazione avrebbe senza dubbio avuto una
conclusione disastrosa.
Ma questo non impediva alla mente agile di lei di spingersi ancora pi
lontano dei luoghi da lui raggiunti, e infatti gli disse: Ti ricordi delle leggende,
Bakmu? Dicono che siamo venuti da una grande acqua laggi a
sud, e dapprima ci siamo stanziati sul versante orientale dell'isola dove le
onde erano troppo violente. Abbiamo molto sofferto finch, con le nostre
canoe, non ci siamo trasferiti sul versante occidentale. E qui tutto  andato
per il giusto verso.
Bakmu annu, perch quella era la tradizione accettata dal suo popolo,
e la sua stessa esperienza gli confermava gli antichi racconti:
quando aveva cominciato le esplorazioni a bordo della sua canoa, aveva
remato e veleggiato attorno all'isola, e sul versante orientale aveva incontrato
solo guai, onde distruttive, scogliere impervie; era stato tanto saggio
da rendersi conto che l'oceano, quello che sarebbe stato chiamato Atlantico,
era dotato di una magia assai pi potente del mare che avrebbe
avuto il nome di Caribico: Non c' difesa, l fuori. Enormi onde, ed 
anche pi scuro. Poi aggiunse, ed era la considerazione che liquidava definitivamente
il versante orientale: Niente pesce.
Era molto ammirato nel suo villaggio e in altri lungo la costa occidentale
quale straordinario pescatore al corrente dei segreti degli abissi marini.
Se ne restava per ore nella sua canoa, la lunga lancia in pugno in attesa
che un pesce comparisse nell'acqua sotto l'imbarcazione e di solito
riusciva a prevedere da quale direzione sarebbe apparso. Si era spinto
molto a ovest dando la caccia a un enorme lamantino che si era smarrito
in quelle acque e aveva continuato a farlo anche quando aveva perduto di
vista la costa, ben sapendo che, se fosse riuscito a riportare a terra l'enorme
preda, tutti i villaggi a occidente avrebbero avuto carne sufficiente
per banchetti senza precedenti.
Mentre Bakmu dava la caccia alla creatura marina, grossa quasi
quanto una piccola balena, gli era piombata addosso una delle devastanti
tempeste che di tanto in tanto colpivano l'isola e per tre terribili giorni le
onde furono cos furiose che persino il lamantino dovette cercare rifugio,
mentre la canoa di Bakmu girava su se stessa e sobbalzava sulle spinte
delle ondate cavernose. Disteso sul fondo dell'imbarcazione, ringraziava
il Grande Spirito che gli aveva ordinato: Fai la tua canoa pi robusta
delle altre perch possa resistere alla tempesta. Tuttavia, a pi riprese, di
fronte all'enormit delle onde, pens di essere perduto. Non pianse n
grid di disperazione, non trem di paura; al contrario, a faccia in gi, rimase
abbarbicato alla canoa che aveva costruito mormorando: L'uomo
viene, l'uomo va. In mare come in terra. Poi aveva pensato alla sua
donna, sola nella loro capanna, e le sue preoccupazioni erano state tutte
per lei perch, nel mare in tempesta, gli uomini morivano rapidamente
quando la canoa andava a pezzi; ma a terra, con l'uragano, la morte era
pi lenta e dolorosa, con le capanne che si disfacevano e i grandi alberi
che crollavano, spesso schiacciando i malcapitati a terra e tenendoveli inchiodati
finch morivano.
Nel frattempo Tiwnee era nella capanna, protetta dalla siepe di croton;
si chiedeva, terrorizzata, che cosa ne fosse stato del suo uomo e, al
pari di altri nel villaggio, quando l'uragano si calm volse lo sguardo al
mare vuoto ma ancora agitato e concluse: Ohim, il grande pescatore,
l'audace esploratore  morto. Gli abitanti del villaggio, dopo aver seppellito
quelli che erano morti in terra durante l'uragano, le diedero una
mano a organizzare una cerimonia di lutto per Bakmu, perito in mare.
Quando, due giorni dopo la fine della grande tempesta, due bambini
che giocavano sulla spiaggia scorsero una canoa che si avvicinava, cominciarono
a gridare e tutti accorsero sulla riva ad ammirare quello straordinario
spettacolo: Bakmu che remava tirandosi dietro il lamantino ritrovato
quando la bufera si era placata. Fu allora, in quel momento di gioia,
che un vecchio grid: Ce l'ha fatta! E il nome Bakmu fu pi che mai
onorato.
MENTRE PARLAVANO DEGLI STRANIERI sulle grandi canoe, e lui ricordava
a Tiwnee quanto desolata fosse la riva orientale, lei chiese soprappensiero:
 davvero cos brutta come dicono le nostre leggende?
Peggio ancora.
Ma se i nostri antenati l'hanno trovata cos inospitale, i nuovi venuti
non saranno spinti ad andarsene?
Pu darsi.
Non faranno come ha fatto il nostro popolo? Venire qui, sul versante
migliore dell'isola?
Forse.
Continuando con le sue domande, il volto teso rivolto al marito, scopr
due fatti che a Bakmu parevano particolarmente interessanti. Il loro
capo, le raccont Bakmu, un uomo pi alto e dall'aria pi feroce degli
altri, aveva un'enorme mazza che spesso levava alta, costringendo tutti a
stargli alla larga. Una volta l'ho visto arrabbiarsi, colpire un uomo con la
mazza e stenderlo a terra.
L'ha ucciso?
Credo di s, altri l'hanno portato via.
Segu un penoso silenzio perch Bakmu voleva, s, mettere al corrente
la moglie di un terribile dubbio, ma era restio persino a confessarlo a se
stesso. Tiwnee, devo proprio dirtelo. Poco dopo, quelli che avevano
portato via il morto sono tornati con grandi pezzi di carne. Non era di
aguti n di lamantino e l'hanno gettata in una pentola accingendosi a un
banchetto.
Tiwnee stette ad ascoltare trattenendo il fiato quelle parole dal significato
sinistro, poi chiese a mezza voce: Pensi che abbiano divorato il
loro fratello? Bakmu rimase silenzioso. Tiwnee scoppi a piangere gridando:
Sono tempi perfidi, e il terrore cal su entrambi.
Le domande che aveva posto al suo uomo erano state cos precise, e le
rivelazioni a tal punto definitive, che quello stesso pomeriggio Tiwnee
prese tutte le prudenti misure destinate a proteggere la sua famiglia dai
feroci nuovi venuti quando fossero giunti da oltre i monti; era certa che
l'avrebbero fatto.
Quella frase, quando verranno da oltre i monti, domin tutti i suoi
pensieri nei giorni che seguirono e Bakmu si stup vedendola tornare
dalla foresta con un ramo di legno durissimo di cui affil un'estremit,
temprandola nelle braci del focolare.
Gli arawak di quella e di altre isole erano una delle popolazioni pi pacifiche
al mondo: nella loro lingua non esisteva la parola guerra; del resto
non ne avevano bisogno, e i loro figli crescevano circondati dall'amore.
Riverivano i vecchi e li aiutavano nel cammino lungo gli anni, portando
loro mais e radici di taro e a volte condividendo con loro una succulenta
procavia quando riuscivano a catturarla mentre se ne stava a godersi
il sole accanto alla tana. Vivevano in armonia con il loro piccolo
universo, godendosi l'abbondanza e la bellezza dell'isola e accettando la
furia degli uragani quale ammonimento che rammentasse loro l'onnipotenza
della natura, non gi quella dell'uomo.
Tiwnee, madre di una bambina vivacissima chiamata Iortto, il nome
dell'uccello mosca, si rendeva conto che le incombeva una particolare responsabilit,
quella di proteggere e, se possibile, aumentare la bellezza
della piccola. Quella degli arawak era una delle numerose trib sparse
per il mondo persuase che il volto umano riuscisse pi attraente quando
la fronte fosse stata assai sfuggente: quella che si fosse levata diritta dalla
radice del naso veniva considerata grossolana e persino offensiva. Perci,
ogni sera, in un paziente sforzo di accrescere la bellezza di Iortto, la madre
le legava sulla fronte una tavoletta piatta, per comprimerla lentamente
all'indietro, fino a ottenere l'inclinazione desiderata. E la bambina
dormiva cos, perch tra gli arawak la bellezza era tenuta in alta considerazione.
MENTRE IL SOLE TRAMONTAVA e la piccola Iortto dormiva tranquillamente,
gli stranieri sul versante orientale dell'isola stavano decidendo sul
da farsi. Erano indiani caribi spintisi verso nord, provenivano dalla terra
dei grandi fiumi, quella che in seguito sarebbe stata chiamata Sudamerica,
ed erano molto diversi dai pacifici arawak. Amavano la guerra e la loro
societ era organizzata a quell'unico scopo: una popolazione feroce e cannibale
che assaliva tutti gli stranieri, non solo per sottometterli ma anche
per divorarli.
Proprio come Tiwnee aveva predetto, erano da poco giunti sul lato
posto lungo l'oceano quando il loro capo, Karuku, un uomo violento di
circa venticinque anni, i capelli neri tagliati in modo da spiovergli sugli
occhi, decise che il suo clan doveva attraversare l'isola alla ricerca di una
zona in cui, ne era certo, il clima fosse migliore e il cibo e il pesce pi abbondanti.
Ma a indurlo a questa conclusione contribu anche la scoperta
che il versante orientale era spopolato e pertanto non c'era nulla contro
cui muovere guerra. Non vedeva l'ora che i suoi guerrieri si trovassero a
faccia a faccia con un altro popolo contro cui esercitare le loro arti marziali
e da fare prigioniero; a spingerlo per era anche un forte motivo personale:
durante il viaggio verso nord dalla giungla dell'Orinoco sua moglie
era morta e, poich tutte le donne presenti sulle canoe appartenevano
a qualcuno, lui era senza donna e la cosa non gli piaceva affatto.
Pensava che l'altro versante dell'isola potesse essere abitato e, in cerca di
stanziamenti dove poter rapire una donna per s, ordin ai suoi guerrieri
di prepararsi a penetrare tra i monti.
La pratica del rapimento di donne straniere era radicata nella cultura
dei caribi da tempi immemorabili: i guerrieri potevano divorare gli uomini
che catturavano in battaglia e i bambini venivano castrati per ingrassarli
come capponi in vista di futuri banchetti, ma non si cibavano di
donne, troppo preziose come madri di futuri guerrieri.
In molti angoli del mondo, a quell'epoca, si organizzavano spedizioni
del genere con obiettivi simili, perch gruppi di esseri umani, per i quali
riusciva impossibile la coesistenza con altri di colore o religione diversi,
erano giunti alla conclusione che lo sterminio rappresentasse l'unica soluzione:
una teoria che avrebbe continuato a terrorizzare il mondo per ottocento
anni e che probabilmente continuer a farlo per moltissimo tempo
ancora.
Karuku era un formidabile combattente, e l'aveva dimostrato nel corso
di incursioni lungo l'Orinoco, dolce fiume che aveva lasciato soprattutto
alla ricerca di nuove zone sulle quali esercitare il proprio dominio. Era
non solo abile negli scontri corpo a corpo, durante i quali si serviva di
un'enorme mazza da guerra con cui sfondava il cranio degli avversari, ma
dava prova anche di grande abilit tattica e strategica, frutto degli insegnamenti
del padre e del nonno che erano stati anch'essi temibili guerrieri.
Il retaggio culturale dei caribi consisteva di ferocia, amore della guerra
e poco altro, ed essi avrebbero lasciato al mondo parole che hanno radici
nella forza e nel terrore: cannibale, uragano, canoa, il virile sigaro, il barbecue
sul quale arrostivano i prigionieri. Marciavano al ritmo di tamburi
ma conoscevano solo pochi inni guerreschi e nessun canto d'amore. Le
loro abitudini alimentari erano assolutamente primitive, lontanissime
dalle raffinatezze degli arawak e di altre trib: i caribi pescavano pezzi di
carne con le dita sudicie dal piatto comune, gli uomini invariabilmente
prima delle donne alle quali erano concessi i resti. Pesanti e rozze erano
anche le loro canoe, e gli ornamenti personali sempre e soltanto di carattere
bellico; gli uomini, mai le donne, si decoravano con le ossa spolpate
delle loro vittime.
Ma, al pari dei militareschi spartani dell'antica Grecia che sembravano
rozzi a paragone dei pi colti ateniesi, i caribi riuscivano in tutte le loro
imprese e seminavano il terrore ovunque apparissero. Ritenevano che divorando
i pi forti dei loro avversari ne avrebbero ereditato il valore e
che impadronendosi delle donne pi belle e pi sane avrebbero incrementato
la vitalit del proprio gruppo e, a questo proposito, avevano perfettamente
ragione.
Quando, un mattino, Karuku e tre altri uomini si mossero per esplorare
l'isola, lo fecero con decisione e prudenza; dopo aver sondato le foreste
per qualche ora senza trovare segni di insediamenti umani, cominciarono
la scalata degli alti monti che si levavano al centro dell'isola. La
notte li sorprese senza che avessero trovato nulla, ma la cosa non li preoccup
perch erano abituati a dormire all'aperto e, quanto al cibo, avevano
con s pezzetti di pesce e carne che mangiavano parsimoniosamente,
perch non sapevano chi o che cosa avrebbero potuto trovare
prima di tornare dai loro compagni.
Nel pomeriggio del secondo giorno si imbatterono in una radura e
conclusero che era stata disboscata da esseri umani poich vi cresceva, in
file ben ordinate, la manioca. Durante il resto della giornata avanzarono
con cautela, sempre verso ovest, finch giunsero a una sommit da cui
scorsero il villaggio che stavano cercando. C'era anche un mare tranquillo,
assai meno turbolento del selvaggio oceano; quando il sole tramont,
i caribi erano ormai convinti di aver scoperto un paradiso assai
pi desiderabile di quello che avevano conosciuto lungo l'Orinoco.
Dobbiamo tornare, disse Karuku, raccogliere i nostri uomini e venire
qui per impadronirci di questo villaggio. Guard la capanna circondata
dalla policromia del croton e si disse che sarebbe stata sua.
BAKMU E SUA MOGLIE, a causa dei molti talenti che possedevano, godevano
di un particolare prestigio nel villaggio, lui quale uomo di straordinarie
abilit e forza, lei quale custode di un segreto che era garanzia di
benessere per la trib.
Tiwnee conosceva a fondo la manioca, da cui la sua gente ricavava
gran parte del proprio nutrimento. Al pari delle patate, dell'igname e
delle barbabietole, la manioca produceva sotto terra un grosso rizoma
che, raccolto e tagliato, forniva un cibo dal sapore simile a quello della
patata, dall'aspetto e dal profumo molto invitanti; conteneva per anche
un denso succo tossico, bisognava quindi saperlo estrarre senza lasciare
residui, prima che la polpa potesse essere trasformata in un'ottima farina
particolarmente nutriente una volta arrostita.
Molto prima che Tiwnee nascesse, gli antenati avevano trovato una
soluzione al problema. A farlo era stata un'intelligente donna arawak, che
nella giungla aveva visto un boa inghiottire lentamente un roditore che
ancora strideva e agitava le zampe. Poi il grande serpente l'aveva digerito
tendendo e rilassando i potenti muscoli del ventre, finch tutte le ossa
erano state infrante e l'assimilazione aveva potuto avere inizio. La donna
si era detta che, se avesse potuto servirsi dell'aiuto di quel formidabile
serpente, avrebbe potuto spremere il veleno dalla manioca. Aveva pensato
di raccogliere le fronde di palma pi robuste e i viticci pi sottili per
poi costruire un lungo, sottile serpente, i cui fianchi espellevano il veleno
tendendosi e rilassandosi come quelli del boa.
Dopo aver azionato per qualche tempo il serpente con le mani, si
disse che era stupido continuare cos tutto il giorno e si costru uno strumento
che le permise di esercitare una pressione tale da estrarre il succo
tossico senza troppa fatica. Innanzitutto attacc l'estremit del suo serpente,
lungo circa tre metri, a una trave posta a un'altezza di circa quattro
metri; poi, servendosi di un mucchio di pietre come fulcro, trasform
una lunga tavola in altalena: due bambine a un'estremit, una donna pesante
sull'altra, e all'altalena leg la coda del serpente, collocando al disotto
un recipiente di legno in cui raccogliere il liquido. Quando la donna
faceva scendere la sua estremit dell'asse, il serpente entrava in tensione
e la pressione espelleva il veleno; poi la donna si spostava verso il fulcro e
le due bambine erano in grado di far abbassare l'asse dalla loro parte, e il
serpente si allentava. La manovra veniva ripetuta pi e pi volte. Alla
fine, il contenuto asciutto del serpente era pronto per la cottura. La farina
di manioca era detta cassava; se ne ricavavano grosse focacce piatte,
base alimentare degli arawak.
Prima che Tiwnee nascesse, i liquidi tossici espulsi dal finto serpente
venivano gettati come inutili e pericolosi; ma un giorno essa s'era accorta
che, lasciandoli in un recipiente d'argilla esposto al sole, il calore intenso
ne cambiava il colore che diventava un bel marrone dorato, e aveva detto
al marito: Una cosa cos bella dev'essere anche buona. Nonostante le
esortazioni di lui a non farlo, aveva immerso il dito nel liquido e se l'era
portato alle labbra. Come s'era aspettata, il sapore era tranquillizzante:
leggermente salato, forte, un invito a tentare ancora, cosa che fece senza
nessuna conseguenza dannosa. Dopo due giorni, trascorsi senza che si
verificassero effetti tossici, disse a Bakmu:  buono e non c' nessun pericolo.
Ben presto, tutte le donne del villaggio la imitarono e Tiwnee fu salutata
come la veggente della comunit, non in concorrenza con il vecchio
sciamano che propiziava gli spiriti, bens quale protettrice del focolare da
cui uomini e donne ricavavano il cibo che li teneva in vita.
Da allora divenne una donna diversa: assai pi sapiente di prima, come
se poteri a lungo assopiti in lei avessero all'improvviso preso forma e cognizioni
che era andata silenziosamente accumulando fossero misteriosamente
sbocciate a produrre nuovi frutti totalmente imprevisti; in lei tutti
riconobbero una guida.
Ma, subita quella metamorfosi, Tiwnee non si compiacque affatto
della posizione raggiunta: sebbene fosse contenta di essere diventata una
saggia guida per il villaggio, si rese anche conto che il suo nuovo prestigio
si accompagnava a nuove responsabilit e continu a rimuginare sui pericoli
che potevano derivare, per la sua gente, da un eventuale stanziamento
di stranieri sul versante opposto dell'isola.
Uno dei doveri di una guida era di decidere quando fosse il momento
propizio in cui piantare la manioca; ma, trattandosi di una faccenda di
estrema importanza per il villaggio, questione di vita o di morte, la decisione
non poteva essere demandata a lei sola: Tiwnee condivideva la responsabilit
con il vecchio sciamano, che aveva la capacit di mantenere
favorevoli al villaggio gli spiriti dell'altro mondo.
In un giorno propizio, prima che arrivasse la gran calura foriera di uragani,
i due protettori del villaggio, Tiwnee e il vecchio sciamano, conclusero
che era giunto il momento in cui piantare fette di manioca. Non
appena lo sciamano ebbe gridato: Si pu cominciare a piantare!
Bakmu si mise a correre lungo la riva del mare strillando allegramente:
Giochiamo a palla per festeggiare la manioca! Tutti s'affrettarono a raggiungere
il campo da gioco delimitato da grossi macigni piatti, collocati a
formare una sorta di muro irregolare attorno alla distesa rettangolare, ai
due lati minori della quale erano chiaramente segnate due mete. Per ragioni
misteriose, quei campi da gioco degli antichi arawak e dei loro cugini
occidentali, i maya, erano di dimensioni simili a quelli su cui secoli
dopo europei e americani avrebbero giocato a calcio, a football e a rugby:
lunghi circa settanta metri, per una larghezza di venticinque.  come se
nell'organismo umano ci fosse un sistema di misure interno che, di secolo
in secolo, ha imposto una regola per fissare le dimensioni di questi campi
da gioco: un uomo pu infatti percorrere, ostacolato da altri, questa distanza,
non una maggiore.
Il campo da gioco del villaggio di Bakmu era situato in un meraviglioso
punto panoramico, parallelo alla riva del mare, orientato in modo
che nessuna delle due squadre potesse trarre vantaggio dalla mutata posizione
del sole: uno splendido campo verde, con l'erba falciata bassa e
protetto a est dagli alti monti. Vi si erano svolte partite memorabili, alcune
delle quali avevano avuto luogo in momenti come quello, quando
l'intero villaggio si radunava a celebrarvi la soddisfazione degli umani bisogni.
Il gioco richiedeva una grossa palla di gomma; ma sulle isole non c'erano
piante che la producessero e di comunicazioni tra l'una e l'altra terra mediante
canoa non si era quasi udito parlare, eccezion fatta per le puntate a
nord e a sud compiute da Bakmu. Gli alberi della gomma crescevano solo
nelle giungle continentali, e tuttavia palle di gomma, con cui praticare lo
sport della zona, quasi un rito religioso, arrivavano anche nelle isole pi remote.
Era come se gli arawak sapessero perfettamente che cosa fosse importante
nelle loro esistenze; consideravano quindi veri e propri tesori tribali
le palle che giungevano alle loro rive. Il villaggio ne aveva avute diverse
serie, ciascuna giunta quando la precedente stava per diventare inservibile,
e tutte erano state affidate alle cure dello sciamano, trattandosi di un
tesoro che trascendeva il mero valore: erano quasi l'anima del villaggio,
perch senza di esse non si poteva dedicare al gioco; in tal caso le piante di
manioca rischiavano di morire e, con esse, la gente.
Nel villaggio di Bakmu, ad affrontarsi erano due squadre, ciascuna di
quattro uomini; in altri villaggi, dotati di campi un po' pi vasti, la squadra
poteva essere composta da sei elementi. Comunque, ognuna aveva una
meta da difendere, e ogni componente era libero di percorrere l'intero
campo cercando per di non allontanarsi tanto da non essere pronto a tornare
in fretta a difendere la propria porta. Il gioco consisteva nello spingere
la palla al di l della linea di meta dell'altra squadra e, ogniqualvolta il
gioco si spostava verso questa o quella porta, le grida degli spettatori assiepati
lungo il campo si levavano al cielo.
Era vietato servirsi delle mani: il giocatore che lo avesse fatto veniva
espulso, perch la palla doveva essere lanciata soprattutto con colpi di
spalla o di anca, senza far ricorso neppure al gomito, e tanto meno alla testa
o ai calcagni; ma, nonostante queste limitazioni, i giocatori erano abilissimi
nel farla volare sul campo. Le tattiche di gioco esigevano che i giocatori
fossero pronti a gettarsi a terra per ostacolare gli avversari o a tuffarsi
sulla palla, ragion per cui portavano imbottiture al ginocchio e al gomito
destro, ma il capitano di ciascuna squadra sfoggiava in pi un singolare ornamento:
un enorme cerchio di pietra tanto ampio da permettergli di entrarvi
e alzarselo fino alla vita. Siccome l'anello pesava una dozzina di chili,
conferiva al capitano una forza straordinaria quando colpiva la palla con il
cerchio stesso o con l'anca cos gravata.
I due capitani, ciascuno con la propria pietra attorno ai fianchi, fungevano
da portieri rispedendo la palla lanciata alla loro volta in direzione opposta
con un formidabile colpo d'anca. Fiori ornavano il perimetro del
campo e i bambini muniti di tamburi facevano un gran frastuono. Prima
che il gioco avesse inizio, le donne intonavano canti e gli uomini danzavano
con passi misurati intesi a placare gli spiriti da cui dipendeva la crescita
della manioca. Quando l'eccitazione raggiungeva il culmine, un vecchio
che fungeva da arbitro soffiava in un corno fatto da un grosso strombo
e il gioco cominciava.
Lanciando destramente la palla in modo che cadesse tra i due avversari
al centro del campo, quel giorno l'arbitro diede il via e i movimenti dei due
furono cos abili, l'uno colpendola con l'anca, l'altro respingendola con la
spalla, che l'inizio della partita fu salutato da grida gioiose. Con il procedere
del gioco, sembr che la squadra di Bakmu fosse destinata a perdere
perch a ogni suo tiro verso la porta avversaria ne corrispondevano tre o
quattro dell'altra squadra. Ma Bakmu, che difendeva la porta, era cos
agile da riuscire a respingere tutte le palle, impedendo agli avversari di segnare.
A un certo punto, respingendo con il grosso cerchio la palla tirata dagli
avversari, la lanci con destrezza contro la superficie di una delle pietre che
delimitavano il campo e la palla ne fu respinta in modo tale che Bakmu
venne a trovarsi nel punto giusto per lanciarla contro la superficie di un'altra
pietra fitta; ripet il colpo cinque volte, di pietra in pietra, finch non
ebbe fatto percorrere alla palla l'intero campo e l, con un possente colpo
della pesante cintura, la lanci nella porta avversaria.
Fu un'impresa memorabile: al mondo non c'erano certo molti giovani
capaci di ripetere quella straordinaria combinazione di agilit, abilit, precisione
e resistenza; al termine di quell'incredibile azione di gioco ci furono
entusiastiche ovazioni e il vecchio sciamano and a
congratularsi con Bakmu dicendo: Quest'anno la manioca crescer bene.
Ai tempi antichi, tra gli arawak era d'uso, in simili momenti di trionfo,
che il capitano della squadra perdente, il portiere con la sua pesante cintura
di pietra, fosse decapitato e il suo sangue venisse sparso sul campo da
gioco per far s che l'erba vi restasse verde in attesa della successiva partita
rituale; dopo qualche secolo, tuttavia, gli arawak, gente pratica, constatato
che l'erba fuori dal campo cresceva altrettanto verde, avevano deciso di
cessare le decapitazioni. Da allora, al capitano sconfitto toccava la vergogna
di aver perduto la partita ma non il dolore di perdere la testa. Tuttavia,
nell'anno in cui si era messo fine ai sacrifici umani, uno sciamano, uomo
potente che aveva a cuore il benessere della sua comunit, insistette che il
sanguinoso rituale fosse ripetuto alla vigilia del solstizio d'inverno, il
giorno incerto in cui il sole raggiungeva il punto pi basso a sud senza che
si sapesse se sarebbe tornato a nord, latore di nuovi benefici. Dobbiamo
sacrificare qualcosa di prezioso al sole per indurlo a tornare, disse lo sciamano.
Non possiamo farne a meno.
Ma la bisavola di Tiwnee, donna molto sensata, aveva replicato: C'
chi dice che dobbiamo decapitare qualcuno per risolvere due importanti
problemi: primo assicurare la crescita della manioca e secondo garantire il
ritorno del sole. A volte la manioca non cresce bene, per cui  forse necessario
un sacrificio. Ma il sole  sempre tornato, e dunque quel sacrificio
non  necessario.
L'aveva spuntata lei; lo sciamano, offeso, aveva poi predetto che sarebbe
morta entro l'anno; invece, era vissuta per altri sessanta.
Quell'anno, la gloriosa giornata del gioco della palla in onore della manioca
si concluse in modo quasi perfetto. Dopo l'impresa compiuta da
Bakmu, si giocarono altre due partite e la sua squadra riport la vittoria per
due a uno. Segu un banchetto, poi ci furono danze, i giovani fecero l'amore,
i canti continuarono fino a notte alta e la luna dorata sorse a illuminare
la spiaggia e il mare e i monti che proteggevano il villaggio.
LA PARTITA QUEL GIORNO ebbe anche un altro spettatore, un uomo celato
tra le alture alle spalle del villaggio, che osservava con crescente sorpresa
quello che avveniva sulla pianura lungo il mare. Costui era
Karuku, il caribo, ed era stupefatto di ci che i suoi occhi gli rivelavano: uomini adulti
intenti a giocare! Nessun guerriero da nessuna parte, e il villaggio non era
protetto da barriere. Non si vedevano armi di sorta. Gli uomini intenti al
gioco apparivano forti, ma anche loro erano disarmati. Come si spiegava?
Gli riusciva incomprensibile che uomini in et di combattere non fossero
sempre pronti a menare le mani e che un villaggio con tanti evidenti
vantaggi non avesse fatto niente per proteggersi da eventuali invasori: che
razza di gente era mai quella? Non avevano armi, non avevano difese.
Come consideravano la vita? Karuku giunse all'unica conclusione che potesse
interessargli: guidati come si deve, i suoi uomini avrebbero potuto
impadronirsi di quel villaggio e di tutto quanto vi si trovava senza alcuna
perdita. Quindi, sulle dita della mano sinistra, cont i bottini indifesi che
lo attendevano: donne da ingravidare, bambini da ingrassare, uomini da
divorare. Mentre il sole calava su quello scenario pacifico, ebbe un torvo
sorriso e cominci a riflettere su come preparare i suoi al compito che li
attendeva; un compito semplicissimo, cos gli sembrava.
Quando Karuku torn all'accampamento provvisorio sulla costa atlantica,
comunic ai suoi quanto aveva scoperto e, con molta abilit, deline
il piano del triplice assalto contro il villaggio indifeso: Io attaccher con
i miei uomini da nord, facendo gran rumore. E allora tu, Narivet, condurrai
un potente assalto al centro e, quando quelli saranno in preda alla
confusione, Ukal scatener il vero attacco da sud. Io aspetter che scappino
da quella parte, piomber loro addosso e li prender alle spalle,
massacrandoli.
Fece provare per tre volte l'azione e infine impugn la sua mazza: era
un pezzo di durissimo legno grigioverde, in cui erano stati inseriti, servendosi
di una tenacissima resina della foresta, pezzi di pietra e di conchiglia,
avvelenati con veleno di manioca. Era un'arma temibile e un vero tesoro
per i caribi che non portavano con s, nelle canoe con cui erano
giunti dall'Orinoco, n divinit locali n antichi oggetti preziosi che identificassero
la trib, ma solo quella spaventosa mazza da guerra, perfezionata
fino a diventare un micidiale strumento omicida. Essa simboleggiava
la differenza tra i due popoli: gli arawak tenevano in gran
conto la conchiglia di strombo dorato, atta a fornire arnesi e ornamenti per le loro
donne, i caribi ne apprezzavano i letali frammenti, che fissavano alle loro
mazze; gli arawak si servivano del liquido della manioca per completare
la loro alimentazione, i caribi lo utilizzavano come un veleno fatale per
sterminare i nemici; gli arawak avevano, come totem, una palla di
gomma, i caribi la mazza distruttrice. Ma, cosa ancora pi importante, gli
arawak erano giunti a un grado di civilt tale per cui rispettavano, difendevano
e adoravano le donne, mentre i caribi le trattavano come bestie
da soma e fattrici di nuovi guerrieri. La lotta che stava per scoppiare tra i
due gruppi era destinata a essere impari perch, a breve termine, a spuntarla
 sempre la violenza: ci vuole molto pi tempo perch possa prevalere
la ragione.
QUELLA PRIMA BATTAGLIA FU il preludio delle molte altre che avrebbero
insanguinato le isole di quel bel mare. Sulle sue coste occidentali, feroci
guerrieri del Messico centrale avrebbero schiacciato le pi gentili civilt
maya. I nuovi venuti dalla Spagna avrebbero decimato i pacifici indiani in
cui si fossero imbattuti. Nella zona occidentale di Barbados gli inglesi
avrebbero assalito pacifiche navi da carico, passandone gli equipaggi a fil
di spada, e su tutte le isole proprietari bianchi avrebbero trattato gli
schiavi neri con efferata crudelt.
Il giorno dell'attacco, i caribi si mossero secondo il piano: il primo
gruppo, guidato da Karuku, piomb sul villaggio da nord, facendo un gran
baccano e costringendo gli arawak spaventati ad accorrere da quella parte
per difendere le loro case. Ma a questo punto il secondo gruppo di guerrieri
caribi assal al centro con ancor pi frastuono, e fu fatta una grande
confusione. Infine il terzo contingente, brandendo mazze da guerra e urlando
a perdifiato, arriv da sud: le difese del villaggio crollarono.
Guidati da Bakmu, incoraggiati dai suoi incitamenti, gli abitanti del
villaggio diedero valida prova di s, respingendo alcuni degli attaccanti;
la cosa mand in bestia Karuku che sped quattro dei suoi uomini a impadronirsi
di Bakmu e a immobilizzarlo. Allora Karuku gli si avvicin,
sput in faccia al prigioniero e, con un colpo della mazza, gli spacc il
cranio uccidendolo sul colpo.
Seguendo il rituale bellico dei caribi, si fece portare alcuni rami che depose
sul petto dell'eroe morto gridando: Questo era il pi coraggioso, di
lui ci ciberemo!
Ordin quindi ai suoi guerrieri di far sfilare davanti a lui l'intero
gruppo dei prigionieri arawak e pronunci le sentenze: Quei tre ragazzi,
castrarli e ingrassarli. Quelle quattro bambine, troppo piccole per servire
a qualcosa, siano uccise. Quelle vecchie non valgono niente, ammazzatele.
Queste donne invece le risparmiamo. Quando il suo sguardo si
pos su Tiwnee, pallida e piangente, e per questo tanto pi desiderabile,
proclam: Quella  per me! Tiwnee venne messa da parte. Gran parte
degli uomini arawak venne uccisa seduta stante, sul campo da gioco poco
prima teatro di tanto divertimento; quindici o sedici dei pi robusti vennero
invece riservati a successivi banchetti. I ragazzi furono castrati.
Tiwnee, costretta a sedersi accanto a Karuku, segu con crescente orrore
quegli eventi, ma quando la sua bella figlioletta Iortto, la cui fronte
era gi inclinata, venne strangolata, fu travolta da un dolore insopportabile
e fu sul punto di svenire. In quel momento, percep sotto l'abito che
indossava il peso del pugnale indurito al fuoco che si era nascosto addosso
all'inizio dell'attacco. Non permetter loro di usarmi, si disse
mentre il massacro continuava. O mi uccidono o mi suicido.
Proprio nell'attimo in cui il dolore l'aveva portata sull'orlo della follia,
accadde una serie di fatti che di colpo le schiar la mente, dandole modo
di rendersi conto non solo dell'orrore di quanto si stava svolgendo sotto i
suoi occhi, ma anche dello spaventoso futuro che le sarebbe stato riservato
in quella nuova, odiosa societ.
Il primo evento fu una dissacrazione: Karuku ordin di togliere le stupide
pietre che delimitavano il campo da gioco e di trasformarlo in una
piazza d'armi per i guerrieri.
Poi scorse qualcosa che lo mand su tutte le furie, la palla di gomma di
cui gli arawak si servivano per le loro partite, e ordin di distruggere quel
giocattolo da bambini. Guerrieri caribi fecero a pezzi il prezioso oggetto
e li gettarono sul fal acceso in mezzo al campo da gioco.
Il terzo oltraggio si rivel per certi aspetti il peggiore, perch non solo
distrusse una cosa di grande bellezza, ma costitu un presagio di quello
che sarebbe stato il mondo nuovo: Karuku scelse per s la capanna in cui
avevano abitato Bakmu e Tiwnee, e alcuni dei suoi uomini, di loro iniziativa,
cominciarono ad abbattere i cespugli di croton; Karuku protest,
uno dei suoi luogotenenti gli spieg che degli assalitori avrebbero potuto
nascondervisi per ucciderlo e Karuku, convintosene, ordin di spazzare
via tutte le piante di croton.
Tiwnee si rese conto perci che il tiranno Karuku aveva agito a quel
modo non per ferocia ma per paura, e prov disprezzo per lui: nonostante
il grande potere di cui disponeva, era un vile, dominato da demoni.
Non si comportava come un eroe ma come un codardo; Tiwnee ne concluse
che doveva avere paura dei suoi stessi uomini. Invece Bakmu, che
viveva liberamente, non aveva avuto paura di nulla.
Assistette con dolore alla scomparsa della siepe che aveva curato cos
amorevolmente, e parl alle piante in una sorta di trance, ben sapendo
che sarebbero nuovamente spuntate: Non permettete a nessuno di dominarvi,
restate libere, fedeli alle vostre radici. Non arrendetevi mai! Crescete!
Ebbero poi inizio le formalit del banchetto a celebrazione della vittoria.
Quattro donne, destinate alle onoranze degli eroi uccisi in battaglia,
sollevarono con gesti riverenti il cadavere di Bakmu e lo portarono vicino
al fal. Tolsero i rami che gli erano stati deposti sul petto e li consegnarono
a Karuku che li afferr, li port solennemente alla pira e li gett
tra le fiamme quali offerte votive. Poi, levando al cielo le braccia, grid:
Vittoria! Vittoria! Questa  la nostra nuova patria!
Il fuoco ruggiva, la carne umana venne arrostita, il banchetto cominci,
ma a Karuku non sarebbe stato concesso di goderselo. Perch
Tiwnee non poteva ormai pi sopportare quello cui era stata costretta ad assistere
quel giorno. Da sotto le pieghe della sua veste cav il pugnale indurito
al fuoco, decisa a uccidersi anzich sottomettersi alla brutale tirannide
che ormai dominava il villaggio. Ma, alla vista di Karuku che banchettava
con i vincitori, se ne sent cos profondamente ferita che, con
una forza che ignorava d'avere, si svincol dai suoi guardiani, si precipit
sul capo caribo e lo colp alle spalle con il pugnale, uccidendolo.

 Capitolo 2.
Morte della grandezza.

IL 9 GIUGNO DELL'ANNO DI GRAZIA 1489 secondo il calendario cristiano,
un giorno segnato con 11,13.8,15.6. secondo l'assai pi accurato computo
maya, sulla remota isola di Cozumel, al limite occidentale dei Caraibi,
la trentasettenne vedova del sommo sacerdote addetto al locale
tempio della fertilit era alle prese con un grave dilemma.
Si chiamava Ix Zubin (il primo nome significava femmina) ed era
prontissima ad affrontare gli eventi che si preparavano. Era robusta, poco
pi alta di un metro e cinquanta, e la sua figura appariva quasi come composta
da tre grosse sfere: natiche, seno e testa scura e rotonda. I capelli
nerissimi le ricadevano sulla fronte all'altezza delle sopracciglia, formando
una linea diritta che le conferiva un'espressione di perenne cipiglio
anche se sul volto poteva disegnarlesi, all'improvviso, un sorriso generoso,
cordiale. Ma gli occhi acuti, imperiosi, saettanti, erano quelli di
una persona attenta a tutto quanto accadeva attorno, perch Ix Zubin era
una donna di straordinaria intelligenza.
Il dilemma, la crisi, erano frutto delle tristi condizioni in cui versavano
l'isola e il tempio. Cozumel era bella ma piccola e situata all'estremo limite
dell'impero maya, che un tempo era stato grande, occupando la
parte meridionale di quello che in seguito sarebbe divenuto il Messico.
La capitale del frammento di impero ancora esistente, Mayapn, sorgeva
molto pi a ovest ed era in preda a gravi difficolt, per cui non aveva
tempo n ricchezze da destinare a Cozumel.
Gli isolani, abbandonati al loro destino, si facevano sempre pi pessimisti:
Sulla terraferma le cose vanno di male in peggio, qui da noi non
vengono pi donne in pellegrinaggio per impetrare la fertilit. Mantenere
il tempio  costoso. Il mondo d'oggi  diverso e antichi centri come
questo non hanno pi scopo di esistere. Correva voce che non sarebbe
stato nominato un nuovo sommo sacerdote e che il tempio sarebbe stato
abbandonato ai venti salati che soffiavano dal mare. Peggio ancora, i barcaioli
si erano impigriti e non provvedevano pi al trasporto di viaggiatori
provenienti dalla terraferma; un cinico aveva riassunto la situazione
in questi termini: Siamo dimenticati. Non arrivano pi pellegrini in numero
sufficiente per tenerci in vita. La rovina  su di noi.
Se la voce rispondeva al vero, Ix Zubin avrebbe subito una duplice perdita,
perch non soltanto amava il rituale che assicurava la nascita di
prole robusta, ma aveva anche accarezzato l'idea che suo figlio Boln un
giorno diventasse sommo sacerdote. Sicch, a essere messi a repentaglio
sarebbero stati insieme la sua religione e la sua famiglia.
La posizione di privilegio di cui godeva a Cozumel aveva avuto inizio
quando suo nonno, Cimi Xoc, un nobile pieno di saggezza che conosceva
le stelle come se fossero state suoi fratelli ed era uno dei pi importanti
tra i sommi sacerdoti, celebre persino a Mayapn per la perfetta conoscenza
del calendario e dell'ordinata processione degli astri, si era reso
conto che il suo unico figlio, il padre di Ix Zubin, non era in grado di destreggiarsi
nei grovigli dell'astronomia maya da cui dipendeva il benessere
del mondo. Aveva trovato consolazione nel fatto che la nipote,
quella straordinaria bambina che era Ix Zubin, possedesse il meraviglioso
talento, concesso solo a pochi a ogni generazione, di comprendere quasi
intuitivamente i misteri dei numeri e dei calendari, le fasi della luna e la
migrazione dei pianeti.
Le aveva cos permesso di aiutarlo a registrare i movimenti della brillante
stella del mattino e della sera, quella che gli studiosi di altre regioni
del mondo da un pezzo chiamavano Venere; Ix Zubin capiva cos bene il
pianeta che, non fosse stato per la sua mancanza di effettiva bellezza fisica,
avrebbe lei stessa meritato il nome di Venere: si era resa conto dello
stretto legame che intercorreva tra l'astro e il tempio della
fertilit di Cozumel, alla cui sorte presiedevano i membri di
sesso maschile della sua famiglia.
Queste capacit le avevano assicurato un'istruzione senza uguali, perch
di solito le donne nella cultura maya non avevano accesso ai misteri
dell'astronomia, non potevano partecipare ai sacri riti propiziatori che assicuravano
la benevolenza degli di e in ogni tempio c'erano parecchi
luoghi sacri ai quali non avevano accesso. Sicch, quando Cimi Xoc decise
che quella sua geniale nipote doveva essere iniziata ai misteri della
matematica, si tratt di una scelta di enorme importanza, perch andava
contro le antiche usanze. Ma, al pari di tutti i depositari di conoscenze di
grande importanza, Cimi Xoc voleva che le cognizioni da lui accumulate
durante una lunga esistenza fossero tramandate alle future generazioni,
perch si rendeva conto che si trattava di un indispensabile legame tra
passato, presente e futuro.
Ix Zubin ne aveva ereditato il rispetto per la storia del suo popolo e a
sua volta aveva compiuto molti sforzi per instillare nel figlio il culto per
le tradizioni degli antenati. Il nostro popolo  il pi sapiente, gli diceva.
Altri sono pi abili in guerra, ma per quanto riguarda tutto il resto
noi siamo impareggiabili. Parlava sempre di migrazione dall'ovest, a
volte di rapporti con il sud e, di tanto in tanto, anche di influssi venuti
dal nord, senza per mai accennare al grande mare a est.
Pure, i maya dovevano saperla pi lunga in merito. Gli ornamenti di
giada verde, cos cari alle donne arawak e caribe, e le palle di gomma
tanto apprezzate dai loro uomini dovevano ben essere giunti da terre
maya alle isole dove non crescevano alberi da gomma n esistevano giacimenti
di giada. Ma come quegli oggetti fossero giunti a quei remoti lembi
di terra, n Ix Zubin n il suo dotto nonno n alcun cronista maya erano
in grado di spiegare.
Per tutto il resto, la sapienza maya era molto vasta e profondissima sia
dal punto di vista quantitativo sia da quello della precisione. Duemila
anni prima che il vecchio Cimi Xoc procedesse ai suoi calcoli, astronomi
avevano stabilito che l'anno non durava 365 giorni, bens 365,24 e quelle
cognizioni erano state per secoli registrate in testi scritti su fogli di materiale
simile al papiro, arrotolati e gelosamente conservati dai sacerdoti,
che li aggiornavano con minuziose correzioni. Il vecchio aveva mostrato
alla nipote quei rotoli, le aveva indicato una data di cinquecento anni pi
tarda corrispondente a domenica 29 marzo 1987, quando si sarebbe verificata
una eclissi totale del sole; con grande sorpresa di Ix Zubin la tavola
delle predizioni del nonno continuava per altri duecento anni ancora.
Allorch, all'inizio del nostro secolo, studiosi europei hanno svelato i
segreti del calendario maya, hanno constatato che esso permetteva di stabilire
il giorno preciso della settimana dei tremila anni precedenti, e che
altrettanto esatte dovevano essere le date relative al futuro. Ogni gruppo
di cinque numeri maya designava un giorno specifico di un certo mese di
un dato anno. Le registrazioni erano conservate in maniera singolare: di
fronte ai templi e agli edifici pubblici venivano eretti gruppi di stele, pilastri
di pietra squadrata, larghi pi di un metro e a volte alti come tre uomini,
ma pi spesso di altezza minore. Su ognuna delle facce di ciascuna
stele scultori di straordinaria abilit tracciavano complessi geroglifici,
volti di divinit, funzionari in abiti sontuosi, animali e singoli arcani destinati
a rammentare ai fedeli che la vita quotidiana era sottoposta al dominio
di potenze misteriose. Ma per Cimi Xoc e sua nipote la parte pi
importante di ogni pilastro erano le iscrizioni contenenti le date.
Questa parla di cose che sono accadute oltre mille anni fa, le spiegava
il nonno con tono riverente. Un sacerdote del nostro lignaggio ha
aiutato questo sovrano, e indicava quel particolare re che aveva governato
in quel remoto periodo, a consolidare il suo potere. Ecco qui gli
schiavi che gli si inginocchiano davanti.
Dopo il semplice apprendistato rappresentato dalla lettura della stele
di Cob, la citt sulla vicina terraferma dove l'aveva condotta, il nonno
aveva insegnato a Ix Zubin gli intricati sistemi che suo figlio, il padre di
lei, avrebbe dovuto dominare perfettamente se fosse stato addetto ai calcoli
templari; purtroppo per egli si era rivelato di capacit intellettuali
troppo limitate. Un po' alla volta, Ix Zubin aveva cominciato a seguire i
calcoli che avrebbero dovuto essere di competenza di suo padre, e in un
lasso di tempo breve era stata in grado di dedicarsi all'astronomia, allo
studio relativo a Venere e, infine, alla predizione delle eclissi.
PER QUINDICI ANNI, dal 1474 ai primi mesi del 1489, Ix Zubin si era tenuta
nell'ombra, eseguendo i sacri computi che occorrevano a suo padre
per l'espletamento dei propri doveri, e la precisione delle previsioni
era tale che questi era divenuto celebre nell'isola. Agivano in coppia,
il sommo sacerdote eseguendo i riti al cospetto delle folle e l'intelligente
figlioletta intenta a elaborare i magici numeri in segreto. Poi
Ix Zubin aveva sposato un giovane sacerdote del tempio, e lo aveva
preparato al giorno in cui avrebbe assunto a sua volta il ruolo di sommo
sacerdote.
Erano stati anni di felicit. Spesso Ix Zubin si era detta che il padre,
suo marito e lei, erano il terzetto pi felice di Cozumel e quando nacque
Boln le sembr che la sua esistenza fosse serenamente completa. Pi
tardi, quando suo padre mor e suo marito divenne sommo sacerdote,
continu a elaborare i calcoli astronomici, sforzandosi intanto di perfezionare
le sue conoscenze, raggranellando in segreto le briciole di altri
studi compiuti in diverse regioni dei territori maya; era poi giunto il
tempo in cui sia lei sia il marito si erano resi conto della necessit di trasmettere
al loro figlio la sapienza accumulata e, indotta da ragioni pi
scientifiche che materne, Ix Zubin aveva cominciato ad avviare Boln
alla comprensione dei misteri.
Il ragazzo aveva allora quattordici anni e Ix Zubin ben presto si rese
conto che non possedeva alcuna delle capacit intuitive presenti in lei gi
a cinque anni, un talento che nessuna madre poteva automaticamente trasmettere
al figlio. Ma, se non poteva conferirgli le sue innate capacit, era
ben decisa a fare di lui un ferrato matematico, in grado di servirsi delle tabelle
compilate dai suoi predecessori nei trenta secoli precedenti.
Il padre si convinse comunque che il figlio aveva tutte le qualit per
succedergli alla carica di sommo sacerdote del tempio di Cozumel, e gli
disse: Tua madre ti ha insegnato a interpretare le regole che stanno alla
base del nostro tempio, antico, importante e degno del rispetto di cui lo
fanno oggetto le pellegrine. Ma, per proteggerlo, devi prestare attenzione
a ogni variazione nell'esercizio del potere da parte di chi governa, perch
la nostra esistenza dipende dalla sua volont. E cos il ragazzo aveva
udito per la prima volta i due potenti nomi che sintetizzavano tanta parte
della storia maya: Palenque e Chich'en Itz.
Molto tempo fa, in un luogo che non ho mai visto, Palenque, lontana
a occidente, e il padre aveva indicato con gesto vago il punto dove tramonta
il sole, sacerdoti sapienti e potenti signori hanno scoperto i segreti
che l'hanno resa la pi gloriosa citt del nostro popolo. Molto pi
tardi, nemici stranieri provenienti da vallate poste ancora pi a ovest (da
Tuia, nel Messico centrale, tra il 920 e il 1205) hanno invaso le nostre pacifiche
terre imponendoci una nuova, crudele religione, i cui centri principali
di culto erano Chich'en Itz e poi la grande Mayapn.
A questo punto era intervenuta Ix Zubin aggiungendo che quegli orribili
stranieri avevano imposto il culto di divinit assetate di sangue, alle
quali il nostro popolo ha cominciato a fare sacrifici umani. Il dio della
pioggia, Chac Mool,  insaziabile. Esige il sangue di molti schiavi e, ci
che  peggio, vuole anche quello dei nostri giovani. Ai vecchi tempi, le
nostre benevole divinit maya ci aiutavano a coltivare i campi, noi mettevamo
al mondo figli robusti e vivevamo in pace, senza mai sacrificare esseri
umani di fronte a una statua di pietra. Ma i nuovi sovrani impongono
nuove leggi, e chi ha la testa sulle spalle si china alla loro volont.
A questo punto Boln dimostr che non sarebbe mai stato un fervente
seguace della religione che, venuta dall'ovest, aveva il suo
centro a Chich'en Itz perch, leggermente sprezzante,
domand: Il nostro tempio
esisteva prima dell'arrivo della nuova religione? Sua madre aveva risposto:
S. Tra i due non si era pi parlato dell'argomento, ma Ix Zubin ricordava
perfettamente il giorno in cui aveva posto al padre la stessa domanda,
e aveva ricevuto la stessa concisa risposta: S.
NEI DUE MESI CHE FECERO SEGUITO alla morte di suo padre, Boln, allora
sedicenne, si trov al pari di Ix Zubin alle prese con una serie di ardui
problemi, perch fu a poco a poco evidente che i governanti di
Cozumel, non avendo ricevuto ordini da Mayapn circa il destino del tempio
della fertilit, erano decisi a chiuderlo, ma erano stati impediti dal farlo
immediatamente dal continuo arrivo di donne dalla terraferma venute a
ottenere dagli di la certezza di una gravidanza. Decisero allora di attendere
finch non avessero trovato il modo di bloccare l'afflusso, appuntando
intanto la loro attenzione su una grande cerimonia rituale che
avrebbe dovuto segnare la fine delle attivit al tempio. Si proponevano
un duplice scopo: liquidare i vecchi di degli antichi maya e confermare
in maniera vistosa il dominio di quelli importati con la nuova religione.
Le autorit civili decretarono dunque che si facessero offerte a Chac
Mool, il potente dio della pioggia, la cui benevolenza assicurava abbondanti
raccolti.
Quando Ix Zubin lo seppe, ne fu disgustata: non c'era altro dio del
pantheon dei dominatori che ella detestasse pi di Chac Mool e aveva
tutte le ragioni di pensare che i selvaggi riti a lui dedicati
avrebbero screditato il tempio, la cui bellezza era stata protetta e perfezionata dagli uomini
della sua famiglia.
Chac Mool era una delle pi turpi divinit imposte ai maya dai conquistatori
venuti dall'occidente. Compariva in centinaia di massicce statue di
pietra sparse su tutto il territorio maya: un feroce guerriero che giaceva
sul dorso, sollevato a mezzo sui gomiti, le ginocchia piegate, i piedi ben
piantati a terra. Stomaco e ventre offrivano cos un'ampia superficie in
cui era scavata una grossa tazza tenuta dalle mani di pietra dell'idolo.
Avrebbe dovuto essere riempita con le offerte delle donne venute a invocare
soccorso dagli di e durante le festivit traboccava di fiori, monili di
giada e persino pezzi d'oro; una forma di adorazione sulla quale Ix Zubin
non aveva nulla da ridire.
Ma le autorit civili, non gi i sacerdoti, ordinarono che in certe giornate
di particolare solennit Chac Mool dovesse ricevere doni pi importanti
che non pezzetti di giada e quando il relativo decreto venne emanato
gli schiavi di sesso maschile di Cozumel e tutti i giovani dell'isola
caddero in preda al panico ben sapendo che a riempire la tazza sul ventre
della divinit avrebbe dovuto essere adesso un cuore umano strappato a
un corpo vivente.
Quando Ix Zubin ebbe notizia della festa della pioggia, port il figlio al
tempio e gli mostr la statua. Guardala! gli sussurr. Hai mai visto un
volto pi terrificante? Chac Mool era un'immagine rozza e deforme dell'essere
umano, ma Ix Zubin doveva ammetterlo: era anche carica di forza,
quella propria di un dio vendicativo che esigeva sacrifici. Chac Mool era
destinato a suscitare il terrore nel cuore di chi lo guardasse, ed era appunto
questo lo scopo di coloro che lo avevano imposto al popolo maya.
Ix Zubin spieg al figlio che il dio attendeva un cuore umano, cosa che
in quel tempio non sarebbe mai dovuta accadere. Chac Mool  un impostore,
aggiunse. Gli raccont che, vivo suo nonno, i conquistatori avevano
collocato due immagini di Chac Mool nell'isola, non per nel tempio.
I sacrifici erano divenuti comunissimi e a essere uccisi erano di solito
schiavi ma a volte anche figli di maya. Il nonno aveva levato la voce contro
quella prassi. E che cosa  accaduto? chiese Boln, guardando la
statua della divinit.
 successo qualcosa che il nonno non aveva previsto. C' stato un
lungo e inaspettato periodo di siccit, quelli hanno deciso di piazzare nel
nostro tempio un'altra statua e ve l'hanno eretta nonostante le obiezioni
del nonno. Poi gli altri sacerdoti si sono impadroniti di lui, l'hanno trascinato
a quell'altare di pietra, ve l'hanno disteso supino e, con un tagliente
coltello di ossidiana, gli hanno aperto il torace. Il sacerdote che brandiva
il pugnale ha affondato la mano nello squarcio, ha afferrato il cuore ancora
pulsante e l'ha strappato dal corpo del nonno, gettandolo nella tazza
sul ventre di Chac Mool.
Ix ZUBIN TRASCORSE IL MESE che precedette l'imminente sacrificio aggiungendo
due pagine alla cronaca scritta di Cozumel, registrando le scoperte
del suo celebre nonno e quelle, assai minori, del di lui figlio. Un
giorno, mentre era intenta alla compilazione dei rotoli, spieg al figlio
che le stava accanto: I tuoi antenati erano uomini degni di essere ricordati.
Anche tu dovrai esserne degno e guidarci nei tempestosi giorni che
verranno.
Aveva appena fatto questa predizione, che la tempesta cominci a profilarsi:
giunsero tre corpulenti messaggeri dei capi dell'isola con l'ordine
di confiscare i sacri testi. Devono essere conservati dai governanti, dissero,
e per la prima volta da secoli i rotoli lasciarono il recinto del tempio.
Mentre i messaggeri se ne andavano, Ix Zubin grid loro dietro:
Perch? Uno di loro rispose: I governanti credono che tutto quello
che tuo nonno ha fatto fosse sbagliato.  per questo motivo che vogliono
chiudere quello che chiamano il suo tempio.
Smarrita dalla dissacrazione dei testi, Ix Zubin vag due giorni per la
sua amata isola, salutando le donne che sbarcavano dalle canoe dopo lunghi
viaggi. Medit a lungo su come salvare il tempio e il futuro della sua
famiglia, infine prese una decisione e disse al figlio: Dobbiamo partire
subito per presentare personalmente istanza a Mayapn. La nostra  una
missione di enorme importanza, per te, per me, per Cozumel. Se vuoi salvare
il tuo tempio e prestarvi la tua opera, devi inoltre renderti conto
delle nostre glorie passate. Devi vedere quel che eravamo e quello che
possiamo nuovamente tornare a essere.
Ma a questo punto Ix Zubin si trov alle prese con un problema pressoch
insolubile: stando alle costumanze maya, era impensabile che una
donna accompagnata solo da un sedicenne affrontasse un lungo viaggio, e
tanto pi assurda appariva l'idea di presentare una protesta a Mayapn, il
cui potere era ormai al tramonto. Doveva per forza trovare un uomo, pi
anziano di lei, che fungesse da capo della spedizione; pur essendo la
donna pi capace dell'intero Yucatn, la tradizione imponeva che ci fosse
un uomo a guidare un viaggio del genere.
Dopo aver scartato per varie ragioni tutta una serie di candidati, mentre
se ne stava sotto un albero accanto al tempio scorse venire alla sua
volta, tra i fiori, la soluzione che cercava sotto le spoglie di un suo vecchio
zio, Ah Nic (Ah significava maschio), un sacerdote minore del
tempio che aveva, come unico interesse, l'amore per i fiori e per i bambini
orfani. Zoppicava leggermente e sorrideva anche quando le cose andavano
male; era tenuto in scarsa considerazione da uomini pi svegli di
lui, ma tollerato per la sua gentilezza. Ix Zubin gli spieg che aveva bisogno
del suo aiuto e gli espose il suo piano. Ma, prima di andare a presentare
la sua richiesta alle autorit di Mayapn, aggiunse: Penso che dovremmo
mostrare a mio figlio un monumento davvero degno di tal
nome, Chich'en Itz.
Sebbene spaventato, il vecchio accondiscese.
Nel cuore della notte, senza un lume per non attirare l'attenzione, i tre
raccolsero gli oggetti di cui avrebbero avuto bisogno: le belle tuniche di
cotone che Ix Zubin aveva tessute, tagliate e cucite, un paio di scarpe di
pelle pesante di riserva, l'impermeabile di fibra di canne e di liane fittamente
intessute e, cosa pi importante, i tre tipi di denaro di cui si sarebbero
serviti per acquistare cibo durante il viaggio: giada, oro e semi di cacao.
Questi ultimi costituivano forse la moneta pi singolare del mondo intero
perch, dopo aver circolato come forma di pagamento per un paio
d'anni, finivano nelle mani di questo o quell'uomo ricco che li macinava
per ottenerne la deliziosa bevanda al cioccolato, di cui i maya erano
ghiotti. Boln, che aveva messo da parte una sacca di semi ottenuti a
compenso di lavoretti svolti per famiglie importanti, assicur alla madre:
Questi bastano per andare e tornare. Sia lei sia Boln rimasero poi a
bocca aperta quando Ah Nic esib un piccolo tesoro di pezzi d'oro che
aveva raccolto per anni, ricavandolo da offerte fatte al tempio.
I proprietari della grande canoa di cui dovevano servirsi per compiere
la prima, lunga tappa del viaggio, erano tutt'altro che contenti di avventurarsi
per mare nell'oscurit ma, avendo compiuto gi due volte il tragitto,
sapevano che si poteva condurre a buon fine. E cos, quando Boln
estrasse dalla sacca quattro semi di cacao, li accettarono e cominciarono a
remare. Ix Zubin spieg al figlio che sarebbero andati prima a Tulum, poi
a Chich'en Itz e infine a Mayapn.
Ma Boln la ascoltava appena, i suoi pensieri erano altrove; era affascinato
dal mare e a un certo punto chiese: Perch non costruiamo una canoa
davvero grande per esplorare questa vasta estensione marina? Ah
Nic gli diede la risposta che era stata ripetuta tante volte da mille anni a
quella parte: Noi siamo gente di terra. Non sappiamo niente di acque
come queste. Raccont a Boln quanto avventuroso fosse stato, per i
maya, molte generazioni prima, abbandonare la terra che era la loro patria
per affrontare l'ignoto della traversata fino a Cozumel, un percorso di
poco pi di una ventina di chilometri, con la terra che restava sempre visibile.
 stato un atto di coraggio e molti di quei primi uomini sono
morti convinti che la catastrofe fosse inevitabile perch erano venuti
meno alla tradizione attraversando l'acqua alla volta di un'isola.
Boln chiese se non avrebbero dovuto nutrire le stesse paure affrontando
adesso il mare che si spalancava loro davanti, e sua madre annu:
Quando il nonno mi ha portato a Tulum in una canoa come questa, con
quattro uomini grandi e grossi ai remi, ero certa che fossimo destinati alla
fine. E ti confesso che sono ancora terrorizzata all'idea di avventurarmi in
queste acque.
Dalla riva di Cozumel a Tulum la distanza era di non pi di una settantina
di chilometri ma, siccome le acque erano a volte agitate e l'avanzata
di conseguenza lenta, fu solo all'alba del secondo giorno che giunsero nei
pressi della zona del tempio. Mentre i due rematori trascinavano a riva la
canoa, i passeggeri poterono scorgere, a una decina di metri sopra il loro
capo, la cupa sagoma di una torre fortificata che non aveva equivalenti a
Cozumel.
Salutati i rematori, i tre salirono il ripido pendio che portava alla citt,
e a mano a mano che procedevano questa appariva sempre pi un luogo
ben difeso e fortificato: l'intera zona centrale dei fortilizi e dei templi era
circondata da un muro massiccio e ininterrotto, alto due volte un uomo e
di formidabile spessore, nel quale si aprivano parecchie porte. Passando
davanti a una di queste, la pi vicina alla zona dello sbarco, scorsero alcuni
templi allineati lungo un viale che correva da est a ovest; l'impressione
immediata era di ordine, mentre le case dei cittadini qualsiasi erano
sparse qua e l, ben lontane dalle mura. Bast che i tre esaminassero bene
un unico tempio perch Ix Zubin esprimesse il suo disgusto per la maniera
sciatta, assai poco artistica, in cui gli edifici erano stati costruiti:
Sono grossolani e brutti come il dio Chac Mool.
Tulum era stata edificata in tempi in cui la gloria maya era gi al tramonto
e gli architetti si erano serviti di pietre non sgrezzate, sicch gli
edifici dei templi esibivano rozze facciate ed erano orientati senza tener
conto degli aspetti panoramici. Poche erano le finestre che davano sul
mar dei Caraibi ed erano piccolissime, quasi che i sacerdoti volessero evitare
di guardare il mare spaventoso, preferendo la boscaglia spinosa che si
estendeva verso ovest e con la quale avevano pi familiarit. Il tempio
principale non aveva che una specifica funzione: serviva da centro di pellegrinaggio
per coloro che non erano in grado di affrontare il lungo viaggio
alla volta di Cozumel o di Chich'en Itz e gli uomini che vi erano preposti
erano altrettanto poco raffinati quanto l'edificio. Il tempio aveva
come ornamento un'effigie di Chac Mool di straordinaria bruttezza, dal
cipiglio terrorizzante. Boln, abituato solo alla vista del tempio di Cozumel,
non condivideva il disprezzo di sua madre: Tulum  grande due
volte tutto quanto abbiamo noi. Mi piace la posizione sovrastante il
mare. Ma Ix Zubin replic brusca: La grandezza non  un elemento valido,
Boln. Guarda quel Chac Mool. Per quanto il nostro sia orribile, a
paragone di questo  un'opera d'arte. Il nostro  ben scolpito, ben rifinito,
con i calzari e l'acconciatura del capo eseguiti come si deve.  una
vera statua, e se la vista di questo Chac Mool ti riesce tollerabile, al contrario
di quanto accade a me, il nostro non pu che sembrarti assai pi
bello. Ma la cosa peggiore, caro Boln,  che questa statua non assolve
alla funzione cui  destinata.
Boln le chiese quale fosse, e lei: Quella di creare una sensazione di timore
reverenziale, di mistica potenza.
MENTRE SI ACCINGEVANO A PARTIRE da Tulum alla volta di Chich'en
Itz, Ix Zubin ebbe modo di studiare attentamente il figlio, ormai giunto
alle soglie dell'et adulta, e ne rest pi che mai compiaciuta. Com'
ben fatto, e che mente sveglia ha, comment tra s mentre procedeva in
testa al terzetto. Ripens con materno orgoglio alle innumerevoli sere in
cui gli aveva legato tavolette contro la fronte perch si inclinasse all'indietro,
formando una perfetta linea curva a partire dalla punta del naso,
come conveniva a una fronte maya.
Dal tempio di Tulum all'insieme dei grandi edifici di Chich'en Itz i
tre pellegrini, Ix Zubin, Boln e Ah Nic, dovettero percorrere una pista
mal tenuta, indegna del nome di strada. Di tanto in tanto si imbattevano
in un personaggio di rilievo seduto su una portantina coperta da una
sorta di tenda composta di stuoie intrecciate, portata a spalla da quattro
schiavi. Lo stretto sentiero era ombreggiato da bassi alberi, sufficienti tuttavia
a proteggere i viandanti dal sole accecante, ma l'umidit era altissima
e i tre erano coperti di sudore. Ogniqualvolta giungevano a un piccolo
villaggio in una radura, erano pi che lieti di sostare per riposarsi e
mangiare qualcosa. Solo dopo attentissimi calcoli e avendo contato i semi
di cacao di Boln, Ix Zubin decise che poteva investire un pezzetto di
giada o dell'oro di Ah Nic per acquistare il cibo di cui avevano bisogno.
Fu per pi che lieta quando suo figlio riusc a procurare di che nutrirsi
senza ulteriori spese: una scimmia uccisa con un colpo di lancia e arrostita,
un tacchino preso con una rete, succulenti germogli di alberi ben
noti; Ah Nic cattur a sua volta un pesce in una pigra corrente d'acqua,
scav ottime radici commestibili e raccolse persino le giovani foglie di
certi cespugli scelti con molta cura. La notte dormivano sotto gli alberi,
su un giaciglio di foglie e indumenti.
Attraversata la zona boscosa, si trovarono davanti le grandi, piatte distese
dello Yucatn, solo qua e l interrotte da gruppi di alberi scheletrici.
Adesso il sole batteva cos spietatamente sul loro capo che temevano di
svenire. Ma la buona sorte continuava ad assisterli perch un giorno,
quando caddero stremati ai piedi di un albero che offriva scarsa ombra, si
un loro un gruppo di pellegrini uscito a sua volta dalla foresta; uomini e
donne possedevano stuoie leggere appese a rami forcuti, a formare un riparo
e, siccome ne avevano altre che intendevano vendere a un mercato
nei pressi di Chich'en Itz, ne offrirono qualcuna a Ix Zubin e ai suoi
compagni. Un piccolo pezzo di giada bast ad acquistarne tre.
Partiti i pellegrini, che decisero di non recarsi fino a Chich'en Itz, Ix
Zubin disse: Sono lieta che siamo rimasti soli perch questi sono momenti
solenni. Boln domand perch, e lei: Quando sei in viaggio non
devi solo guardare ma anche pensare. Cominci a parlare al figlio delle
glorie del loro popolo, contenta di vederlo attento a ci che andava dicendo
e quella notte, prima di addormentarsi, pens: Sta proprio diventando
un sacerdote. Se ne avr il tempo, ce la far senz'altro.
Il giorno dopo, continu con i suoi insegnamenti: Chiunque divenga
sommo sacerdote del nostro tempio, e tu di certo lo diventerai, deve difendere
strenuamente le antiche credenze. Deve conoscere le grandi tradizioni
del nostro popolo, altrimenti non sar in grado di assolvere ai suoi
compiti. Pass poi a raccontargli com'era stata introdotta alla grandezza
della realt maya: Quando, all'et di cinque anni, mio nonno si rese
conto che ero abile nei calcoli e in grado di afferrare i misteri dei numeri
meglio di gran parte degli uomini di vent'anni che volevano diventare sacerdoti,
mi disse: Cozumel non  abbastanza grande per i tuoi sogni. E
mi port oltre l'acqua alla grande terra, a Tulum, dove mi mostr quanto
brutto fosse quel tempio; poi mi guid per difficili sentieri proprio in
questo luogo, dove mi disse: Ora vedrai la grandezza del nostro popolo.
E avendogli io chiesto perch avevamo camminato tanto, lui rispose: Se
non ti rendi conto di che cosa sia la grandezza, non riuscirai a raggiungerla.
Quando studi i sacri testi del nostro tempio, non devi leggerli come
una cosa a se stante ma come parte di migliaia di altre, conservate in centinaia
di templi in questa vasta terra, e tutte si confermano a vicenda. Ed
 per questo che siamo diretti a Chich'en Itz, concluse mio nonno, ed 
per questa stessa ragione che ci siamo venuti, tanti anni dopo, tu e io.
Mentre si avvicinavano al complesso di edifici, ormai deserti perch il
potere maya si era trasferito a Mayapn, Ix Zubin si rese conto che i templi
di cui conservava cos vivida memoria incutevano ancora pi timoroso
rispetto di un tempo, perch erano invasi da piante striscianti che li serravano
come in una morsa. Di fronte al mistero della terra che reclamava i
templi, divenne una donna diversa dalla sacerdotessa mossa da memorie
di sogni e da incubi: torn a essere la bambina di straordinaria intelligenza,
l'avventurosa giovane donna che aveva conservato le antichissime
tradizioni del popolo maya. La sua prima visita a Chich'en Itz l'aveva
destata ai terrori e alle gioie della vita maya, e ora desiderava instillare
anche nel figlio identici sentimenti. Ben decisa a farlo, super l'ennesima
statua di Chac Mool e introdusse il figlio alla grandiosit delle rovine di
Chich'en Itz.
Boln rest sbalordito dalle dimensioni degli edifici, dal loro splendore
architettonico, dai vari modi con cui erano collegati l'uno all'altro,
dagli ampi spazi aperti per le adunate, dai campi da gioco e dai profondi,
misteriosi pozzi, i cosiddetti cenotes nei quali, quando gli stranieri erano
giunti con la loro nuova religione, venivano gettate vergini con la gola
squarciata per placare gli di. Sebbene gli invasori fossero arrivati dall'ovest
oltre cinque secoli prima, Ix Zubin continuava a considerarli stranieri
a causa delle crudeli usanze religiose che avevano imposto.
Boln fu particolarmente colpito sia dalle belle piramidi ormai in rovina,
ma ancora coronate alla sommit da alti templi, sia dall'eccellenza
artistica delle statue dedicate a Chac Mool, decisamente meglio scolpite
di quelle viste a Cozumel e a Tulum.
Sua madre per richiam la sua attenzione su qualcosa d'altro:
Guarda come sono stati costruiti questi templi, il taglio perfetto delle
pietre, la maniera magica con cui si incastrano le une alle altre. Mentre il
figlio osservava quei particolari, continu in una cantilena quasi mistica:
Questi templi sono stati costruiti da uomini che parlavano con gli di,
che avevano avuto la visione di un mondo pi perfetto. Nonostante gli
orrori di cui sono stata testimone, se non avessi mai visto le gloriose vestigia
di Chich'en Itz sarei morta cieca.
Rimasero tre giorni tra i templi in rovina, senza riuscire a godere di
tutti gli splendori del posto: quando ormai Boln riteneva di aver visto
tutto quello che meritasse di essere osservato, si imbatt in un campo
da gioco assai pi piccolo di quello, imponente, che aveva appena lasciato
e cos ben collocato tra edifici pi vasti da far credere che questi
proteggessero il recinto e le due stele che ne segnavano le linee di fondo.
Era una gemma, senza dubbio un campo in cui ci si esercitava,
e Boln si sent indotto a precipitarsi al centro dell'area, saltando e torcendosi
come se fosse intento a un vigoroso gioco, e a gridare rivolto a compagni
invisibili. La madre si disse: Ha afferrato lo spirito. E pronto a diventare
sacerdote. Quella notte, quando si sistemarono accanto al piccolo
campo, gli disse: Sei pronto a diventare un sacerdote, forse grande come
tuo nonno, seppure a modo tuo. Ma sei pronto a diventare un uomo? A
Mayapn vedremo come saprai affrontare i potenti.
Il mattino successivo, Boln si lev molto presto, ansioso di riprendere
il viaggio e di mettere alla prova il proprio coraggio con i governanti di
Mayapn, ma prima che potessero rimettersi in cammino furono sorpresi
dall'arrivo di un gruppo di uomini e donne, undici in tutto, evidentemente
scoraggiati e privi di una guida. Boln and a parlare con loro e si
sent dire: Veniamo da Mayapn. E lui:  l che stiamo andando! Allora
gli altri, parlando tutti assieme: Non fatelo! Non c' ragione di andarci!
Ne siamo appena venuti e la confusione  totale.
Accorse Ix Zubin per sentire che cosa fosse accaduto e un uomo dalla
barba nera rispose, quasi in lacrime: Quando i nostri capi si sono resi
conto che il potere stava sfuggendo loro di mano, che la grande Mayapn
stava andando in rovina, hanno perso la testa e hanno cominciato a commettere
errori su errori: promulgavano stupide leggi, decapitavano i cittadini
che non obbedivano e ovunque scoppiavano disordini. Fiamme, case
e persino templi distrutti. La fine del mondo!
I nuovi venuti aggiunsero che Mayapn era ormai da molti anni in
preda ai tumulti e al caos e che altri invasori erano giunti da sud con
nuove divinit e nuove leggi, riempiendosi la bocca di promesse. Anche
il semplice tentativo di raggiungerla, avvert l'uomo con la barba, significa
rischiare la vita. Perch volete andarci? Intervenne una donna spiegando
che il loro gruppo era diretto a Palenque, dove gli di ci hanno
preso inizialmente sotto la loro protezione.
A questo punto Ix Zubin, senza sentire il parere dei suoi due compagni
e rinunciando all'idea di visitare la moribonda Mayapn, chiese: Possiamo
venire con voi? Boln le fece eco con tono supplice: Possiamo?
Possiamo venire?
Un uomo molto vecchio sorrise e disse in tono condiscendente: Sono
molti giorni di viaggio, verso ovest e verso sud. Tu sei una donna e non
credo che...
Ma Ix Zubin lo interruppe: Io sono la nipote di Cimi Xoc. Quando il
barbuto ebbe udito quell'augusto nome, porse entrambe le mani a Ix Zu-
bin in segno di saluto; in seguito per le rivolse alcune abili domande le
cui risposte erano adatte a comprovare se fosse o meno imparentata con il
celebre astronomo. Le risposte furono quelle giuste, anzi Ix Zubin and
al di l delle aspettative rivelandosi una donna al corrente dei segreti dei
pianeti e persino dei sistemi di governo degli antichi maya.
Colui che la interrogava era un uomo prudente, non voleva che il suo
gruppo si caricasse il peso di persone deboli, per cui disse: Palenque 
lontana. Prima che la raggiungiamo, la luna torner nel punto in cui si
trova adesso. Indic il cielo dove il pallido astro era ancora visibile alla
luce del giorno e aggiunse: Prima che possiamo essere di ritorno, riapparir
qui due volte.
Ix Zubin si rivolse ai suoi, chiedendo se se la sentissero di affrontare il
viaggio e Ah Nic, facendo appello al proprio coraggio e assumendo un atteggiamento
adeguato all'occasione, disse con voce pacata: Io sono il vostro
sacerdote ed  mio dovere fare in modo che tutti voi
raggiungiate Palenque, la citt sacra, nelle migliori
condizioni. Com' ovvio, Boln e io
possiamo affrontare le fatiche del viaggio; quanto a Ix Zubin, ha il cuore
pi forte di ognuno di noi. Mettiamoci dunque in marcia. Cominci cos
il lungo cammino alla volta di Palenque.
FU UN VIAGGIO MAGICO e, pi presto di quanto Ix Zubin si fosse aspettata,
la stretta pista, solo di tanto in tanto percorsa dai pi intrepidi viandanti,
penetr nel fitto della giungla. I viaggiatori avanzavano in una perenne
penombra, tra liane parassite, grosse quanto la gamba di un uomo,
che spiovevano dagli alberi come serpenti che cercassero di ghermirli tra
le proprie spire. Uccelli stridevano, gli uomini avevano il loro da fare per
scostare la vegetazione e l'umidit era tale che i corpi rilucevano di sudore.
Ma Ah Nic si sentiva perfettamente a suo agio, profondo conoscitore
della natura qual era, e sapeva dire subito quali foglie e radici fossero
commestibili, in quale direzione andare per catturare qualche animale
della cui carne cibarsi, quali alberi nascondessero favi di miele che Boln
poteva raccogliere. Non appena il ragazzo gridava: Api, Ah Nic era
pronto ad accendere il fuoco il cui fumo le sloggiava dall'alveare permettendo
loro di saccheggiarlo.
Boln era sorpreso che la strada diretta a un luogo dell'importanza di
Palenque fosse null'altro che quel sentiero nella giungla. Ma Ix Zubin sapeva
che la visione del potere della giungla di inghiottire le opere umane
sarebbe stata la migliore preparazione a quello che, con ogni probabilit,
avrebbe visto a Palenque, posto che il luogo fosse ancora come suo
nonno gliel'aveva descritto; dubitava che l'antica citt potesse esibire
qualcosa di equivalente a ci che Boln aveva visto nelle aride distese di
Chich'en Itz.
Si imbattevano di tanto in tanto in piccoli villaggi dove potevano trovare
cibo e acqua, ma cos miserabili che Boln chiese al vecchio: Come
poteva Chich'en Itz essere cos grandiosa e questi posti cos poveri? La
risposta, accompagnata da un sospiro, suon: Gli uomini e i luoghi per
un po' conoscono la grandezza, poi il declino.
L'uomo si mostrava cos paziente con Boln, che questi amava stargli
accanto a discutere di questioni inerenti ai templi e a raccontare, tutto
fiero, del ruolo importante che la sua famiglia aveva avuto e aveva in
quello della fertilit a Cozumel. Il vecchio lo ascoltava attentamente, ma
a interessarlo soprattutto era l'insistenza con cui Boln affermava che sua
madre conosceva a fondo i segreti dell'astronomia e della matematica,
perch non aveva mai avuto a che fare con una donna che fosse esperta in
queste materie. Una volta giunsero a un tempietto in rovina ed egli volle
portarla accanto a una stele infranta, di cui restava in piedi solo il terzo
inferiore; quando le chiese di decifrare le incisioni, Ix Zubin lo accontent
con estrema facilit, evocando per lui eventi lontani. Mi chiedo
che cosa ti avrebbe rivelato la parte mancante, borbott il vecchio, ma
neppure Ix Zubin fu in grado di rispondere.
Durante le lunghe ore di cammino, a incuriosire soprattutto Ix Zubin
erano le due donne che avevano accompagnato i loro mariti da Mayapn;
una di esse aveva una figlia di quattordici anni di nome Ix Bacai, che era
particolarmente bella secondo i canoni maya perch sua madre aveva
fatto di tutto affinch avesse occhi molto strabici. Quando aveva solo
quattro giorni, ho cominciato a tenerle davanti agli occhi una piuma appesa
a un filo d'erba; mentre la guardava, giorno per giorno gli occhi le si
sono incrociati molto bene. Poi, quando fu un po' cresciuta, ho chiesto a
suo padre di procurarmi un pezzo di conchiglia ben levigata e lucida,
l'abbiamo appesa in modo che la luce del sole si riflettesse nei suoi occhi
e anche questo ha contribuito a renderla strabica come una buona madre
desidera sia sua figlia.
Poi, per giustificare il proprio scarso strabismo, disse: I miei genitori
non si sono dati altrettanta pena per me, con la conseguenza che i miei
occhi quasi non si incrociano, anzi si spostano di continuo. Questa  una
cosa che pu mettere una donna nei guai. Gli occhi rivolti all'interno illuminano
l'anima di una donna e come puoi vedere quelli di Ix Bacai sono
perfetti.
Ix Zubin era per preoccupata dal fatto che suo figlio non sembrasse
attratto dalla bella ragazza e, siccome aveva ormai quasi diciassette anni,
si chiedeva se avrebbe mai scoperto l'altro sesso: avere un sacerdote celibe
alla guida del tempio della fertilit sarebbe stato inaccettabile, addirittura
assurdo.
Quando furono a circa due terzi del viaggio, in una radura si imbatterono
in un gruppo di uomini brutti e sporchi, intenti a raccogliere il
succo che colava da alberi della gomma selvatici. Boln si rese conto che
il nero delle loro mani e dei loro volti non era semplicemente frutto di
sporcizia, bens della fuliggine prodotta dai fuocherelli che accendevano
sotto le scodelle per scaldare la linfa e trasformarla in gomma, materiale
che gli era noto perch aveva giocato a palla.
Not anche che i loro compagni di viaggio trattavano quegli operai
con molto rispetto; questo per non bast a trattenere quegli uomini dal
mettere le mani addosso a Ix Zubin poich era da molti giorni che non
vedevano una donna. Ah Nic protest ad alta voce e Boln accorse in difesa
della madre. Si era trattato per di una finta da parte degli uomini
che in realt volevano la ragazza quattordicenne, Ix Bacai; ma quando
tentarono di trascinarla via, Boln ne ud le grida e con altri due viaggiatori
si precipit sugli assalitori e la strapp loro di mano. In fretta, Ix Zubin
e l'uomo barbuto radunarono il loro gruppo e fuggirono dalla radura,
tra le risate di scherno dei raccoglitori di gomma.
Tornati che furono sul sentiero nella giungla, Boln si sorprese a porsi
strane domande: che cosa avrebbero fatto quegli uomini a Ix Bacai se fossero
riusciti a portarla via con loro? Incominci a guardare la ragazza in
modo nuovo. Non pi lunghe conversazioni con il vecchio, non pi conciliaboli
con la madre. Con il gesto spontaneo con cui era accorso in difesa
prima di Ix Zubin e poi della ragazza, senza saperlo aveva varcato il
sottile confine che separa l'infanzia dalla prima et adulta, un passo
avanti verso la maturit che Ix Zubin non poteva che approvare. Il suo
celebre nonno era stato aiutato in molti modi dalla sua buona moglie e lei
stessa era stata di grandissimo aiuto a suo marito: aveva dunque tutte le
ragioni di sperare che Boln si trovasse una valida compagna.
Si interess quindi alla ragazza non meno del figlio. Ma ben presto si
rese conto che, se pure era una fanciulla molto bella che prometteva di
diventare una donna ancora pi attraente, Ix Bacai era anche ignorante,
non nutriva alcun interesse per la cultura maya e neppure per il suo potenziale
ruolo di madre. Era una graziosa nullit e, per un giovane di
belle speranze come Boln, questo non era sufficiente. Ma il figlio aveva
raggiunto l'et in cui doveva cominciare a fare da solo le sue scelte e
quando lo vide appartarsi con la ragazza Ix Zubin ebbe l'accortezza di lasciarli
in pace, pur chiedendosi come, una volta che lei e Boln fossero
tornati a Cozumel, avrebbe potuto aiutarlo a trovarsi una donna pi
adatta.
DOPO MOLTI GIORNI FINALMENTE i pellegrini giunsero alla periferia di
quello che un tempo era stato il grande centro religioso e
politico di Palenque; sia Ah Nic sia Ix Zubin, consapevoli
della delusione cui andavano
incontro gli altri, si accinsero a indorare la pillola. Boln non vedeva altro
che alberi: in una giungla cos fitta, nulla era visibile anche a lunga distanza,
in qualsiasi direzione si guardasse. Dov' dunque Palenque?
chiese ansioso. Era stato un viaggio troppo lungo perch potesse concludersi
con un nulla di fatto. La madre rispose: Sali in cima a quell'albero
e guardati attorno. Il ragazzo obbed, ma di lass grid: Non vedo ancora
niente. E lei di rimando: Boln, guarda quei monticelli coperti di
piante.
Allora Boln cominci un po' alla volta a rendersi conto che la zona
era cosparsa di rilievi, pareva che gli alberi celassero qualcosa; quindi
grid alla madre: Sembrano le onde sul mare di Tulum. Ai suoi piedi
c'erano grandi templi e decine di stele e dei palazzi, ma ormai nulla era
visibile perch gli esseri umani avevano abbandonato la zona quasi mille
anni prima, lasciando che la giungla si impadronisse di tutto.
Palenque, quale Boln la vide dalla cima dell'albero in quel giorno di
ottobre del 1489, era null'altro che un'ampia distesa di tumuli sepolti
sotto un mare di alberi, radici contorte e liane. Neppure un residuo della
grandezza che un tempo la caratterizzava era pi visibile e il ragazzo e gli
altri viaggiatori si sentirono invasi da un sentimento di tristezza al pensiero
della gloria ormai passata.
Allora l'uomo con la grande barba cominci a spiegare, con voce sommessa,
quel che era accaduto: Un tempo, mille lune fa, questo era un
luogo di nobile grandezza, ma essa  tramontata ormai. I suoi abitanti
hanno perduto ogni entusiasmo, il messaggio di civilt di Palenque si 
trasferito in altri centri e la citt  morta. Mi chiederete allora perch
siamo venuti qui. Vi risponder che  necessario ricordarci delle nostre
origini e scoprire il nostro passato.
Poi, rivolto ai due uomini pi robusti e a Boln aggiunse: Scegliete un
tumulo e vedremo che cosa nasconde. I tre trascorsero alcune ore esaminando
i tumuli che celavano i monumenti. La loro scelta cadde su uno
particolarmente imponente, ma il barbuto li avvert. Evitate qualcosa di
troppo grande. Dovremmo scavare troppo prima di arrivare alle mura,
per cui optarono per uno pi piccolo, coperto da alberi non troppo alti.
Al mattino si accinsero dunque al compito, ma bast loro un'ora di lavoro
per rendersi conto che non sarebbero mai riusciti a ripulire l'intero
tumulo: ci sarebbe voluto almeno un mese; riuscirono, comunque, come
altri avevano fatto nel corso di precedenti visite, ad aprire una galleria di
dimensioni sufficienti per ispezionare almeno una parte di quello che
stava celato sotto, e tutti poterono cos rendersi conto della squisitezza artistica
che aveva caratterizzato la civilt maya al culmine del suo splendore.
Guardate! esclam il barbuto, gli occhi splendenti di meraviglia.
Guardate come ogni pietra si connette esattamente a tutte le altre e
quanto ben rifinite sono le superfici. Se potessimo individuare una stele
scolpita vedremmo davvero cose meravigliose.
La sfida spron Boln e i due altri scavatori, cos ben presto venne alla
luce ci che l'uomo con la barba aveva sperato venisse scoperto: una scultura
cos bella che la figura dell'antico capo che vi appariva raffigurato, e
che evidentemente aveva compiuto grandi imprese, sembrava balzar fuori
dalla pietra per riprendere il comando. Perch portavano sempre quelle
strane acconciature sul capo? volle sapere Boln, guardando l'incredibile
corona composta da serpenti, foglie, fiori e dalla testa di un giaguaro
che digrignava i denti.
I nostri antenati sapevano che l'uomo  un essere limitato, gli spieg
il barbuto, per cui ricorrevano a un'acconciatura che li rendesse molto
pi alti e conferisse loro mistici poteri. E poi, serviva a far colpo e persino
a spaventare la gente comune. L'acconciatura del personaggio a grandezza
naturale era alta pi di un metro.
Gli scavatori avevano ripulito solo un angolo del tempietto, ma Boln
e un altro decisero di scavare ancora; fu cos che si imbatterono nell'entrata
ostruita di una stanza interna. Quando l'accesso fu liberato, vennero
accese alcune torce e Ah Nic li guid alla scoperta del vero miracolo di
Palenque: l, nella semioscurit, protetta da spesse mura contro l'invasione
delle radici, si ergeva una parete alta circa due metri e mezzo e
lunga pi di quattro, completamente coperta di geroglifici, scritte e figure
perfettamente eseguite, alcune scolpite e altre dipinte, che componevano
il racconto di quella che, molto tempo prima, aveva dovuto essere un'azione
eroica.
Era una straordinaria opera d'arte, creata prima che la nuova religione
arrivasse dall'occidente, ma quando Boln chiese a Ix Zubin che cosa dicessero
le scritte, la donna dovette confessare che n lei, n Ah Nic n alcun
essere vivente era in grado di leggere gli antichi segni(1).
L'unica cosa che pot decifrare fu la data, corrispondente a marted 14
giugno 512 d.C.
Boln era affascinato dalle straordinarie incisioni coperte di colori stesi
con cura. Che sostanza  questa? chiese agli altri, battendo le nocche
contro quella che gli sembrava una pietra diversa da altre viste prima.
Ah Nic conosceva la risposta: Le colline qui attorno fornivano una
pietra, facile da macinare e da mescolare con sabbia, ciottoli frantumati,
calce e un po' d'acqua. Formava una massa che, una volta asciutta, poteva
essere scolpita e quindi si induriva. Noi la chiamiamo stucco e la bellezza
di Palenque dipende appunto dall'uso di questo materiale.
Essendo ormai giunto il momento di prendere la via del ritorno, Ah Nic
guid il gruppo, attraverso la fitta giungla, a un vasto e alto tumulo coperto
letteralmente da una foresta di alberi e disse: Se quell'angolino di
un tempio minore ha rivelato un numero cos grande di meraviglie, immaginate
che cose stupende si vedrebbero se tumuli di queste dimensioni fossero
sbarazzati della vegetazione. Nel silenzio che segu Boln comprese
perch sua madre avesse insistito per compiere quel pellegrinaggio: adesso
sapeva che la conoscenza del passato dava agli uomini il coraggio di affrontare
l'avvenire.
QUANDO Ix ZUBIN RIPORT IL FIGLIO, ormai divenuto uomo, al luogo
dove dovevano prendere il traghetto per Cozumel, trovarono tutto sottosopra:
gli uomini che di solito remavano sulle grandi canoe erano finiti
chiss dove e si vedeva solo un gruppetto di piccole imbarcazioni condotte
da marinai che sapevano ben poco del loro mestiere. Un giovanotto
si decise finalmente a dir loro: Quest'anno va proprio male. A Mayapn
non c' nessuno a dare ordini e a Cozumel nessuno che dica quel che si
deve fare.
Che cosa  accaduto? chiese Ah Nic, rendendosi conto che non sarebbe
stato conveniente che sua nipote, una donna, ponesse domande di
carattere politico. Il giovanotto, mentre li traghettava con mano incerta,
spieg che a Cozumel erano scoppiati molti incendi e molti antichi edifici
erano andati distrutti. Aggiunse che i pellegrini non venivano pi al tempio
della fertilit perch a Mayapn c'erano troppi disordini. Non ci
sono pi grandi canoe per portarli all'isola. Fece una pausa, squadr Ah
Nic che evidentemente non voleva offendere, quindi aggiunse con tono
incerto: Pu darsi che la gente... insomma, non creda pi ai sacerdoti.
Giunti a riva, Boln corse al tempio della fertilit, precedendo la madre
e lo zio, e rest di sasso: il santuario che avrebbe dovuto essere posto
sotto la sua guida era stato distrutto, le mura abbattute, gli edifici annessi
dati alle fiamme. Persino l'orrendo Chac Mool era stato spostato e collocato
in un altro luogo dove i sacrifici umani avrebbero potuto essere compiuti
in maniera pi visibile e spettacolare.
La madre volle metterlo in guardia: Forse siamo stati proprio noi la
causa della distruzione del nostro tempio, perch ci siamo messi in viaggio
senza chiedere il permesso ai governanti. Sta' bene attento, figlio mio,
pu darsi che abbiano in serbo altre punizioni per noi.
Ben presto per la loro attenzione fu attratta, come quella di molti altri,
dall'arrivo di una lunga canoa di dimensioni mai viste, i cui rematori
fecero capire, a gesti, di essere venuti da una grande terra a est dove
sorgevano alti monti e scorrevano bei fiumi(2). Le leggende di Cozumel volevano
che molto a est sorgesse un'enorme isola, abitata da selvaggi di una
razza completamente diversa. Con quei misteriosi isolani, gli abitanti di
Cozumel, in un lontano passato, avevano a volte barattato palle di
gomma e pezzi di ambra verde in cambio di altri oggetti; Boln si persuase
che quei rematori appartenevano alle genti cui i suoi vecchi avevano
talvolta fatto cenno.
Evidentemente i nuovi arrivati avevano attraversato proprio quel mare
osservato dalle torri di Tulum, si disse il giovane, e si un ad altri curiosi
che tentavano di conversare con gli stranieri i quali, pur non conoscendo
neanche una parola della lingua di Cozumel, come tutti i mercanti erano
per in grado di vantare le merci che avevano da offrire: si trattava di
belle stuoie, le migliori che mai si siano viste spieg Boln a chi glielo
chiedeva. Ne aveva sentito parlare dai vecchi e aggiunse: Hanno anche
conchiglie marine incise finemente e remi d'un legno durissimo.
Non abbiamo bisogno di remi, intervenne sgarbatamente uno degli
uomini che adesso governavano Cozumel. Il mare non  per noi, noi
siamo gente di terra.
Ma Boln non era d'accordo: affascinato dal mare che si abbatteva con
onde maestose sulla riva orientale dell'isola, cominci a porsi interrogativi
in merito: se quegli uomini erano giunti fino a loro a bordo della
grande canoa, forse poteva accadere che altri arrivassero, a bordo di imbarcazioni
ancora pi grandi. In preda a simili pensieri, prese allora ad
aggirarsi per ore lungo la riva; gli pareva di poter cos cogliere il segreto
del mare e all'improvviso un'idea gli balen nella mente: non era forse
ammissibile che il futuro di Cozumel si trovasse non gi nella terraferma
a occidente, dove tutto sembrava andare a pezzi, bens in qualche punto
di quel mare sconosciuto a est, dove tutte le cose sembravano fresche e
nuove?
Da quel momento divenne un frequentatore assiduo dei rematori della
canoa, portando loro pezzetti di giada del piccolo tesoro di sua madre e
palle di gomma che si procurava dagli amici, barattandoli con stuoie e
conchiglie incise, che tuttavia non teneva per s: aveva infatti intenzione
di andarsene con quegli uomini quando fossero partiti da Cozumel e, se li
avesse accompagnati alla loro terra, sarebbe stato sciocco portare con s
gli oggetti che quelli fabbricavano. Purtroppo era destinato a pagare un
durissimo prezzo per la generosit di cui dava prova regalando gli oggetti
scambiati con gli stranieri perch uno dei suoi amici, diventato nel frattempo
un informatore delle autorit, rifer loro: Boln traffica con gli
uomini venuti dal mare contravvenendo ai vostri ordini e pu darsi che
abbia persino in animo di andarsene con loro.
Entrambe le accuse erano vere. Boln era tornato a Cozumel da
Palenque desideroso di agire per ricreare la defunta grandezza della citt sepolta;
ma adesso che il suo tempio era distrutto e lui non aveva pi alcuna
speranza di diventare un sacerdote, l'idea di recare in nuove terre concezioni
di vita maya gli pareva quanto mai allettante. Cos un mattino,
senza chiedersi che cosa avrebbe comportato una decisione del genere,
corse al luogo dove i rematori stavano caricando la canoa e fece capire a
gesti che voleva andare con loro; quelli risposero che era il benvenuto.
La sera, dopo il tramonto, ancora all'oscuro del fatto che le autorit di
Cozumel controllavano ogni suo movimento, disse alla madre: Ho pensato
che, adesso che qui tutto  ormai perduto, forse sarebbe meglio che
io me ne andassi con gli stranieri che domattina ripartono.
La madre, che aveva intuito che il figlio si era innamorato del mare, lo
ammon: Boln, non lasciarti affascinare dagli stranieri. Mantieni la testa
sulle spalle.
Per qualche istante rimase a riflettere in silenzio perplessa, poi abbracciando
il figlio aggiunse: Ti ho portato via da Cozumel che eri un bambino
e ti ho riportato che sei un uomo. Infine, prendendogli le mani sussurr:
Affermi che vorresti andartene con gli stranieri sulla loro canoa.
Sono decisioni che solo un uomo adulto  in grado di prendere. Ebbene,
tu ormai sei un adulto. Rifletti bene a quello che fai, figlio mio. Se ne
port le mani alle labbra, baciandole in segno di benedizione.
La notte che segu fu assai strana: madre e figlio se ne stettero seduti in
silenzio, lui in preda all'angoscia perch non era in grado di valutare il
proprio futuro, lei ancora pi addolorata perch si rendeva conto che, in
seguito alla distruzione dei sacri testi, anche il passato sarebbe andato
perduto: il destino di Cozumel le appariva segnato, l'isola sarebbe morta
come Palenque, Chich'en Itz e Mayapn; non ci sarebbe stato pi bisogno
di astronomi, matematici e uomini che sapessero come fabbricare e
utilizzare lo stucco. La giungla divorer ogni cosa, disse Ix Zubin. Madre
e figlio ripresero poi a meditare in silenzio, convinti entrambi che il
futuro avrebbe continuato a essere tetro(3).
Al mattino Boln fece colazione in fretta, baci la madre e s'avvi alla
riva dove gli stranieri stavano finendo di caricare la grande canoa, ancora
indeciso se gettarsi nell'avventura o semplicemente congedarsi dai nuovi
venuti. Quando vi giunse, gli stranieri presero a gridare:
Ol! Ol! invitandolo a gesti a unirsi a loro, ma all'ultimo momento Boln fece dietrofront
e torn verso casa, lasciandoli partire.
Ix Zubin, che aveva assistito alla scena da lontano, prov grande gioia
rendendosi conto che il figlio sarebbe rimasto con lei, ma fu un'euforia di
breve durata: che cosa le riservavano i giorni a venire? Non avrebbe dovuto
piuttosto incoraggiarlo ad abbandonare quel luogo maledetto, alla ricerca
di una vita migliore? Fu il figlio a calmare le sue paure quando, scortala
da lontano, le si avvicin e con tono deciso le disse: La mia esistenza
 qui. Ti aiuter a ricostruire il nostro tempio e a salvare quest'isola da un
terribile futuro di errori. Sua madre, seguendolo verso casa, gio al pensiero
che Boln era divenuto l'uomo di cui tutti avevano bisogno.
Ma, quando furono nei pressi della loro casa, sette guardie balzarono
addosso a Boln, gli imprigionarono le braccia e lo denudarono gridandogli:
Sei destinato al prossimo sacrificio a Chac Mool, in occasione
della festa che avr luogo fra tre giorni, dopodich lo chiusero nella gabbia
di vimini in cui venivano tenute le vittime sacrificali in attesa del
giorno fatale.
In preda al panico, Ix Zubin tent di sottrarre il figlio a quella terribile
sorte, ma non pot far nulla: i governanti avevano raccolto tante testimonianze
a suo carico, che le sue implorazioni non ebbero alcun effetto.
D'altro canto anche lei era partita senza chiedere l'autorizzazione, aveva
incoraggiato il figlio a trafficare con gli stranieri e, peggio ancora, aveva a
suo tempo posseduto i rotoli dei testi contenenti mistici calcoli ai quali
potevano dedicarsi solo uomini. Se gli usi avessero permesso di sacrificare
donne al dio della pioggia, Ix Zubin si sarebbe senz'altro offerta di prendere
il posto del figlio nel gabbione, invece non le restava che affrontare
il dolore e l'oltraggio da sola, chiedendosi che cos'altro avrebbe potuto
fare.
Conosceva la risposta: S, avrei dovuto incoraggiarlo a fuggire da questa
spaventosa isola con gli stranieri della canoa. Boln sapeva che il suo
destino era sul mare, a oriente, ma io mi sono opposta, peggio ancora, ho
contribuito alla sua fine proprio nel momento in cui era divenuto un
adulto responsabile. Allora pianse, dicendosi: Era l'uomo migliore di
quest'isola e io ho contribuito a perderlo. E maled gli di.
Boln, chiuso nella gabbia, non provava n rabbia n paura. Le recenti
esperienze che aveva avuto modo di fare a Chich'en Itz, la maestosa, e a
Palenque, la sacra, gli facevano vedere le cose sotto un'altra luce. Si rendeva
conto che le civilt crescono e tramontano, e che lui aveva avuto la
sfortuna di nascere in un'epoca in cui vecchi valori morivano e scomparivano
irrimediabilmente. Era lieto che sua madre avesse rinunciato all'idea
originaria di andare a Mayapn, perch sentiva che una visita del genere
a una citt moribonda sarebbe stata non solo improduttiva, ma anche
deprimente. Palenque, invece, era stata come una fiamma viva in una
notte buia, capace di illuminare anfratti che altrimenti sarebbero stati
completamente bui. Era fiero di essere l'erede degli uomini e delle donne
che avevano costruito Palenque.
Ma soprattutto era un maya, bene addentro alle tradizioni del suo popolo
e fermamente convinto che, se si fosse comportato poco coraggiosamente
al momento dell'esecuzione, avrebbe gettato il discredito sulla madre
e l'isola, per punizione, sarebbe stata colpita da una siccit; questo
non poteva permetterlo. Si rannicchi pertanto nella gabbia, allontan da
s le paure, in attesa del momento in cui sarebbe stato condotto all'altare
di pietra accanto al quale Chac Mool attendeva con la tazza sul ventre.
Quando giunse l'ora, i guardiani vennero alla gabbia, l'aprirono e ne
tirarono fuori Boln, ma non dovettero fare nessuno sforzo perch il giovane
era in stato di trance. Passando, vide le rovine del suo tempio, ormai
prive di significato; vide Chac Mool in attesa, ma l'odiosa figura non lo
spaventava pi. Vide la madre in lacrime, ma era talmente immerso in se
stesso da non riuscire neppure a fare un gesto di addio.
Le guardie lo gettarono supino sul grande altare di pietra e quattro
giovani accoliti lo afferrarono per le braccia e le gambe, tirandole con
forza, in modo che il suo torace si protendesse in alto. Boln osserv, incuriosito,
il sommo sacerdote che, con addosso una veste coperta di simboli
arcani color oro e sangue e un'acconciatura alta pi di mezzo metro,
ornata di un intrico di serpi e giaguari, levava il coltello di ossidiana, lo
affondava nel suo petto e, tuffata la mano nello squarcio, afferrava il
cuore pulsante e lo strappava via dalle viscere. Boln rimase in vita il
tempo sufficiente a vedere che il suo cuore veniva deposto, con gesto riverente,
nella tazza di Chac Mool.
PROPRIO IL GIORNO IN CUI BOLN moriva sull'isola di Cozumel, nella
citt di Siviglia, in Spagna, si teneva un'importante riunione: il re Ferdinando
e la regina Isabella prestavano attenzione alle parole di tre dotti
che esponevano i sei motivi per cui il navigatore italiano Cristoforo Colombo,
diventato ora l'implorante spagnolo Cristbal Coln, aveva torto
marcio nel credere che si potesse raggiungere l'Asia facendo vela verso
ovest da un porto della Spagna meridionale.
In primo luogo, noi gi sappiamo che l'oceano occidentale  infinito.
In secondo luogo, poich il viaggio da lui proposto richiederebbe almeno
tre anni, gli sarebbe impossibile arrivare alla meta e tornare. In terzo
luogo, qualora raggiungesse gli antipodi sull'altra faccia del globo, come
potrebbe veleggiando superare la risalita? In quarto luogo, sant'Agostino
ha esplicitamente affermato: Non possono esserci antipodi, perch laggi
non c' terra alcuna. In quinto luogo, delle cinque zone in cui  divisa la
terra solo tre, come hanno provato gli antichi saggi, possono essere abitate.
In sesto luogo, ed  ci che pi conta, essendo passati tanti secoli
dalla Creazione,  impensabile che vi siano terre non ancora scoperte.
Quando tutti i presenti finirono di applaudire l'inconfutabile ragionamento
dei saggi, Colombo si fece avanti e, come un cane testardo che si
rifiuti di mollare l'osso che tiene tra i denti, ringhi: Io so che l'Asia si
trova dove ho detto che sta. So di poterla raggiungere facendo vela verso
ovest. E, prima di morire, con l'aiuto di Dio, lo far.
I cortigiani risero. La coppia regale lo guard costernata, scuotendo il
capo. I tre uomini di scienza si congratularono tra loro per aver evitato
un errore alla Spagna. Ma Colombo se ne and dalla corte ben deciso a
gettarsi nella grande avventura nella quale riponeva incrollabile fiducia.
 Note.
1. Nell'estate del 1959, quando potei ammirare quella parete appena scoperta, le
iscrizioni erano indecifrabili, perch non era stata ancora trovata una stele di Rosetta
suscettibile di svelare i segreti della scrittura maya. Di recente, studiosi di
vari paesi hanno cominciato, con l'aiuto di computer, a eseguire traduzioni.
2. Cuba.
3. Avevano perfettamente ragione: il 12 luglio 1562 Diego de Landa, quarto vescovo
dello Yucatn, deciso a proteggere il cattolicesimo dall'eresia maya, raccolse
tutte le copie dei rotoli simili a quelli che Ix Zubin e suo nonno Cimi Xoc
avevano gelosamente redatti e conservati e ne fece un grande fal. Solo tre copie
scamparono alle fiamme in tutto il territorio maya, ed  grazie a esse che
conosciamo la storia di quella grande dvilt.


Capitolo 3.
Cristoforo Colombo a Hispaniola.

NELLA PRIMAVERA DEL 1509, i cortigiani che facevano corona al re di
Spagna nella sua temporanea residenza di Segovia, appena a nord di Madrid,
attendevano gi da qualche ora ansiosamente l'arrivo di un cavaliere.
Quando finalmente giunse con gran frastuono di zoccoli risuonanti
sul lastricato del cortile, corsero ad aiutarlo a scendere di sella, ma
l'uomo ne balz gi agilmente, senza bisogno di aiuto.
Come avete osato far attendere il re? gridarono quelli.
Colpa di certi gitani accampati sotto un ponte, fu la concisa risposta
del messaggero. Lo hanno incendiato mentre cucinavano carni rubate. Il
re capir, aggiunse con un bel sorriso e s'avvi alla porta del palazzo.
Era un uomo alto, con una piccola benda di broccato rosso e oro a coprirgli
l'occhio sinistro e una lunga cicatrice che gli attraversava la guancia:
don Hernn Ocampo, un quarantasettenne veterano delle trionfali
guerre che la Spagna aveva di recente combattuto per espellere i mori
dall'Europa. Aveva fatto un'insolita carriera, perch da giovane era stato
educato alla giurisprudenza, non alla guerra. Dopo i successi militari riportati
in battaglia, si era dimostrato anche cos abile nella professione legale
che si era scelto da diventare un licenciado praticante a Siviglia; l
aveva incontrato e sposato una nipote del duca d'Alba e aveva aiutato
Ferdinando d'Aragona a consolidare il proprio incerto potere e a diventare
re di Spagna. Aveva pertanto tutti i motivi di ritenere che il sovrano
avrebbe perdonato il suo ritardo. Ma, quando fu introdotto alla presenza
di Ferdinando, dovette constatare che il monarca, di un anno pi vecchio
di lui e assai pi corpulento, era di pessimo umore: Ho bisogno di voi,
Ocampo. Dovete assolvere a un compito importante.
Ocampo si inchin con il fare aggraziato di un perfetto cortigiano e
Ferdinando accolse il gesto con un breve cenno del capo continuando
tuttavia a mostrare la propria irritazione e impazienza. Mise un braccio
attorno alle spalle di Ocampo, lo condusse verso un divano damascato in
oro e porpora, lo fece accomodare e disse: Sono quei dannati eredi di
Colombo. Mi fanno uscire di senno con le loro petizioni e i loro insistenti
reclami.
Ancora? Pensavo che la faccenda fosse sistemata da un pezzo.
No, no. Quando il padre  morto tre anni fa, hanno iniziato a importunarmi
pi che mai. Dicono che, dal momento che Colombo ha scoperto
il nuovo mondo a beneficio di Isabella e mio, io devo loro, quali suoi
eredi, enormi somme d'oro. Molto pi di quanto ne contenga il tesoro.
Io sono un avvocato, maest, ma non tratto controversie ereditarie.
Sono questioni in cui gli uomini onesti hanno sempre la peggio.
 proprio questo il problema, Ocampo. Il vostro compito consiste nel
far vela per Hispaniola per accertare se Cristoforo Colombo vi abbia assolto
i suoi doveri per mio conto.
Ma non avete mandato un inquisitore otto o dieci anni fa per compiere
questa stessa indagine?
Era un'abile risposta, di cui il re si compiacque. Assestando una manata
sul ginocchio di Ocampo disse, con tono pi disteso: Avete buona memoria.
S, nove anni fa ho inviato Francisco de Bobadilla a Hispaniola
per indagare su Colombo e gli ho conferito poteri straordinari. Isabella e
io abbiamo poi accettato il suo rapporto, pensando che fosse finita. Ma
ecco adesso gli eredi di Colombo proclamare che de Bobadilla nutriva
pregiudizi nei confronti del loro padre e che era un bugiardo. Se fosse
vero, le loro richieste potrebbero essere giustificate.
Ocampo volle sapere che razza d'uomo fosse de Bobadilla. Non potrebbe
essere pi diverso da voi, Ocampo, rispose il re. Voi siete snello
e lui  tanto grasso da riuscire quasi ridicolo. Voi siete un uomo prudente,
lui  irruento. E mentre voi esibite in viso il segno di onorevoli
servigi resi al vostro paese, lui ha il coraggio di un topo e credo che il fragore
di una cannonata lo possa mandare in deliquio. Ma allora godeva
dei favori di Isabella alla quale non potevo negare nulla. Da quando 
morta, io sono in preda alla disperazione. Ocampo, era la migliore regina
che il mondo abbia mai avuto.
Il re e Ocampo uscirono dal palazzo l'uno accanto all'altro in un viale
fiancheggiato da alti cipressi sottili e giunsero a un punto in cui, di l
dalla distesa dei campi, si vedeva il celebre acquedotto romano, costruito
quasi millecinquecento anni prima, che ancora dissetava la citt. Il re
prese posto su una panchina e continu: Isabella e io abbiamo unito
questo paese. Nessuno lo pensava possibile, eppure abbiamo vinto.
Ho sempre ammirato, maest, la vostra fermezza e il vostro coraggio;
grazie a loro avete compiuto cose che altri avrebbero evitato.
Intendete riferirvi alla cacciata dei maomettani dalla Spagna e dall'Europa?
S, ma anche a quella degli ebrei.
 stata un'azione drastica, convenne il re. Ma non dovete dimenticare
che abbiamo dato loro una possibilit. Se si fossero convertiti alla
nostra religione, avrebbero potuto rimanere. Batt con il dito sul medaglione
d'oro che portava appeso a un collare d'argento e aggiunse: 
l'oggetto di cui vado pi fiero. Me l'ha regalato il papa quando mi ha
conferito il titolo di El Catlico. Ha proclamato che sono il primo cattolico
al mondo, perch desidero che tutti i miei regni, Castiglia, Aragona,
Sicilia e la nuova Spagna oltre mare, siano cattolici come lo sono io. I
preti hanno fatto uno splendido lavoro, Ocampo, e quando
sarete a Hispaniola non dovrete dare tregua agli infedeli: atei, pagani, ebrei; fateli
sparire tutti. Vi prego, mio fedele amico, andate a scoprire la verit sul
conto di Colombo.
Lo far, ve lo prometto. Ma posso permettermi di affermare che Colombo
ha realizzato le grandi imprese che aveva promesso? Forse che
non ha scoperto nuove terre di enorme valore? E non ha compiuto tre altri
viaggi, nel 1493, 1498 e 1502, per dimostrare ad altri quanto facile
fosse varcare l'oceano?
Sappiamo tutti che cosa ha fatto per mare. Ma io voglio sapere che
cosa ha fatto quando era a terra.
Quale terra? Se dobbiamo credergli, molti sono stati gli approdi, forse
 arrivato alla Cina, al Giappone e all'india, e certamente alle isole da lui
battezzate, Cuba, Portorico, Giamaica...
A noi interessa solo Hispaniola dove Colombo  stato nostro vicer:
da quell'isola sono venute le accuse a suo carico. Risolvete questo problema
per me, Ocampo, e qualsiasi carica nel regno sar vostra, qualsiasi
titolo voi vogliate scegliere vi sar concesso. Infine, lo abbracci in segno
di congedo.
QUANDO LA VEDETTA ANNUNCI che terra era in vista, il capitano volle
innanzitutto convincersi che si trattasse proprio di Hispaniola(1). Poi, avvicinatosi
all'importante passeggero che portava a bordo e che era nel cassero,
gli disse: Ecco la vostra isola! Per un'ora Hernn Ocampo rimase
ben piantato a prua ad ammirare il miracolo di un'isola che sorge dal
mare.
Rivolto al marinaio alla ruota del timone, il capitano comment: Si
crede Colombo che arriva per prendere possesso dell'isola e di questo
mare.
E perch ha quella benda sull'occhio? volle sapere il timoniere.
L'ha perduto combattendo contro i mori.
Questo lo so, ma perch rossa e oro?
Perch non glielo chiedi tu stesso?
Il marinaio si accost a Ocampo, tossicchi per richiamare la sua attenzione
e chiese in tono deferente: Eccellenza, posso farvi una domanda?
Non sono un'eccellenza, sono semplicemente un licenciado.
Perch sull'occhio avete una benda rossa e oro?
Ocampo non mostr di offendersi, anzi sorrise e spieg: Quando un
esercito combatte, deve avere un vessillo da tutti riconosciuto. Hai mai
visto i colori della bandiera che noi spagnoli inalberavamo combattendo i
mori? Era rossa e oro, due splendidi colori, non ti sembra? Quando ho
perduto l'occhio all'assedio di Granada, ho giurato a me stesso: Proclamer
i colori di Spagna fino alla morte. Cos ho fatto cominciando a portare
questa benda.
Ecco la vostra citt, San Domingo, annunci il capitano, e Ocampo
vide il primo centro abitato del nuovo mondo, capitale non solo dell'isola,
ma di tutti i possedimenti spagnoli nelle terre scoperte da Colombo:
null'altro che un insieme di strutture di legno basse, con un unico edificio
in pietra a due piani. Il capitano gli spieg che era il palazzo di Pimentel,
il luogotenente governatore.
Intanto, una piccola flotta di canoe guidata da alcuni indiani avanzava
verso la nave; Ocampo not che erano uomini dall'aspetto selvaggio,
fronte bassa, capelli nerissimi, pelle scura, coperti solo da un perizoma,
ma dall'espressione sveglia e intelligente.
La citt, secondo i suoi calcoli, ospitava circa novecento anime: una serie
di rozze case lungo la spiaggia e una piazza centrale sul cui lato settentrionale
sorgeva una chiesa in legno con un campanile sormontato da una
grande croce; lo stesso tipo di abitato spagnolo che aveva visto tante volte
nella zona collinare a sud di Madrid. Rassicurato, si disse: In questa citt
non mi sentir affatto straniero.
CON LUI SCESERO A TERRA due scrivani carichi di carte, che si misero alla
ricerca di un edificio adatto a fungere da quartier generale; subito la loro
attenzione fu attratta dall'edificio in pietra a due piani che, come aveva
detto il capitano, apparteneva a Pimentel. Quando chiesero di dare
un'occhiata alla casa, il proprietario, che aveva mangiato la foglia, li inform
con tono freddo: Questa casa non fa per voi. La famiglia di mia
moglie ne occupa pi di met, ed  piena di nipoti.
Ocampo raggiunse gli scrivani e chiese: Che cosa succede? Ma, prima
che i suoi uomini potessero spiegarglielo, il proprietario si fece avanti e si
present: Alejandro Pimentel y Fraganza, rappresentante del re.
Ocampo si inchin perch si trattava di un cognome celebre nella storia
di Spagna. Gli spieg di essere l'emissario personale del re e gli rifer
pure che stava cercando dove installare il suo quartier
generale. Pimentel, un uomo dall'aria austera sulla
sessantina, accenn a sua volta un rigido
inchino e replic: Far tutto quanto potr per darvi aiuto, ma
come ho spiegato ai vostri uomini questa abitazione non  adatta a voi.
Invece la casa Escobar, sulla piazza di fronte al mare,  praticamente disabitata.
In quella comparve sull'uscio la moglie di Pimentel, una bella donna
sulla trentina, accompagnata da una pi anziana che probabilmente era
stata la sua duena negli anni prima del matrimonio; fu lei ad accompagnare
Ocampo a un semplice ma comodo edificio in legno con due grandi
finestre, una affacciata sul mare, l'altra sulla piazza di fronte alla chiesa
che gi era chiamata dai cittadini la nostra cattedrale.
Ocampo e i suoi uomini si convinsero che la casa era adatta ai loro
scopi, e i due scrivani si misero subito all'opera, requisendo arredi in
nome del re e dando ordine ai marinai di scaricare gli oggetti che
Ocampo si era portato da Siviglia: per prima fu portata una maestosa seggiola
in quercia dal pesante schienale intagliato e con due massicci braccioli.
Venne fatta collocare da Ocampo di fronte alla parete in ombra,
mentre le quattro seggiole su cui dovevano prendere posto le persone che
avrebbe interrogato dovevano essere poste di fronte alla finestra, in modo
da essere in piena luce.
Non contento ancora, egli ordin che da una gamba di ognuna delle
seggiole fosse segato un pezzetto. Voglio sentirmi a mio agio sul mio
seggiolone, mentre gli interrogati saranno scomodi e sulle spine, spieg.
I testimoni furono sentiti a mano a mano che si presentavano, senza un
ordine cronologico corrispondente agli eventi: Ocampo voleva ascoltare
le loro lamentele con tutte le contraddizioni, menzogne e verit che
quelli sarebbero andati versando nelle sue orecchie. Ma ogni sera, dopo
che i due scrivani avevano finito di fare scricchiolare le loro penne, i fogli
venivano disposti in ordine logico, nella sequenza in cui il rapporto di
Ocampo sarebbe stato sottoposto al re.
Il primo a deporre fu un certo Vicente Cspedes, un rude marinaio
trentanovenne, nativo del celebre porto di Sanlucr de Barrameda alla
foce del Guadalquivir da cui partivano i galeoni di Siviglia. Costui rifer
quello che era accaduto marted 11 ottobre 1492: Quel pomeriggio, il
capitano generale convoc tutti gli uomini sul ponte di poppa e disse:
Che cosa vi ho promesso ieri quando eravate vicini all'ammutinamento?
Uno accanto a me grid: Che se non avessimo avvistato terra entro tre
giorni, saremmo tornati in Spagna. E il capitano generale allora: La promessa
 ancora valida. E noi tutti abbiamo applaudito.
Ocampo gli fece notare che ci che a lui interessava erano le azioni di
Colombo a terra, non in mare, e Vicente Cspedes replic: Se me ne
date il tempo, ci arrivo.
Chiese Ocampo: Eravate dunque sicuri che avreste trovato terra?
Ho scrutato il mare ogni giorno, rispose il marinaio, e l'aspetto dell'acqua
mi diceva che stavamo entrando in una zona nuova. Non c'erano
pi grandi onde e verso mezzanotte scorsi una luce su quella che doveva
essere una spiaggia, cos gridai: Terra, terra! Ma sapete che cosa  accaduto
a questo punto, eccellenza?
Non sono un'eccellenza. Che cos' successo?
Il capitano generale Colombo si rifiut di accettare per buona la mia
scoperta e di versare il denaro che aveva promesso in premio a chi avesse
avvistato terra per primo, ben diecimila maravedis all'anno vita natural
durante. Il giorno dopo fu proprio Colombo a gridare di aver avvistato
terra; cos si prese il merito della scoperta e tenne il premio per s.
Quando finalmente ci avvicinammo all'isola vedemmo che la spiaggia
era desolata, nient'affatto invitante, e quando qualche marinaio chiese:
Possibile che sia questa la Cina di Marco Polo? il capitano generale
mont su tutte le furie e non volle pi rivolgerci la parola.
Cos navigammo attorno all'isola, doveva essere la vigilia di Natale, un
luned, credo proprio che fosse luned perch ero di guardia e certe cose
non si dimenticano. Arrivammo a una bella baia sulla riva settentrionale,
tutto era tranquillo, cos a mezzanotte, finito il turno, mi sono addormentato.
E sapete dov'era il generale Colombo? Dormiva della grossa. E il secondo?
E il terzo? Tutti a dormire. Per questo motivo la Santa Maria pian
piano and ad arenarsi su un banco di sabbia. Colombo avrebbe dovuto
vergognarsi, perch prima ancora che il sole sorgesse fu chiaro anche a un
orbo che la nave era perduta. Ci trasferimmo sulla piccola Nina che a
stento poteva accoglierci tutti, eravamo una quarantina tra uomini e ufficiali,
pi il suo equipaggio composto da ventidue elementi.
E poi? chiese Ocampo.
Poi il capitano generale ha detto: Prendiamo le tavole della Santa
Maria e costruiamo la prima citt spagnola in Cina. Continuava a sostenere
che era l che ci trovavamo. Costruimmo due baracche per Colombo
e per il prete, ovvero l'uomo che per tale passava, che disse messa e dedic
il luogo alla Navidad, in memoria del giorno in cui ci siamo sbarcati,
quello di Natale. Quando si tratt di riportarci in Spagna, Colombo si
rese conto che i ventidue dell'equipaggio pi altri quaranta uomini della
Santa Maria sarebbero stati troppi per la piccola Nina, per cui scelse trentanove
uomini che restassero nella nuova citt e io fui uno di questi. Poi
lui  partito per salvarsi la pelle.
Ocampo si rese conto immediatamente che si trattava di una bugia: da
precedenti testimonianze risultava senz'ombra di dubbio che tutti i rimasti
alla Navidad nel gennaio 1493 erano morti; non c'erano stati superstiti,
quindi Vicente Cspedes era semplicemente un fanfarone che nutriva
rancore nei confronti di Colombo. Gli chiese perch mentisse e il
marinaio sostenne che era stato un miracolo: Quando la Nina stava per
salpare, uno degli uomini a bordo, un mio amico di Cadice, grid:
Cspedes, vorrei restare per vedere gli indigeni, cos ha preso il mio posto.
Lui  morto e io no.
Ocampo volle sapere quali iniziative avesse preso Coln per proteggere
le vite dei trentanove rimasti sull'isola e la risposta suon: Ben
poco. E del resto, a onor del vero, va detto che non potevamo lasciare a
loro quasi nulla, comunque quando siamo partiti non erano state costruite
case adatte, non avevamo n molta polvere da sparo n molto
piombo da dare loro per le munizioni e proprio niente da mangiare.
Proprio niente?
Forse un mezzo barile di farina, un po' di carne di porco. Ma il mio
amico di Cadice, quello che ha scambiato il posto con me, diceva che potevano
pescare, cacciare e ricevere qualche aiuto dagli indigeni.
Ce n'erano molti?
S, e poich eravamo in buoni rapporti con loro, pensavamo che i
trentanove avrebbero avuto aiuto.
Ma non c'erano case degne di tal nome? E niente donne?
Cspedes fece udire una risatina nervosa e poi rispose: Gli uomini ci
pensavano, eccome. Un anno, forse due senza donne. Ma il mio amico di
Cadice diceva: Forse le donne di cui avremo bisogno potremo prenderle
dagli indigeni.
Quando siete salpati, voi marinai pensavate che i trentanove sarebbero
sopravvissuti?
S. Gli indigeni per li hanno uccisi tutti, ma anche se non amo Colombo
penso che non si possa biasimarlo per questo. Signore, concluse il
marinaio, darete agli uomini come me il denaro che l'ammiraglio ci ha
rubato?
Credi proprio che l'abbia fatto?
Non soltanto a me, ma a tutti quei poveretti morti alla Navidad. Non
ha dato quattrini a nessuno, ma forse pensava che i loro soldi sarebbero
stati pi al sicuro se li avesse portati con s. E poi, che cosa ne avrebbero
fatto in un luogo come Navidad?
UN ALTRO VECCHIO MARINAIO, una vedova e un orfano testimoniarono
che agli uomini era stata versata solo una parte dei loro salari, e a volte
neppure un soldo, pur essendo noto a tutti che i fondi erano disponibili.
Un residente locale, tale Aioso Peraza, tent una spiegazione del comportamento
di Colombo: L'ammiraglio andava pazzo per il denaro. Diceva
che il re e la regina non gli avrebbero pagato quello che avevano
promesso. Sosteneva che gli dovevano un decimo, un ottavo e un terzo.
Ocampo chiese di chiarirgli quei termini e Peraza spieg: Quando Colombo
torn dal suo primo viaggio, pass qualche tempo prima che fosse
riconosciuta la sua grande impresa. Poi re Ferdinando e la regina Isabella
accettarono di firmare un documento scritto su pergamena e sigillato da
notai che formalizzava una richiesta, avanzata da Colombo: gli si doveva
versare in perpetuo un decimo di tutte le ricchezze prodotte dalle nuove
terre da lui scoperte; a lui, Colombo, vita natural durante, e poi ai suoi
eredi per sempre. Aggiunse che la pretesa di un ottavo si riferiva invece
all'ammontare del ricavato dei baratti con gli abitanti locali, quali che
fossero. Solo che a Colombo, continu, riusc difficile incassarne un
ottavo perch i calcoli erano troppo difficili. Colombo aveva chiesto inoltre
il diritto di imporre una tassa pari a un terzo degli importi di tutte le
transazioni commerciali che si fossero svolte nelle Indie. Gi, proprio un
terzo di tutto.
Ocampo fece un rapido calcolo contando sulle dita e poi disse: Il decimo,
l'ottavo e il terzo presi assieme sarebbero equivalsi a pi della met
dell'intera ricchezza prodotta da tutto il nuovo mondo. Avrebbero fatto
di Colombo l'uomo pi ricco della cristianit e nessun re avrebbe potuto
tollerarlo. Lo ha davvero chiesto?
Certo, infatti i suoi eredi continuano ad avanzare questa ridicola pretesa.
Vogliono essere pi ricchi di un re.
Ocampo cerc poi di ottenere accuse pi precise contro l'ammiraglio e
a fornirgliele per primo fu un semplice marinaio, tale Salvador Soriano.
Lo chiamavamo Coln l'assassino, disse costui, perch quando era
vicer di quest'isola non faceva altro che ordinare impiccagioni. C'erano
forche dappertutto e le esecuzioni sarebbero continuate se l'inviato speciale
de Bobadilla non avesse avuto il coraggio di mettervi freno.
Quali erano le imputazioni? Ammutinamento?
Qualsiasi cosa non gli andasse a genio in quel momento. Aver nascosto
dell'oro, aver parlato male dell'ammiraglio o dei suoi familiari; continuava
ad andare avanti e indietro dalla Spagna, portando di continuo altri
parenti che facevano il bello e il brutto tempo sull'isola. Due uomini
furono impiccati perch si erano serviti di una barca da pesca senza chiedere
il permesso. Ammutinamento, lo chiamava Colombo, e anch'io sono
stato condannato all'impiccagione per aver mangiato frutti destinati ad
altri scopi.
Chi ti ha salvato?
De Bobadilla. Si pu ben dire che ha salvato l'intera isola. Perch se
Colombo avesse continuato a quel modo, ci sarebbe stata di sicuro una rivoluzione.
Due giorni dopo questo colloquio, il primo scrivano inform Ocampo
di aver trovato un altro uomo salvato a suo tempo da de Bobadilla. Si
chiamava Elpidio Diaz, marinaio di Huelva; interrogato, dichiar che de
Bobadilla era un gentiluomo, un uomo magnifico. Sapeva come governare.
Sceso dalla nave che l'aveva portato dalla Spagna, la prima cosa che
vide qui sull'isola fu mio cugino e me in attesa di essere impiccati. La
corda era gi pronta, e de Bobadilla grid con voce tonante (mi ricordo
bene le parole): Liberate quegli uomini! Colombo mont su tutte le furie
e si rifiut di obbedire; io mi dissi: Adesso ne vedremo delle belle.
Ma de Bobadilla cav fuori certe carte che comprovavano che era stato
inviato dal re per mettere a posto le cose a Hispaniola, cos le impiccagioni
finirono e fu graziata una dozzina di uomini che, come me, era in
attesa di pendere dalla forca. Nella cittadina di Xaragu, molto pi a
ovest di qui, sedici uomini erano prigionieri in un profondo pozzo, tutti
condannati all'impiccagione.  stato de Bobadilla a salvarci la pelle.
Ocampo cominciava a farsi un giudizio pi equilibrato dell'uomo che
al re non piaceva affatto. Pu darsi che de Bobadilla fosse stato un coniglio
in battaglia, ma certamente non aveva paura di affrontare i problemi.
A quanto sembrava, i suoi giudizi erano sensati e non era affatto crudele.
Probabilmente, era anche onesto. Ma qui gli aspetti positivi avevano termine,
perch dalle testimonianze emergeva di continuo la figura di un
uomo obeso, vorace, pieno di s, che si serviva delle cinque lettere regali
di cui era munito in maniera sconcia, come un gatto che si serva degli artigli
per giocare con un topo.
I sostenitori di Colombo erano numerosi, soprattutto uomini che dovevano
il loro incarico all'ammiraglio, e costoro tiravano la croce addosso a
de Bobadilla, definendolo un vendicativo che gioiva nell'umiliare il
grande esploratore. Ma cittadini pi pacati affermavano che de Bobadilla
aveva fatto un ottimo lavoro, comportandosi umanamente. Impossibile
dunque stabilire la verit; a Ocampo non rest che continuare ad ascoltare
altre testimonianze.
QUANDO GLI INTERROGATORI FINIVANO, verso sera, Ocampo amava
concedersi una passeggiata lungo la bella riva di San Domingo, accompagnato
dai suoi due aiutanti.
Venne cos a sapere molte cose su quella che era diventata la capitale
dei Tropici sebbene fondata da neppure vent'anni, perch al suo porto facevano
scalo tutte le navi che attraversavano il mar dei Caraibi o erano
dirette a isole come Portorico o Cuba, ancora non colonizzata. Sempre
pi si persuadeva che fosse destino della Spagna dominare quel mare interno;
altrettanto interesse suscitavano in lui gli indigeni, che venivano
chiamati indiani, nome che Colombo aveva proposto quando finalmente
aveva dovuto arrendersi alla circostanza ormai evidente che la terra da lui
raggiunta non fosse la Cina. Ostinato com'era, aveva affermato: Allora
deve essere l'india.
Cos gli indigeni, discendenti di quei primi arawak sfuggiti al massacro
dei caribi, ebbero un nome assolutamente improprio.
Durante le passeggiate a volte incontrava Alejandro Pimentel y
Fraganza, il luogotenente governatore, e quei due uomini orgogliosi, ciascuno
sospettoso di poteri segreti che il re avesse forse conferito all'altro,
si indirizzavano a vicenda un bell'inchino e passavano oltre senza scambiare
una parola.
Le informazioni utili per svolgere l'incarico affidatogli dal re pervennero
a Ocampo dalle fonti pi varie. Interrog per esempio anche la senora Bermudez e stette ad ascoltare pazientemente mentre lei gli illustrava
la nobilt dei suoi natali, molto pi elevati di quelli del marito, sostenne;
alla fine per Ocampo apprese parecchie cose interessanti: Francisco
de Bobadilla era l'uomo giusto per il compito affidatogli perch era di
antico lignaggio, aveva servito il re assolvendo a molti incarichi onorevoli
ed era un caballero dell'ordine militare di Calatrava, il massimo di Spagna.
Un uomo perfetto da ogni punto di vista, che conosceva il mondo ed
era pi che capace di scoprire le mascalzonate di un contadino come Colombo
e dei sette insopportabili membri della sua famiglia che avevano
come unico scopo quello di arricchirsi a spese di altri. Non c'erano soltanto
i suoi fratelli, Bartolomeo e Diego, suo figlio Diego e i figli di uno
dei suoi fratelli, quattro in tutto; in realt erano pi di una dozzina, contando
anche i parenti della moglie e le mogli dei suoi fratelli. Comunque,
Colombo ha scoperto quest'isola, aggiunse la senora Bermudez in
tono conciliante. Lui solo ha impedito che le sue navi tornassero in Spagna
senza giungere alla meta, lui solo ha tenuto duro.
A fornire a Ocampo le notizie pi interessanti sul conto di Coln fu anche
la senora Pimentel, che egli ascolt in uno stato d'animo ben diverso
da quello rassegnato con cui aveva affrontato le chiacchiere della senora
Bermudez. Quando Ocampo era sul punto di salpare da Siviglia alla volta
di Hispaniola, un importante membro di una famiglia aristocratica era venuto
in segreto da lui per consegnargli un flacone di profumo distillato
da esperti arabi che lavoravano a Venezia, tanto prezioso che il nobiluomo
gli aveva raccomandato: Difendetelo a costo della vita, don Hernn,
e quando arrivate a Hispaniola consegnatelo in segreto alla senora
Pimentel. La sua partenza mi ha straziato il cuore.
Per questo motivo Ocampo aveva un interesse particolare a incontrare
Pimentel (a volte la moglie accompagnava il luogotenente governatore)
durante le sue passeggiate serali. Aveva passato lunghe ore a chiedersi che
tipo di donna fosse la giovane senora e, dalle poche informazioni che
aveva raccolto in merito, avendone inoltre notato la tranquilla dignit e
riservatezza, sospettava appartenesse al genere passionale che mai
avrebbe rivelato al marito l'esistenza di un ammiratore a Siviglia. Aveva
quindi deciso di seguire il consiglio del nobiluomo e di consegnarle la
fiala di profumo nella massima segretezza.
Mand pertanto uno degli scrivani a casa Pimentel per
informare la senora che desiderava interrogarla sul grande ammiraglio; cos la moglie del
luogotenente governatore comparve, accompagnata come sempre dalla
donna che le faceva da cane da guardia. Senza innervosirsi, Ocampo cominci
a porre le sue domande e, approfittando di un momento in cui la
duena era distratta, fece scivolare nella mano della senora la fiala di profumo.
Poi la guard per un istante fisso e disse, con tono casuale: A Siviglia
ho incontrato molte persone che avevano un caro ricordo di voi e di
vostro marito. Infine le comunic che l'avrebbe interrogata un'altra
volta.
Quando la senora torn, Ocampo not che aveva messo sul volto o sul
collo un paio di gocce del prezioso profumo, il cui dolce aroma permeava
la stanza in maniera quanto mai seducente. Fu allora che la senora cominci
a parlare di Colombo, dicendo cose assai pi sensate di tutti gli altri
testimoni: L'ammiraglio mi ha profondamente colpita fin dal primo
giorno del mio arrivo, quando impiccava uomini a decine. Allora l'ho
considerato un mostro, e quando seppi la sorte che aveva riservato ai suoi
due primi stanziamenti, la Navidad e Isabela (una citt sperduta, molto
lontana dalla prima, sulla riva settentrionale dell'isola, condannata a una
triste fine), non riuscivo a capire come le loro maest lo tollerassero. Mio
marito e io l'abbiamo visitata poco prima che venisse distrutta;  stato un
terribile viaggio per mare, che qui era liscio come l'olio ma in piena tempesta
non appena siamo entrati nell'oceano. Non c'era un porto degno di
tal nome, nessuna casa costruita in pietra, i campi erano in abbandono, e
so che gli ultimi abitanti erano quasi morti di fame perch gli indiani si rifiutavano
di fornire loro del cibo. Quello era il peggior Colombo, incapace
di assicurare la sopravvivenza a un villaggio.
L'ho appena visto, in quel periodo, e mi  parso null'altro che un rozzo
avventuriero italiano. Poi, per, ha cominciato a venire a pranzo e a cena
da noi. Mio marito era un rappresentante personale del re ma, al pari di
tutti gli altri, a quei tempi vivevamo in una semplice capanna che Colombo
illuminava con la sua straordinaria vitalit, la sua fantasia, la sua
perenne ricerca di qualcosa di nuovo e stimolante: ho finito per considerarlo
un genio. A sentirlo esporre i suoi sogni con il suo spagnolo dal
forte accento italiano, era come vedere la grandezza in atto, ed ero sbalordita
dalla sua vulcanicit.
Ma mio marito e io ci rendevamo anche conto dei suoi enormi difetti.
Di rado portava a termine le cose che cominciava. Era incapace di governare
per la semplice ragione che non riusciva a concentrare la propria attenzione
sul compito di cui avrebbe dovuto occuparsi: guardava sempre
al futuro. A volte era brutale, dispotico al punto di far impiccare chiunque
non fosse d'accordo con lui, ed era senza dubbio avaro, meschino,
bugiardo anche nei confronti dei suoi uomini. Ma i suoi massimi difetti
erano l'incredibile nepotismo e favoritismo. Pure, a conti fatti, Colombo
 stato l'uomo che ci ha dato il nuovo mondo, e dubito che vedremo mai
chi possa stargli a confronto.
Al momento di uscire dalla stanza, la signora Pimentel concluse: 
stato un piacere apprendere che siete stato a Siviglia. E se ne and.
OCAMPO ERA PERSUASO di non rivedere pi la senora Pimentel. Fu molto
sorpreso quando, di l a qualche giorno, uno dei suoi aiutanti venne ad
annunciargli una visita imprevista: E una donna. Se non mi sbaglio, 
quella che venne con la senora Pimentel. Comparve infatti la duena che,
inchinandosi e chiedendo pi volte scusa, annunci: Eccellenza, il luogotenente
governatore Pimentel e la senora chiedono di essere onorati
della vostra presenza a cena questa sera; il luogotenente generale si scusa
per aver tardato tanto a rivolgervi l'invito.
La casa che la senora aveva definito null'altro che una capanna era diventata
una dimora coloniale senza nulla da invidiare a quelle che si potevano
trovare in un centro rurale della Spagna: mura in pietra robuste e
ben costruite, il pavimento della sala di un qualche duro legno tropicale,
lustro e pulito, e quello delle altre stanze di mattonelle importate da Siviglia.
Insomma, una casa degna in tutto e per tutto di un gentiluomo spagnolo.
Questa  una casa destinata a durare in eterno, comment Ocampo.
Pimentel rispose: Deve durare. La Spagna deve mettere qui profonde radici,
perch ben presto altri, invidiosi, compariranno in questo mare
d'oro per cercare di strapparci le isole.
La cena fu impeccabile, servita da almeno quattro domestici che comparivano
a intervalli. Cugini di mia moglie, comment Pimentel, ma
Ocampo not che almeno uno era indiano e gli altri di origine contadina.
Siccome la senora Pimentel non prendeva parte alla conversazione,
Ocampo non riusciva a farsi una ragione dell'invito, ma quando alla fine
della cena fu servito il forte vino di Cadice, il luogotenente governatore
disse: Se abbiamo ritardato cos a lungo a invitarvi nella nostra modesta
casa  stato perch, a essere sinceri, non riuscivamo a indovinare il motivo
del vostro arrivo nella nostra isola. Adesso invece abbiamo ragione
di credere che ci che avete detto all'inizio risponda al vero: siete venuto
qui per indagare sul defunto Colombo, non sul nostro conto.
La cena termin senza che si fosse parlato n di Colombo n di
de Bobadilla e Ocampo manifest la propria gratitudine: Ne ho sentite dire
tante sui due avversari, che questa sera  stata per me una piacevole pausa
di riposo. Ve ne ringrazio.
IL TESTIMONE SUCCESSIVO fu Gonsalvo Prez, un uomo anziano che
aveva ricoperto una carica importante durante gli anni di governo di Colombo;
egli disse: Mi sembra che un vicer debba essere giudicato dai
successi che ha riportato nell'assolvimento di certi compiti che costituiscono
il fondamento della sua funzione. Ha ben organizzato nuove terre
poste sotto il suo controllo? Ha difeso il denaro del re?  stato giusto nei
confronti degli uomini ai suoi ordini? E quando se n' andato, la situazione
era migliore o peggiore di quando  arrivato?
Sono proprio le domande che avrei voluto porvi io.
Affrontiamo dunque i punti fondamentali.  stato onesto nella gestione
dei fondi regi? Scrupolosissimo, io ero in grado di rendermene
conto. Non ha mai stornato nulla per uso personale, neppure un
maravedi, e non permetteva che nessun altro lo facesse. Da questo punto di vista
potete dunque concludere subito la vostra indagine.
Seconda domanda fondamentale: ha lasciato una situazione migliore o
peggiore?
N l'una n l'altra cosa. La nostra isola non  peggiorata, ma non ha
neppure progredito come avrebbe potuto. La colpa per non era di Colombo,
bens della Spagna.
Intendete riferirvi al re?
No, sto parlando della Spagna, del carattere spagnolo. Dell'arroganza
degli uomini spagnoli, soprattutto dei nobili. Prez continu spiegando
che dodici anni prima si sarebbero dovuti far venire sull'isola falegnami,
tessitori, carpentieri navali e alcuni uomini di mezza et capaci di gestire
negozi, forni e fucine, uomini preparati, insomma. Al contrario, dalla
Spagna erano stati inviati figli di ricche famiglie, incapaci di lavorare in
maniera costruttiva e ai quali Colombo non era in grado di imporre una
disciplina. Individui che erano venuti oltre Atlantico per combattere, raccogliere
oro a secchi e tornare a casa ricchi.
Questo, prosegu, ci porta alle prime, grandi carenze di Colombo
come vicer: egli non fu in grado, con gli uomini che aveva a disposizione,
di insediare stanziamenti in grado di sopravvivere.
Ma se Colombo ha fatto fiasco con i suoi due primi tentativi,
la Navidad e Isabela,  invece fuori dubbio che qui a San Domingo le cose sono
andate diversamente.
Non  vero. Bisogna ammettere che l'avvio  stato buono: Colombo
ha scelto il versante meridionale, che  sempre il migliore in ogni isola;
ma un vero progresso si  avuto solo quando de Bobadilla ha assunto il
comando, munito dei pieni poteri concessigli dal re.
Intendete dire che gli ha tolto le redini di mano?
S, e appena in tempo. Adesso, la crescita della citt  garantita. De
Bobadilla provvide anche alla sua difesa, e se io stesso lo riconosco ci significa
certo qualcosa, perch sono stato sempre un uomo di Colombo.
De Bobadilla non mi  mai andato a genio, soprattutto quando ho visto
come trattava Colombo.
Passiamo adesso agli altri criteri che servono a giudicare un vicer,
riprese a questo punto Ocampo.
Ha esteso i possessi del re? riprese Prez. Certamente. Ha soggiogato
gli indigeni ribelli e ha imposto l'ordine dove prima regnava il caos?
L'ha fatto, certo. Inoltre, cosa a mio giudizio di enorme importanza, si 
sempre premurato di diffondere il cristianesimo. S, era la sua preoccupazione
fondamentale, perch molto spesso mi ha detto: Prez, la regina
Isabella mi ha personalmente pregato di fare in modo che gli indigeni si
convertano e mi pare di esserci riuscito.
Sicch, se devo credere alla vostra testimonianza, il grande ammiraglio
ha avuto pieno successo nelle cose importanti, anche se non in faccende
di minor conto.
 proprio quello che intendevo dire.
Ocampo raccolse per la testimonianza pi sconcertante durante un ricevimento
a casa del governatore, quando una delle ospiti, una donna
dalla voce rauca e dagli occhi scintillanti, lo tir da parte, in un corridoio
dove nessun altro poteva udirli, e gli sussurr: Mi chiedo, eccellenza, se
per caso non vi siete lasciato sfuggire la questione pi importante. Sapevate
che Cristoforo Colombo era ebreo?
Ocampo non lo sapeva e si sent un tantino offeso dai sottintesi di
quella rivelazione, ma la donna continu con il suo sussurro aspro, confidenziale:
S, proprio un ebreo. Ha fatto finta di convertirsi al cristianesimo,
ma ha continuato a praticare i riti giudaici e se qualcuno lo avesse
denunciato all'inquisizione sarebbe finito sul rogo.
Signora, mi riesce impossibile credere che un uomo cos amabilmente
accolto a corte...
La corte!  infestata da ebrei e molti di loro dovrebbero essere condannati
al rogo.
Ocampo tent di scoprire come mai la donna fosse riuscita a venire a
conoscenza del segreto dell'appartenenza di Colombo al giudaismo, ma
ottenne solo la risposta che tutti ne sono al corrente. Pi tardi, per, indagando
in citt venne a sapere che solo quella donna e pochi altri scontenti
parlavano della supposta giudaicit di Colombo, e ne concluse che
non c'era niente di sicuro in merito
L'atteggiamento di Ocampo era quello di gran parte dei gentiluomini
spagnoli colti dell'epoca: rispettava gli ebrei che, riconosciuta la superiorit
del cristianesimo, vi si erano convertiti, e li accettava senza riserve;
negli anni successivi alla loro espulsione in massa nel 1492, aveva fatto
amicizia con molti convertiti. Provava invece repulsione per i giudei che
si erano pubblicamente convertiti, continuando per a praticare i loro
perfidi riti in segreto; a suo giudizio costoro meritavano l'implacabile
trattamento loro riservato dall'inquisizione. Aveva assistito a parecchie
esecuzioni pubbliche a Siviglia e nel rogo aveva riconosciuto la mano di
Dio.
Fu dunque con grande sollievo che si convinse che la supposta discendenza
ebraica di Cristoforo Colombo era solo una calunnia, cos nel verbale
vergato dagli scrivani non ne rest traccia.
C'era poi un'altra accusa sul conto di Colombo che toccava un aspetto
morale di pari gravit. A esporgliela fu un visitatore del tutto inaspettato,
un giovane sacerdote di ventisei anni, padre Gaspar, un individuo nervoso
il cui imbarazzo rivelava che si rendeva conto di uscire dal seminato
delle sue competenze. Esord dicendo: Signore, tutti sanno ormai la ragione
della vostra venuta; quello che ho da riferirvi  della massima importanza
perch possiate completare il ritratto del grande ammiraglio. Si
tratta degli indigeni.
Intendete dire gli indiani? chiese Ocampo.
S, indiani, se preferite. A noi uomini di chiesa  stato detto che una
delle missioni di nostra competenza pi importanti nel nuovo mondo, soprattutto
per quanto riguarda la sacra memoria della regina Isabella,  la
conversione degli indiani al cristianesimo.
Non c' pi alta missione in terra, padre. Ma perch intavolate questo
argomento?
Perch l'ammiraglio non ha tentato di convertire gli indiani.
Non  vero, spero che vorrete ritrattare un'accusa del genere. Tutti
sono stati concordi nell'affermare che Colombo si sforzava assiduamente
di portare anime indiane al Cristo. La testimonianza  unanime.
Non per da parte di uomini di chiesa, insistette il giovane prete, e
Ocampo lo preg di continuare.
Quello che voglio dire, riprese il sacerdote,  che Colombo avrebbe
dovuto convertire gli indiani, invece li massacrava. E il sacerdote svolse
un fazzoletto di seta legato agli angoli e ne cav un elenco, scrupolosamente
preparato, della sorte toccata agli indiani taino(2) negli anni successivi
all'arrivo dell'ammiraglio Colombo nel 1492. In quell'anno, come risultava
da registrazioni ecclesiastiche, i nostri preti andavano ovunque,
e i taino erano circa trecentomila. Quattro anni dopo, nel 1496, in seguito
a un insensato massacro, ne erano rimasti duecentomila.
Che cosa intendete dire parlando di insensato massacro?
Il sacerdote, nient'affatto scosso dal tono con cui Ocampo aveva pronunciato
quelle parole, replic: Uccisioni inutili e barbariche. Ribatt
Ocampo: Ma le nostre frontiere dovevano essere protette e il vicer
aveva tutti i diritti di difendere le terre del re di Spagna.
Erano le terre del re? chiese padre Gaspar con semplicit quasi infantile.
I taino le occupavano da secoli.
Era un arduo problema che Ocampo certo non ignorava, ma aveva una
forte e rassicurante dottrina alla quale rifarsi: Il papa ha decretato che
tutti i selvaggi che ignorano Dio e la redenzione di Ges Cristo devono
essere civilizzati da noi e portati al sicuro porto di santit della chiesa.
Certamente,  per questo che sono qui, al pari degli altri e ci diamo
molto da fare per assicurare agli indiani la salvezza dell'anima.
Colombo ha agito nello stesso modo. Tutti lo affermano.
Non quelli di noi che operano ai fini di una vera conversione.
A che cosa vi riferite?
La conversione delle anime consiste nel portare la luce in luoghi bui,
in modo che anche gli indiani conoscano l'amore di Ges Cristo.
Ma non  proprio questo il nostro compito? Non  la missione della
Spagna nel nuovo mondo?
Il giovane padre Gaspar ebbe il coraggio di sorridere a quella versione
idealistica degli obiettivi spagnoli: Oserei piuttosto dire che la nostra
missione nel nuovo mondo  quadruplice: trovare nuove terre, conquistarle,
scoprire l'oro e cristianizzare i selvaggi; esattamente in quest'ordine.
E i centomila indiani scomparsi in quei primi quattro violenti anni
sono stati inutilmente massacrati per ordine dell'ammiraglio.
Ocampo si alz dal seggiolone, and su e gi per la stanza, si piant
davanti al prete: Non posso accettare la parola inutilmente. Se Colombo
ha castigato gli indiani  stato per il loro bene. Forse che i selvaggi
non minacciavano i nostri stanziamenti?
Padre Gaspar fece udire una risatina nervosa: Eccellenza, venendo
qui la vostra nave ha fatto scalo a Dominica? I marinai vi hanno raccontato
di come quei feroci indiani caribi, tutti cannibali, abbiano ucciso
ogni spagnolo che tentasse di mettere piede sulla loro isola?  questo il
significato della parola selvaggi. Ma i nostri taino non erano affatto cos.
Loro erano fuggiti per sottrarsi ai caribi. Sono la popolazione pi mite
delle isole. E Colombo non aveva nessuna ragione di massacrarli.
Un momento, padre, sono giorni che ascolto testimonianze su come i
vostri miti indiani abbiano ucciso tutti i trentanove uomini lasciati da Colombo
alla Navidad nel 1493. E altrettanti ne hanno uccisi a Isabela in
quei tristi anni attorno al 1496 e...
Con grande sorpresa di Ocampo, il giovane prete lo interruppe senza
tante cerimonie: Ma i vostri uomini hanno rubato agli indiani il cibo,
tanto per cominciare. E poi le loro donne.
Vorrei sperare che uomini spagnoli degni di tal nome non avrebbero...
Ma ancora una volta il giovane prete lo interruppe: Permettetemi di
completare l'esposizione dei miei dati. L'anno scorso, nel 1508, abbiamo
compiuto un altro censimento, questa volta accuratissimo. Restavano soltanto
settantottomila taino dei trecentomila di soli pochi anni fa. E ben
presto, continuando di questo passo, probabilmente ce ne saranno meno
di mille(3).
Non posso accettare queste cifre, disse Ocampo. Il prete replic:
Eccellenza, vi prego di perdonarmi. Ma voi state preparando un importante
documento e la verit va rispettata. Continu sostenendo di essere
in grado di rivelargli i particolari di un episodio assai tipico, al quale
aveva assistito in qualit di cappellano di una spedizione. Ecco il suo resoconto,
che parve a Ocampo singolarmente convincente.
Nell'estate del 1503 i miei superiori mi ordinarono di presentarmi al
governatore Nicolas de Ovando, che stava organizzando una spedizione
per imporre la legge ai taino all'estremit occidentale di Hispaniola. L'intenzione
era di infliggere una severa punizione ai cacicchi, i capi indigeni,
che si erano rifiutati di obbedire agli ordini del governatore.
Ogni volta, prima che i massacri cominciassero, chiedevo al governatore
il permesso di recarmi presso i taino, certo com'ero di riuscire a pacificarli
come avevo fatto tante volte prima. Ma sempre il governatore replic:
Hanno disobbedito ai miei ordini e devono essere puniti.
Cos, abbiamo imperversato nella provincia di Xaragu, bruciando villaggi
e sgozzandone gli abitanti. In tutto abbiamo ucciso ottantatr cacicchi
che sono stati garrotati, fatti a pezzi, bruciati vivi a fuoco lento. Oltre
ai cacicchi, dobbiamo avere massacrato altri quarantamila taino.
Uno dei cacicchi era una bellissima donna, Anacoana: non aveva ancora
trent'anni, girava completamente nuda, coperta solo da una folta
chioma. Essendosi costei rifiutata di giurare obbedienza a Ovando, il governatore
ordin che fosse bruciata viva; ma, approfittando del fatto che
in quel momento egli era distratto, ordinai a tre soldati di strangolarla
nella maniera pi rapida e pi indolore possibile; come sent sul collo le
loro mani pietose, Anacoana mi sorrise: io scoppiai in lacrime ma lei non
ne vers neppure una.
Ocampo rimase silenzioso per qualche istante, poi tossicchi e chiese;
Ditemi, padre Gaspar, siete di coloro che sostengono che neri e indiani
hanno un'anima?
S, signore.
Come giustificate questa vostra affermazione?
Con il fatto che tutti gli uomini viventi sono esseri umani, tutti uguali
nell'amore di Dio e nell'affetto di Ges.
Persino indiani selvaggi che non conoscono n Dio n Ges?
Ges ci ha ordinato di insegnare loro la verit, di mostrar loro la luce,
in modo che sappiano.
Dunque ritenete che gli uomini bianchi sbaglino rendendo schiavi i
neri? E deprecate che il re e la regina tengano schiavi?
Certamente.
Ma se, rendendo schiavi questi selvaggi, riusciamo a portarli nel
gregge del buon pastore Ges, non  questa una strada per la salvezza?
Padre Gaspar rest pensieroso per qualche istante, poi rispose: Se
questa fosse l'unica strada per la salvezza, s, sarebbe
giustificata. Ma io ritengo che, non appena l'uomo nero o
l'indiano sia divenuto cristiano, dovremmo
affrancarlo dalla schiavit. Io non posso credere che l'indiano sia
solo un ignorante che se ne sta l sotto il suo albero, e che non abbia un'anima;
non posso neppure pensare che solo quando viene da me, ascolta le
mie parole e accetta il battesimo, in qualche modo io gli conferisca un'anima.
In che modo? Mediante l'acqua che gli verso sul capo? Non lo
credo affatto.
Qual  allora la vostra opinione?
Con tono molto umile, padre Gaspar rispose: Eccellenza, in tutta onest
ritengo che al momento della nascita ogni essere umano arrivi sulla
terra con un'anima conferitagli da Dio, la quale pu restare celata nelle
tenebre finch qualcuno, come la nostra nobile regina Isabella, che Dio le
conceda pace in cielo, invia una persona come l'ammiraglio Colombo,
aiutato da uomini come voi e me, per spiegare il cristianesimo e offrire la
salvezza.
Ma all'inizio del vostro discorso, eravate decisamente contro Colombo.
S, perch ha perso di vista la sua missione primaria. Si  accontentato
di diventare un assassino, non  stato un salvatore.
In preda all'agitazione, Ocampo si alz e s'affacci a una finestra che
dava sulla strada affollata e lo sguardo gli cadde su uno spettacolo insolito
e sorprendente: un uomo nero, grande e bello, la pelle coperta di sudore
rilucente al sole, seguiva il suo padrone. Era uno schiavo
portato a Hispaniola a bordo di una nave spagnola da un porto
portoghese della costa
africana: all'epoca, solo i portoghesi si dedicavano a quel traffico. Nei
pensieri di Ocampo all'improvviso balen una visione del futuro: tempi
turbolenti, quando le strade della citt e le vie dell'isola sarebbero state
piene di uomini neri come quello e delle loro donne, una prospettiva affascinante
e preoccupante insieme.
Chiam a s padre Gaspar, gli indic il nero e gli chiese: Padre, credete
davvero che quel tale, quel nero grande e grosso, abbia un'anima
come voi e me?
S, fu la risposta di padre Gaspar.
NIENT'AFFATTO CONVINTO delle affermazioni del giovane sacerdote, a
questo punto Ocampo si accinse alla parte pi difficile della sua indagine,
le accuse rivolte all'ammiraglio Colombo da de Bobadilla. Si rese subito
conto che il compito di costui era stato assai pi difficile del suo, come
comprovarono le testimonianze che raccolse.
Cos, per esempio, Melchior Snchez, nemico dichiarato di Colombo,
sostenne che de Bobadilla era arrivato tre anni troppo tardi, che aveva
svolto bene il suo compito, mettendo ordine e che aveva trattato Colombo
giustamente, anzi pietosamente: avrebbe dovuto invece impiccare
l'ammiraglio, sostenne Snchez; ma Ocampo non prese per buona la sua
testimonianza quando seppe che Colombo aveva giustamente fatto impiccare
il primogenito di Snchez, reo di aver commesso ripetuti furti.
Alvaro Abarbanel, un rispettabile mercante, sostenne che de Bobadilla
avrebbe dovuto essere frustato per aver trattato a quel modo un grand'uomo.
E cos di seguito: di sedici testimoni, nove si dichiararono a favore di
de Bobadilla, sette di Colombo. Poi, un funzionario che aveva servito
sotto tutti i vicer dell'isola, tale Paolo Carvajal, di buona famiglia e di
ottima reputazione, testimoni che de Bobadilla aveva assolto brillantemente
il suo compito. Per prima cosa aveva convocato i funzionari e
aveva dato loro ordine di controllare ogni cosa. Quanto a Colombo, il vicer
aveva manifestato il suo disprezzo andandosene via dalla citt nel
pieno delle indagini. Vado a dare una lezione ai taino, aveva detto con
un'insolenza che aveva mandato in bestia de Bobadilla.
Questi per non aveva assunto atteggiamenti vendicativi, ma aveva
convocato il popolo e fatto leggere, lasciando tutti di stucco, il contenuto
della seconda lettera con cui il re gli conferiva i pieni poteri. Il nostro
buono e fedele servitore Francisco de Bobadilla, scrivevano Ferdinando
e Isabella,  da noi nominato governatore di Hispaniola.
Gli arroganti fratelli di Colombo, italiani, non spagnoli, si rifiutarono
di prestare obbedienza, ma de Bobadilla continu a mostrarsi paziente, e
il giorno dopo fece leggere al notaio la terza lettera che gli conferiva potere
su tutte le strutture militari dell'isola. Il nostro leale e fidato amico
e fratello Francisco de Bobadilla, scrivevano ancora i sovrani,  autorizzato
a versare a tutti i sudditi leali cui spetta un salario le somme che sono
state loro sequestrate.
Paolo Carvajal continu la sua testimonianza, dicendo: Capite bene
che cosa questo significhi. Uomini come me, non appena ne avessero
fatto domanda a de Bobadilla, avrebbero avuto tutto il denaro che il
grande ammiraglio ci aveva sottratto. Com' ovvio, divenimmo tutti sostenitori
di de Bobadilla, cos quando finalmente Colombo torn in citt,
trov che tutti gli erano contro. A questo punto venne il colpo definitivo:
de Bobadilla rese nota la lettera pi importante, quella che gli conferiva il
potere di apportare qualsiasi cambiamento nell'amministrazione e di arrestare
chi ritenesse opportuno. Subito i fratelli Colombo furono afferrati
dalle guardie di de Bobadilla e gettati in carcere, con i ferri ai piedi e ai
polsi.
A questo punto Ocampo lo interruppe: Come delinquenti comuni?
Come ladri, contrabbandieri o assassini?
Proprio cos.
Ma questa sorte non tocc all'ammiraglio.
Anzi, soprattutto a lui; senza tante cerimonie, i tre furono caricati su
una piccola nave e spediti in Spagna per esservi processati.
Carvajal prosegu raccontando che, incaricato da de Bobadilla di accompagnare
i Colombo in Spagna, aveva avuto modo di intrattenersi con
il grande ammiraglio e di notare come esibisse le catene a guisa di un emblema
onorifico; aveva perci cominciato a nutrire grande rispetto per
quell'eroe che non si dava per vinto. Una cosa tuttavia lo aveva lasciato
perplesso: Un giorno, quando gli portai la gavetta contenente la farinata
d'orzo che gli spettava, la respinse e, con tono quasi implorante, come se
volesse convincere me, che pure non ne avevo nessun bisogno, mi disse:
Quelli non hanno capito niente, Carvajal. Non mi hanno spedito a fare il
vicer in Sicilia, dove da mille anni a questa parte ci sono strade e dove ci
sono uomini capaci di ragionare. No! Sono stato mandato dove mai prima
uomo aveva messo piede. E avendo io replicato: Ma gli indiani c'erano
gi, lui mormor allora: Io stavo parlando di cristiani.
Sia Ocampo sia Carvajal rimasero a lungo in silenzio; finalmente il nobiluomo
disse:  strano come il destino si faccia beffe di noi. Ieri sera,
mentre preparavo le ultime pagine del mio rapporto, non riuscivo a liberarmi
del pensiero di ci che  accaduto a de Bobadilla quando, nel 1500,
ha anche lui concluso il suo rapporto. Era voluminosissimo, corredato da
fasci di documenti e da testimonianze scritte. M'hanno detto che ci sono
voluti tre uomini per portare il tutto sulla nave diretta in Spagna. Ma, appena
uscita dal porto, la nave  affondata, portando in fondo al mare de
Bobadilla e tutte le sue carte: forse  stato questo il giudizio di Dio su
tutta questa triste faccenda.
PRIMA CHE OCAMPO LASCIASSE HISPANIOLA con il suo rapporto straordinariamente
obiettivo sui fatti e misfatti del grande ammiraglio, ebbe un
colloquio con un sacerdote, che gli si present spontaneamente.
Qual buon vento vi porta, padre? gli chiese.
Il prete spieg che quando il grande ammiraglio aveva fatto naufragio
in Giamaica, convinto di morirvi senza poter riferire sul suo ultimo viaggio,
aveva scritto una lunghissima lettera al re e alla regina, in cui narrava
le sue avventure. Una copia di quella missiva, datata 7 luglio 1503, era
stata lasciata da Colombo a Hispaniola quando vi era tornato da Giamaica,
finalmente soccorso dopo molti mesi; il sacerdote riteneva opportuno
che Ocampo sapesse quello che Colombo pensava di se stesso, nel
momento in cui si vedeva destinato alla morte.
Quando tutte le chiacchiere sui suoi errori saranno dimenticate, sar
questo il Cristoforo Colombo che sopravviver, aggiunse il sacerdote.
Ascoltate dunque il rapporto del grande ammiraglio sull'uragano e sul
naufragio a Giamaica.
Era un documento di molte pagine, e dandone lettura il prete ne salt
lunghi passi, ma le parole che Ocampo ud risuonarono nella stanza come
i rintocchi di una campana di bronzo.
Tutta la notte la tempesta ha perversato, separando le navi e non lasciando
a nessuno altra prospettiva che la morte... Io per rifiutai il permesso
sia di prendere terra sia di entrare nel porto che la merc di Dio
aveva assicurato alla Spagna...
La disperazione di mio figlio mi esulcerava l'animo, tanto pi se consideravo
la sua tenera et, avendo egli solo tredici anni... Tuttavia Nostro Signore
gli diede tanta forza che egli incoraggi gli altri e lavor quasi fosse
stato in mare da molti anni...
Mio fratello era anche lui a bordo della nave pi colpita e pi esposta al
disastro e io ne ero profondamente addolorato perch lo avevo portato
con me contro la sua volont...
Quando scoprii le Indie, dissi che formavano la pi ricca signoria al
mondo. Ho gi parlato alle vostre maest dell'oro e delle perle e delle pietre
preziose, delle spezie e dei traffici che vi si possono compiere. Siccome
per quelle ricchezze non furono subito evidenti, fui maltrattato e la punizione
inflittami mi induce ora a riferire solo ci che gli indigeni m'hanno
detto. Comunque, in questa terra di Veraguas(4) ho visto pi segni della
presenza dell'oro nei primi due giorni che in quattro anni a Hispaniola e
ho constatato che il territorio di questo paese non potrebbe essere pi
bello e meglio coltivato...
Per sette anni sono stato alla corte delle vostre maest, e tutti coloro i
quali sentivano parlare della mia impresa, fossero pure sarti, la deridevano,
ma adesso non c' uomo, di qualsiasi condizione, che non vi implori
di lasciarlo partire per compiere altre scoperte. Ci sono fondati motivi per
credere che costoro si accingano al viaggio solo per brama di saccheggio, e
le licenze che ottengono vanno a grave detrimento del mio onore e della
mia stessa impresa...
Udendo dire che anche sarti chiedevano il permesso di partire alla
volta del nuovo mondo, Ocampo fece schioccare le dita e comment:
Proprio cos, li ho visti io stesso: una manica di buoni a nulla incapaci di
portare una nave o di costruire un ricovero, persuasi di poter venire qui
sulle orme di Colombo. Il sacerdote riprese la lettura del documento:
Avevo ventott'anni quando mi sono messo al servizio delle vostre maest
e adesso non ho capello in testa che non sia grigio; il mio corpo  infermo
e tutto quanto restava, a me come ai miei fratelli, ci  stato sottratto e venduto,
compreso il mantello che indossavo. Spero che questo sia stato fatto
all'insaputa delle vostre reali maest...
Sono rovinato. Non mi resta che piangere per altri. Che il cielo abbia
piet di me, e possa la terra piangere. Quanto alle cose temporali, non ho
neppure una bianca(5) per far dire una preghiera e qui nelle Indie non
sono in grado di seguire i rituali prescritti. Solitario nei miei guai, malato e
giorno dopo giorno in attesa della morte, circondato da milioni di selvaggi
ostili e crudeli, temo che la mia anima sia dimenticata se dovesse separarsi
dal corpo in questa terra straniera. Pianga per me chiunque abbia carit,
verit, giustizia.
Non mi sono accinto a questo viaggio per acquistare onore o ricchezza.
Ogni speranza del genere  morta. Mi sono presentato alle vostre maest
con cuore sincero e zelo per la vostra causa. Vi imploro umilmente che, se
dovesse piacere a Dio di salvarmi da questo luogo, le vostre maest vogliano
graziosamente acconsentire al mio pellegrinaggio a Roma e ad altri
luoghi santi(6).
Il prete fin qui la sua lettura, e per qualche istante entrambi restarono
in silenzio, perch lo spirito lacerato di Cristoforo Colombo sembrava
avere fatto il suo ingresso nella stanza, ma alla fine Ocampo fece udire
una risatina e comment: Davvero straordinario! Abbiamo qui un poveruomo
naufrago, minacciato di morte, che tuttavia si preoccupa innanzitutto
di suo fratello e di suo figlio. E rimasto se stesso fino alla fine.
Quindi, prendendo la lettera e rileggendo l'accenno al pellegrinaggio:
Eccolo qui, non ancora reduce da un viaggio disastroso che gi ne progetta
un altro. Comincio a capirlo. Mi pare di vederlo, con i suoi due fratelli,
i suoi due figli e sei o sette nipoti che se ne va pellegrino per l'Europa
e le terre sante, lamentandosi di tutto. E restitu la lettera al sacerdote,
ringraziandolo.
LA SERA PRIMA DI PARTIRE da Hispaniola con i documenti in bell'ordine
e le conclusioni sul grande ammiraglio accuratamente redatte, Ocampo
ricevette ancora una volta la visita della senora Pimentel, venuta a fargli
la rivelazione dell'ultimo minuto.
Quando Colombo era giunto all'isola nel 1502, all'inizio del suo ultimo
viaggio, de Bobadilla, desideroso di impedirgli di scendere a terra a
contestarne l'autorit, aveva vietato l'ingresso nel porto alle sue quattro
piccole navi. Inutili erano state le proposte del senor Pimentel, consapevole
del fatto che stava preparandosi una tempesta. E nottetempo, infatti,
scoppi un tremendo uragano.
Colombo, da quel grande navigatore che era, continu la
senora Pimentel, riusc a salvare una flotta di trenta navi diretta in Spagna, ma
neppure dopo quell'impresa de Bobadilla gli permise di entrare in porto
e a Colombo non rest che partire per il suo ultimo viaggio di esplorazione.
Non trov nulla e fin sulla spiaggia di Giamaica, senza oro n
navi, senza speranze e senza nessun incarico in vista, a guardare in faccia
la morte per quasi un anno.
Certi nobili ce l'avevano con lui perch era italiano? chiese Ocampo.
S, rispose con tono deciso la senora Pimentel, ma era una cosa ridicola
perch non era pi un italiano da un pezzo. Era spagnolo da capo a
piedi. A quanto ne sappiamo, non scrisse in italiano neppure una parola
perch la sua unica lingua era lo spagnolo, la Spagna la sua sola patria e
uomini dabbene come mio marito erano fieri di obbedire ai suoi ordini.
Era ebreo?
A me non risulta. Quando ha vissuto con noi dopo il salvataggio dal
naufragio in Giamaica, si recava a messa ogni giorno.
E poi, al momento di andarsene, ferma sull'uscio, la signora aggiunse:
Va chiarito un malinteso. Vi hanno ingannato sul conto di de Bobadilla.
Non era un nobile, non  mai stato membro dell'ordine militare
di Calatrava. Lo era un altro, un omonimo, morto nel 1496, quattro anni prima
che de Bobadilla arrivasse qui.
Comunque, comment Ocampo, pu essere una triste consolazione
sapere che il vostro de Bobadilla  annegato qui, appena fuori dal porto
al quale aveva negato l'accesso all'ammiraglio durante l'uragano.
Un'altra leggenda locale. La nave  affondata, certo, tutti ce lo ricordiamo,
ma de Bobadilla non era a bordo.
E dove si trova adesso?
In Spagna. Un mio cugino lo ha visto a Siviglia, vivo, vegeto e in attesa
di un nuovo incarico da parte del re.
Ocampo era rimasto sgomento all'udire quelle cose, fatti che lui stesso
avrebbe dovuto scoprire, ma non era ancora finita; il pi giovane dei suoi
scrivani se ne venne fuori a dire: Pimentel  un ladro, ma i membri della
famiglia di sua moglie sono ancora peggio di lui. Veri e propri banditi che
la senora incoraggia.
Ocampo rest senza fiato, ma la rivelazione pi grave era ancora da venire:
Si ritiene che la loro cassaforte sia piena di argento appartenente al
re. Tre persone diverse hanno visto la senora Pimentel riporvi denaro che
le avevano consegnato per avere il diritto di dedicarsi a commerci nell'isola.
Quella cassaforte deve contenere una fortuna, e noi riteniamo che
dovreste riferirne al re.
Ocampo era furibondo: Perch non me l'avete detto prima?
Perch volevamo esserne certi.
Bene, adesso lo siete?
S. Abbiamo scritto tutto qui.
Ocampo si fece consegnare i documenti, ne esamin uno, li respinse e
ordin: Bruciateli. Quando ebbero acceso un fuoco sul pavimento di
mattonelle e le prove furono distrutte, comment seccamente: Io sono
un soldato. Ho avuto un unico incarico dal re: compiere indagini sul
conto di Colombo. Voi e io abbiamo compiuto il nostro dovere e adesso 
venuto il tempo di ritornare in Spagna con i nostri rapporti.
Lasciando i Pimentel liberi di continuare i loro illeciti?
Se non rubano loro, lo far qualcun altro, rispose e usc dalla stanza
diretto al mare. Cammin per ore, riflettendo sui fatti che aveva scoperto
e concluse: Colombo, de Bobadilla, Pimentel erano tutti uomini onorevoli,
come devono essere dei gentiluomini spagnoli; ma insieme mascalzoni
e ladri, come tendono a essere i gentiluomini spagnoli. Colombo si
era meritato tutti gli onori, pi di ogni altro al mondo, e il re doveva concedere
agli eredi le debite ricompense, sia pure in misura pi ragionevole
rispetto alle loro pretese. De Bobadilla, posto che fosse davvero vivo, faceva
poco danno fingendosi cavaliere. E Pimentel, con il suo argento, sarebbe
divenuto marchese o qualcosa di pi ancora.
Provava quel sentimento di frustrazione che  proprio di un semplice
soldato la cui onest fosse stata sempre messa al banco di prova sul campo
di battaglia dove un uomo assolve ai suoi doveri con coraggio o li scansa
vilmente; era disgustato dalle complessit e dalle sfumature della vita politica.
Guardando il mare esclam: Ormai questa citt  alle mie spalle.
Qui ogni cosa  in vendita o esposta alle brame di ladri, quando non sia
gi stata rubata. Ah, quanto mi piacerebbe essere con re Ferdinando a
bordo di una nave diretta in Sicilia, per affrontare un'onesta battaglia! Gli
amici da una parte, i nemici dall'altra. Poi per gli venne fatto di chiedersi:
Ferdinando potrebbe fidarsi di me, ma potrei io fidarmi di lui?

Note.
1. Hispaniola (Espanda in lingua spagnola)  stata in seguito suddivisa: il terzo
occidentale dell'isola  diventato Haiti e i due terzi orientali costituiscono oggi
la Repubblica dominicana.
2. Taino era il nome usato, in parecchie grandi isole occidentali dei Caraibi, per
designare i pacifici arawak che vi si erano rifugiati in seguito all'arrivo, nelle
piccole isole orientali, dei cannibali caribi all'inizio del XIV secolo.
3. La stima di padre Gaspar peccava per eccesso. Da un altro censimento compiuto
nel 1548 risultarono sopravvissuti soltanto quattrocentonovanta arawak,
e in alcune altre isole occidentali la loro estinzione era totale gi molto tempo
prima.
4. La costa caribica dell'odierno Panama.
5. Equivalente a pochi centesimi.
6. In inglese esistono numerose traduzioni di questo lungo e celebre documento
noto come Lettera rarissima. Madariago ne ha redatto una ottima nel 1936. Morrison
ne fornisce una brillante versione colloquiale espressamente condotta nel
1963 dal dottor Milton Anastos. Una delle migliori si ha nei Four Voyages of Columbus
di J.M. Cohen, edito da Penguin Books nel 1969. Per mantenere una tonalit
pi arcaica, mi sono servito, pur con qualche correzione, della bella versione
di R.H. Major del 1849.

 Capitolo 4.
Il lago spagnolo.

NELLA SECONDA MET DEL XVI secolo, tra il 1567 e il 1597, due leggendari
marinai, uno spagnolo e uno inglese, furono impegnati in un incessante
duello da un capo all'altro dei Caraibi: combattimenti ebbero luogo
all'estremit orientale, a Nombre de Dios, e oltre i limiti settentrionali, a
Veracruz, in Messico; si scontrarono nell'istmo, dalle parti del Panama, in
piccoli porti lungo le coste sudamericane e nell'enorme porto di San Juan
a Portorico. Ma soprattutto i combattimenti ebbero luogo intorno a Cartagena,
la citt fortificata che agli inizi del XVI secolo divenne la capitale dell'impero
spagnolo nei Caraibi. I due erano molto diversi quanto a nascita,
educazione, religione, atteggiamenti e aspetto fisico, ma identici quanto a
eroismo personale e a volont di difendere il proprio onore.
Lo spagnolo era un aristocratico alto, magro, glabro, le guance incavate
e l'aria austera che El Greco amava attribuire ai suoi severi ritratti di
nobili ed ecclesiastici spagnoli; di solito portava al fianco una spada di
Toledo con un'elegante elsa filigranata, un'arma letale che era sempre
pronto a impugnare in difesa di re Filippo e della sua chiesa cattolica.
L'inglese era un uomo basso, atticciato e muscoloso, di incerta ascendenza,
proprietario di una piccola nave da carico con cui approdava ai
porti della Francia e dell'Olanda invasa, sempre pronto a battersi per gli
interessi della regina Elisabetta e della sua nuova religione protestante.
Gli uomini ai suoi ordini dicevano di lui:  forte come un toro.
Lo spagnolo portava l'insolente e altisonante nome di don
Diego Ledesma Paredes y Guzman Orvantes. Se fosse stato inglese, si sarebbe chiamato
semplicemente James Ledesma e nient'altro, ma tutti quegli appellativi
evocavano memorie care a ogni spagnolo che li udisse; cos, per
esempio, dal lato paterno i Ledesma erano stati sempre nobili paladini
del re e portarne il nome era un grande onore. Il ramo maschile discendeva
anche dalla famiglia dei Paredes della Spagna settentrionale, che
aveva dato un eroico contributo alla sconftta definitiva dei mori nel
1492: un nome che meritava dunque di essere preservato.
La lettera y stava a indicare che tutti i nomi che venivano dopo di essa
appartenevano al ramo materno della famiglia, e i Guzman erano non
meno celebri degli antenati paterni, mentre gli Orvantes di sesso maschile
erano considerati, perlomeno nella piccola regione da cui provenivano, i
pi insigni per il valore di cui avevano dato prova nella cacciata dei mori
dalla Spagna. A rendere ancora pi complesso il quadro, siccome al momento
del battesimo si era dovuto tener conto del rispetto dovuto a importanti
membri della famiglia, il nome intero che fu imposto era: Juan
Tomas Diego Sebastian Leandro Ledesma Paredes y Guzman Orvantes.
Ma questo non era causa di difficolt, perch tutti lo chiamavano semplicemente
don Diego.
Don Diego era straordinariamente fiero dell'antica fama della sua famiglia
e nelle sue tre figlie nubili, Juana, Maria e Isabella, vedeva un'occasione
di accrescerla ulteriormente se fosse stato in grado di trovare giovani
accettabili che le sposassero; comunque mai perdeva di vista il suo
primo dovere: aumentare l'attuale potere della famiglia. Giovane ufficiale
di marina di straordinaria audacia, si era guadagnato un'invidiabile reputazione
per avere difeso dai pirati le flotte spagnole che portavano oro
peruviano e argento panamense a Siviglia attraversando il mar dei Caraibi;
era giunto ben presto al grado di capitano e nel 1556, a soli ventiquattro
anni, era stato nominato governatore di Cartagena. Il giorno
stesso in cui aveva assunto l'incarico, aveva emanato l'ordine che avrebbe
caratterizzato i lunghi anni del suo governo: I Caraibi sono un lago spagnolo
dal quale ogni intruso sar cacciato. Il primo passo da lui compiuto
per sottolineare la millanteria era consistito nel rendere Cartagena
una citt talmente inespugnabile e forte che nessun nemico avrebbe osato
assalirla.
Un compito facilitato dal fatto che Cartagena sorgeva nel mezzo di una
strana isola che s'allungava per circa quindici chilometri lungo la costa
sudamericana, una riva diritta e liscia, l'altra somigliante a un polipo i cui
tentacoli erano costituiti dalle molte penisole inframmezzate da ampie
paludi impenetrabili e con pareti rocciose impossibili da scalare. Invadere
l'unico centro abitato dell'isola era perci impensabile. Certo, un nemico
che vi giungesse dai Caraibi trovava l'approccio facile e promettente insieme:
all'estremit meridionale dell'isola tentacolare si apriva l'ampio accesso
del porto di Cartagena, detto Boca Grande, ma l'aspetto era ingannevole,
perch i fondali erano bassissimi. Come se tutto ci non bastasse,
per tenere alla larga ogni avversario don Diego aveva ordinato che alcune
navi venissero colate a picco al centro del passaggio e questo significava
che neppure barche a remi estranee avrebbero potuto penetrarvi.
Il nemico in arrivo dai Caraibi, procedendo per qualche miglio verso
sud, si imbatteva in Boca Chica, piccola bocca, un'insenatura profonda
ma resa insidiosa dall'estrema angustia e da alcuni isolotti che vi sorgevano.
Il capitano che vi fosse penetrato si sarebbe trovato alle prese con
quattro successive baie: quella meridionale, la pi ampia, da cui si accedeva
alla intermedia, la quale a sua volta conduceva alla piccola a settentrione
che sboccava nel minuscolo porto dominato dalle fortificazioni cittadine.
S, Cartagena era praticamente imprendibile.
Tuttavia, sulla fredda costa orientale dell'Inghilterra viveva un duro marinaio,
un giovane di ventitr anni al comando di una piccola nave, che giurava
in preda a un'ira cieca: Combatter il re di Spagna fino alla morte. E
avr il pieno risarcimento per ogni schiavo che gli spagnoli mi hanno sottratto.
Quando avr finito, Cartagena sar un mucchio di rovine.
L'UOMO CHE PRONUNCIAVA queste fiere affermazioni era alto poco pi
di un metro e sessanta: un tipo tarchiato, con la testa tonda e il mento
sporgente coperto da una corta barbetta; colpivano soprattutto gli occhi
azzurri, freddi e lampeggianti. Marinai molto pi anziani avevano imparato
a stargli alla larga se c'erano guai in vista perch in ogni discussione
quel giovane era abituato ad averla vinta. I motivi che lo spingevano a
volere far vela per i Caraibi a ogni costo erano di vario genere e riguardavano
sia la religione sia il commercio degli schiavi.
Si chiamava Francis Drake, era il primogenito di un marinaio in pensione
che aveva messo al mondo altri undici figli e adesso, tornato a terra
in un villaggio del Devon nei pressi di Plymouth, era diventato un severo
uomo di chiesa protestante. Nel 1549 i cattolici del Devon erano insorti
contro la nuova religione che era stata loro imposta; in quell'occasione il
reverendo Drake e la sua famiglia erano riusciti a salvarsi a stento. Ma a
indurre Francis a odiare gli spagnoli non era soltanto il fatto che fossero
cattolici. Verso la fine del 1567, si era aggiunta la terribile sorte che avevano
riservato al suo amico Christopher Weed; bramoso di vendetta, si
era precipitato a Plymouth per consultarsi con uno dei pi grandi comandanti
navali inglesi, John Hawkins, che lui chiamava zio, anche se nessuno
sapeva quali fossero i loro effettivi rapporti di parentela.
Hawkins  stato uno dei marinai pi abili che il mondo abbia conosciuto.
All'epoca contava trentacinque anni, era di statura media, con
una testa piccola, occhi grigio acciaio, grandi baffi e una barbetta che
contribuivano a rendere ancor pi imperioso il suo aspetto; aveva orecchie
enormi, di cui si vergognava, e la tenacia di un bulldog. Non era un
guerriero per natura: si riteneva piuttosto un mercante e un navigatore
che faceva di tutto per evitare scontri navali. Quando faceva la spola
dall'una all'altra delle isole occupate dagli spagnoli per vender loro i
suoi schiavi, i funzionari che trattavano con lui non avevano motivo di
temerlo: sapevano che John Hawkins non saccheggiava citt, n bruciava
villaggi. Non appena Francis Drake si trov al suo cospetto, esord
con tono rabbioso: Zio, devo venire con te al tuo prossimo viaggio nei
Caraibi. Ora pi che mai.
Hawkins replic che il cieco desiderio di vendetta  sempre un cattivo
consigliere, e che la sua funzione era quella di vendere schiavi agli spagnoli,
non di combattere contro di loro.
Commercer con loro, certamente... ma armi alla mano, replic
Francis Drake.
Mi piacerebbe portarti con me, disse John Hawkins. Mi occorrono
uomini del tuo coraggio quando ci si avvicina alla Costa degli Schiavi. Pirati,
avventurieri portoghesi cercano di rubarci i nostri e vagabondi dei
mari assalgono sempre navi inglesi.
 proprio quello che fa per me, replic Drake con forza. Lo zio
torn a gettare acqua sul fuoco: Combattere i pirati in Africa, va bene.
Ma combattere contro i nostri pacifici clienti spagnoli nei Caraibi, non
pu andare.
Pacifici clienti spagnoli? Te li do io, i pacifici clienti spagnoli. All'inizio
di quest'anno, a Rio de la Hacha, il governatore mi ha attirato a riva
con i miei novanta schiavi, offrendosi di acquistarli. Ma al momento di
pagare ha chiamato i suoi soldati che mi hanno ricacciato a viva forza
sulla nave e lui si  tenuto i miei schiavi. Quaranta di quegli schiavi erano
miei, non della regina! Li avevo comprati in Africa con i miei quattrini e
io ho giurato di riprendermeli.
Avendogli lo zio ricordato che era meglio assicurarsi un buon profitto
che non pensare alle vendette, Drake ribatt: Non ci siamo capiti. Ti ricordi
del giovane Weed? Il figlio del predicatore Timothy Weed, quello
che serviva in marina? Siamo salpati da Plymouth per andare a barattare
le nostre merci a Venezia. Ma, mentre passavamo al largo della costa spagnola,
la nostra piccola nave  stata catturata e ci hanno messo in catene,
dicendo che, dal momento che eravamo inglesi, non potevamo che essere
eretici, dunque dovevamo essere puniti. Per fortuna, mentre ci dirigevamo
verso la costa spagnola, la nave a bordo della quale ci trovavamo fu
attaccata dai pirati e io riuscii a scappare. Ma altri tre, tra cui Christopher
Weed, furono portati sulla grande piazza di Siviglia. Non so come, gli
spagnoli avevano saputo che si trattava di figli di ministri protestanti e
Weed e i suoi due compagni sono stati bruciati vivi sul rogo.
Francis, gli disse Hawkins, l'odio che vedo ardere nei tuoi occhi mi
indurrebbe a rinunciare ad averti con me. Ma ci sono vari motivi per cui
ti accontenter. Le navi con cui partir appartengono alla regina e devono
essere difese. Due terzi degli schiavi che cattureremo apparterranno
a lei e a lei andranno anche due terzi dei nostri profitti. Questa  la sua
spedizione e la regina mi ha ordinato di portare con me uomini fidatissimi,
perch non pu permettersi di perdere le ricchezze che questa spedizione
pu fruttarle. Ha un disperato bisogno di denaro.
Come mai? domand Drake.
Ricorderai, rispose Hawkins, che la nostra regina Maria si era sposata
con il re Filippo di Spagna e, sebbene Maria sia morta, Filippo ancora
avanza pretese sul trono d'Inghilterra; continua anche a pregare Elisabetta
di sposarsi con lui e di riportare l'Inghilterra al cattolicesimo.
Ecco perch ha bisogno di denaro per tenerlo a bada e le occorre fin l'ultimo
penny che possiamo ricavare da questo viaggio.
E se torniamo a Rio de la Hacha mi permetterai di prendere a cannonate
quel farabutto che mi ha rubato gli schiavi?
No! E ora vorrei mostrarti perch ho bisogno di te.
Usciti dal comando della marina in cui si era svolta la conversazione, i
due si recarono a un molo dove Drake vide per la prima volta il grande
vascello che la regina Elisabetta aveva di recente acquistato con il proprio
denaro e che sarebbe stato la nave ammiraglia nelle spedizioni per la
tratta degli schiavi da lei volute. La Jesus of Lbeck era una nave tale da
rallegrare il cuore di ogni marinaio, soprattutto in vista di una battaglia.
Costruita in Germania circa trent'anni prima, era stata concepita fin dall'inizio
quale un potente legno da guerra: oltre settecento tonnellate,
quattro alberi due volte pi grossi di quelli di ogni altra imbarcazione e
due alti castelli, a prua e a poppa.
Ma Drake notava soprattutto altri particolari: gli enormi cannoni affacciati
ai portelloni e le decine di bocche da fuoco minori; i vasti dormitori
per soldati e marinai e l'ampio ponte sgombro per combattere all'arma
bianca in caso di abbordaggio. Fece capire a Hawkins che per lui sarebbe
stato un onore far vela sulla Jesus, ma lo zio scosse il capo: No, Francis,
non sarai sulla Jesus. Ti voglio sempre alla mia dritta, a bordo della nave
che comanderai. E gli indic un piccolo, bel vascello da guerra, la Judith,
con il quale Drake, una volta che l'avesse acquistato, avrebbe potuto
conquistarsi gloria o soccombere al disonore.
Nelle settimane che seguirono, Drake visit i fornitori navali di Plymouth
per acquistare i rifornimenti necessari al lungo viaggio: non solo
viveri, ma anche munizioni perch voleva a ogni costo che la sua piccola
Judith fosse pronta a dar battaglia.
Il 2 ottobre 1567, Hawkins guid la sua flottiglia alla volta della costa
africana dove intendeva caricare cinquecento schiavi da portare nei Caraibi,
per offrirli poi in vendita nei vari porti spagnoli. Ma, se Hawkins e
Drake erano soci, sussisteva tra loro una grande disparit di vedute: Hawkins,
il pi anziano dei due, il prudente, voleva la pace; Drake, il giovane,
l'impetuoso, voleva a ogni costo vendicarsi degli spagnoli.
NELLA PRIMAVERA DEL 1568, mentre Hawkins, le stive cariche di
schiavi, faceva vela a ovest lasciandosi alle spalle la costa africana, il governatore
di Cartagena, Ledesma, era intento ad ascoltare il rapporto del
capitano di una piccola nave mercantile spagnola proveniente da Siviglia.
Questi gli rifer che, dopo aver fatto tappa all'isola di Trinidad, era
giunto alla costa americana, precisamente alle grandi saline di Cuman,
ed era stato tanto fortunato da trovarsi al largo perch una decina di navi
apparentemente comandate da rinnegati olandesi avevano sbarcato le
loro ciurme sui depositi di sale e li avevano depredati.
Don Diego volle sapere che cosa avesse fatto il capitano; questi ammise
che, essendo la sua nave veloce e quelle olandesi pi lente, era fuggito.
Saggia decisione, comment don Diego. Credo che dovremmo brindare
al vostro viaggio fortunato e alla vostra prudenza.
L'apparente tranquillit con cui Ledesma aveva accolto la notizia di incursioni
olandesi nelle saline mascherava in realt le gravi preoccupazioni
che il rapporto suscitava in lui.
Il golfo di Cuman, simile a tanti altri lungo le coste, era in realt assai
poco profondo: ogni estate il calore del sole faceva evaporare l'acqua e
creava enormi depositi di sale. L'afa insopportabile impediva che reparti
di soldati restassero a Cuman per lungo tempo. Una stagione trascorsa in
quel luogo era simile a un periodo all'inferno: il calore riflesso dal candido
sale raggiungeva livelli incredibili, ma i capitani olandesi che saccheggiavano
i depositi godevano di un particolare vantaggio; infatti i giudici
olandesi ponevano i delinquenti di fronte alla scelta tra la morte o il
lavoro a Cuman, per cui il sale veniva raccolto da malfattori olandesi costretti
a lavorarvi pur di salvare la pelle, le navi venivano caricate e le
aringhe salate venivano esportate in molti paesi europei. Quello che
devo fare, concluse Ledesma,  andare a Cuman con una flotta senza
attendere che sia il re a ordinarmelo. Avrebbe potuto inviare a Cuman
qualche suo capitano; d'altra parte era alle prese con quello che meritava
il nome di problema spagnolo: era padre di tre figlie nubili, zio di due
nipoti il cui futuro era incerto e si chiedeva: Come posso difendere e incrementare
gli interessi della mia famiglia?
Nella societ spagnola, un uomo come don Diego doveva far fronte a
pesantissimi obblighi nei confronti di quattro superiori: Dio, la chiesa di
Dio, il re e la propria famiglia (ma in ordine inverso se era un uomo prudente)
e don Diego alla famiglia teneva moltissimo. Alle sue tre figlie occorrevano
mariti ricchi e importanti, mentre i due ottimi nipoti di sua
moglie meritavano un impiego. Senza contare i suoi tre fratelli, privi di titoli
e dotati di vorace appetito per le cose migliori. C'era infine l'esercito
di cugini di dona Eleonora. Se don Diego avesse giocato le sue carte con
abilit e avesse potuto continuare a esercitare le funzioni di governatore
per altri quindici o vent'anni, avrebbe avuto buone prospettive di assicurare
un avvenire a tutti i parenti.
Era dunque preferibile che fosse lui stesso a condurre la spedizione
contro gli olandesi, perch cos avrebbe potuto assicurare due promozioni
ai nipoti della moglie e nello stesso tempo ingraziarsi un giovane capitano
delle truppe di terra, un uomo di un'ottima famiglia di Saragoza,
su cui dona Eleonora aveva messo gli occhi come un marito ideale per la
loro figlia maggiore, Juana. Se durante lo svolgersi dell'azione don Diego
avesse avuto occasione di promuovere il giovanotto e di raccomandarlo
nel suo rapporto al re, il matrimonio avrebbe potuto diventare realt. Insomma,
pi don Diego pensava alla spedizione alle saline, pi attraente
gli appariva.
Mosso da questi motivi personali, uniti al desiderio di infliggere una
batosta agli odiati traditori olandesi, il governatore Ledesma alla fine del
febbraio 1568 radun una flotta di sette navi ben armate ed equipaggiate
e salp alla volta della lontana Cuman, una cittadina che moltissimi governatori
mai avrebbero avuto occasione di visitare, ma alla cui volta di
tanto in tanto inviavano truppe per proteggere le preziose saline. Quale
ammiraglio della flotta (si era infatti autonominato a tale incarico) si imbarc
sul vascello pi grande, quello che aveva i pi grossi cannoni, mentre
i nipoti furono posti al comando rispettivamente dell'ala destra e sinistra
della flotta, sebbene si trattasse di giovani che non avevano neppure
venticinque anni e che di mare ne sapevano poco o niente del tutto.
Quanto al giovane aristocratico che corteggiava Juana Ledesma, il governatore
aveva creato una carica inedita, quella di vicereggente dell'ammiraglio;
nessuno sapeva che cosa comportasse tale incarico, ma il giovane
era animato da profonda riconoscenza nei confronti di don Diego e
di tutta la sua famiglia.
Verso la fine di marzo la flotta, provenendo da occidente, giunse in vista
di Cuman, e constat che all'imboccatura della laguna salina si trovavano
tre grosse navi mercantili di traditori olandesi, ciascuna armata di
pesanti cannoni. Senza esitare un istante, don Diego mosse all'attacco e in
quaranta minuti la battaglia di Cuman, come sarebbe stata definita nei
loro entusiastici rapporti da scrivani spagnoli, fu conclusa: una nave nemica
colata a picco, una finita in fiamme su una scogliera e la terza, quella
di dimensioni intermedie, catturata.
Consapevole, pur nel calore della battaglia, di essere un gentiluomo
spagnolo legato alle norme dell'onore, don Diego ordin al suo interprete
di comunicare in olandese ai superstiti: Potrete ripartire con la
nave che resta, diretti a un porto di vostra scelta. Ma ne abbatteremo gli
alberi per evitare che ci diate la caccia nottetempo. La nave superstite
era un legno robusto e gli spagnoli protestarono: Perch dare agli olandesi
un buon veliero, mentre una delle nostre navi  in pessime condizioni?
Don Diego ordin allora di abbattere invece l'albero di una delle
sue navi e di consegnarla agli olandesi.
Quella sera, orgoglioso della sua vittoria, don Diego comand allo scrivano
di compilare una lettera in cui si informava il re Filippo della cattura
della nave olandese Stadhouder Mauritz, subito ribattezzata
Mariposa, in funzione di nave ammiraglia, aggiungendo di proprio pugno:
Senza l'eccezionale valore e l'abile giudizio militare del vicereggente e
dei due viceammiragli, questa vittoria contro tre enormi vascelli olandesi
sarebbe stata impossibile. Tutti e tre hanno combattuto valorosamente sui
ponti delle navi nemiche e meritano di essere decorati e promossi.
MENTRE DON DIEGO SI COMPIACEVA della sconfitta inflitta agli olandesi
e della cattura di quella bella nave, il suo futuro genero, il vicereggente,
dimostr di essere davvero un giovane sensato perch, chiesto il permesso
di rivolgere la parola all'ammiraglio e avendo don Diego acconsentito, il
giovanotto disse: Sapete, eccellenza, che il mio prozio  stato governatore
del Per?
Certamente!  uno dei motivi per cui dona Eleonora e io siamo compiaciuti
all'idea che voi possiate entrare a far parte della nostra famiglia.
Allora sapete anche che cosa ne  stato di don Pedro.
Il sorriso di don Diego cedette il posto a un cipiglio: Una cosa terribilmente
ingiusta. Nemici gli hanno mosso vili accuse di ogni tipo e...
S,  stato impiccato. Ci fu qualche istante di silenzio e poi don
Diego chiese: Perch mi ricordate quella triste vicenda? Il giovane rispose:
Perch non dovreste vantarvi della vostra vittoria a Cuman; n
nel rapporto che invierete in Spagna n quando tornerete a Cartagena.
E quali sarebbero i pericoli... se lo facessi, cosa che certamente non
far?
L'invidia. L'invidia che animer i vostri nemici qui e in Spagna. Voi
avete promosso me a un alto comando, e lo stesso avete fatto con i vostri
due nipoti; prima che salpassimo, anche i vostri due fratelli hanno avuto
incarichi importanti. Le lingue si metteranno in movimento e spie, anche
a bordo di questa nave, cominceranno a compilare rapporti segreti da inviare
al re.
Don Diego si rendeva perfettamente conto che il giovane aveva ragione.
Ogni governatore di un territorio lontano dalla Spagna correva di
continuo il rischio di essere richiamato in patria per rispondere ad accuse
quanto mai perfide e la natura dell'incarico lo rendeva inevitabile: il governatore
godeva di altissima autorit, gestiva ricchezze di entit inimmaginabile
ma riceveva pochi compensi. I re di Spagna erano sempre affamati
di ricchezze, mettevano le grinfie su ogni pezzo d'oro e d'argento
prodotto dalle colonie, ma erano riluttanti a pagare un salario decente ai
loro sovrintendenti. Ci si aspettava dunque che vicer e governatori spagnoli
rubassero, si concedevano loro dieci o quindici anni durante i quali
arricchirsi, per tornare poi in Spagna con un patrimonio sufficiente a
mantenere agiatamente le loro numerose famiglie per il resto della vita.
Nello stesso tempo, per, i sospettosi sovrani incoraggiavano una miriade
di spie a riferire sulle malefatte di vicer e governatori, con la conseguenza
che quando un uomo, come Colombo per esempio, avesse svolto
quell'incarico per una decina d'anni, avrebbe potuto essere quasi certo di
ricevere la visita di una audiencia ufficiale, i cui componenti avrebbero
trascorso anche due anni a indagare sul suo comportamento, invitando i
suoi avversari a testimoniare in segreto contro di lui; per questi motivi
capitava molto spesso che un funzionario che avesse goduto di straordinari
poteri in luoghi remoti come il Messico, il Panama o il Per, terminasse
la sua illustre carriera tornando in patria in catene, per poi languire
in un carcere. I pi sfortunati finivano impiccati.
Era una tradizione fatale che durante il governo di Diego Ledesma a
Cartagena era ormai codificata: esercitare il potere in maniera accettabile
rubando nella misura permessa dalla decenza e dall'invidia di altri e, siccome
si trattava di una posizione incerta, collocare ogni parente nell'ufficio
pi redditizio possibile, in modo che pure questi potesse accumulare
una fortuna. Ci significava che, se il funzionario o vicer cadeva in disgrazia
e tornava in patria in catene, i membri della sua famiglia continuavano
a godere di posizioni di potere e, dopo qualche anno, potevano tornare
in Spagna carichi di ricchezze e di titoli, avendo cos nuove occasioni
di accrescere le proprie fortune.
Era un sistema e una forma di governo che comportava lo spreco delle
risorse del nuovo mondo. Francia e Inghilterra, che disponevano di ricchezze
infinitamente minori, avrebbero creato valide amministrazioni assai
pi durature di quelle spagnole. Nel 1568, quando don Diego faceva
vela alla volta di Cartagena, soddisfatto della vittoria riportata, la Spagna
aveva messo le mani sul nuovo mondo gi dal 1492, dunque da oltre tre
quarti di secolo, mentre la Francia e l'Inghilterra avrebbero cominciato a
occupare territori oltre mare solo mezzo secolo dopo, nel secondo e terzo
decennio del Seicento, quando i semi delle carenze spagnole avevano gi
cominciato a dar frutto.
IL GIORNO IN CUI JOHN HAWKINS e Francis Drake caricarono il maggior
numero possibile di schiavi a bordo della Jesus of Lbeck, don Diego de
Guzman, spia spagnola alla corte della regina Elisabetta, verg una lettera
in codice e la sped in gran fretta al porto sul Tamigi dove una veloce
nave era in attesa di salpare alla volta della Spagna. All'Escorial, un mostruoso
ammasso di pietre scure nei pressi di Madrid, gli scrivani di re Filippo
si affrettarono a stilare copie degli ordini emanati dal sovrano in
preda a una fredda furia: sei ore dopo che gli erano giunte quelle notizie,
un messaggero a cavallo galoppava alla volta di Sanlucr de Barrameda,
alla foce del Guadalquivir. Da l, tre piccoli legni salparono con il favore
della marea alla volta di Hispaniola, dove i messaggi furono consegnati al
governatore nel suo palazzo di San Domingo. Questi a sua volta sped
uno sciame di piccole, veloci fregate costiere a portare i messaggi in sette
diverse capitali dei Caraibi, per cui il 3 febbraio 1568, quando Hawkins
salp dall'Africa, le autorit delle isole dei Caraibi verso
le quali intendeva dirigersi erano gi state avvisate del suo arrivo. Ne fu informato anche
Ledesma: John Hawkins  diretto a questa volta; Guzman a Londra
ha sentito dire, da un personaggio altolocato vicino alla regina, che fa
rotta su Portorico, Rio de la Hacha e Cartagena, con l'autorizzazione a
sbarcare ed eventualmente distruggere tutte le citt che gli si oppongano.
Don Diego non si mostr preoccupato, ma il messaggero aggiunse
un'altra informazione, questa trasmessa oralmente: Hawkins  a bordo
di una nave potentissima, la Jesus of Lbeck, di propriet della stessa regina.
L'ammiraglio Ledesma non poteva certo accoglierla con la stessa
tranquillit. Non era una bella prospettiva, quella di dover affrontare con
navi spagnole pi piccole e mal difese quel terrore dei mari irto di cannoni,
ma l'ultima informazione del messaggero fu quella maggiormente
inquietante: Hawkins arriver con un'altra grande nave, la Mignon, un
vascello inaffondabile, e alcuni legni minori: la Swallow, cento tonnellate,
la Judith, cinquanta tonnellate, l'Angel, trentatr tonnellate. A conclusione
dell'elenco il messaggero aggiunse: Al comando della Judith 
preposto il giovane Francis Drake, un parente del capitano Hawkins.
A sentire quel nome, Ledesma sussult, perch gli era giunta notizia
delle minacce che Drake aveva pronunciato quando gli spagnoli
l'anno prima gli avevano rubato, a Rio de la Hacha, quaranta schiavi
di sua propriet. Quando ritorner in queste acque, aveva detto Drake,
esiger il pieno pagamento per i miei schiavi e dar alle fiamme Cartagena.
Quel pomeriggio Ledesma eman una serie di ordini per rafforzare le
difese della sua capitale: altre navi furono affondate nel bel mezzo di
Boca Grande per renderla del tutto impraticabile e altri cannoni ancora
furono piazzati all'accesso di Boca Chica. Cartagena  imprendibile,
proclam quando le nuove misure furono attuate, ma qualche settimana
dopo arriv da Rio de la Hacha un piccolo legno a confermare la notizia
che Hawkins era tornato nei Caraibi e aveva portato con s il temibile
Drake. Non appena arrivato a Rio de la Hacha, Drake aveva aperto il
fuoco contro la casa del suo grande avversario, il tesoriere
Miguel de Castellanos, che l'anno prima lo aveva derubato degli schiavi, e una delle
sue bordate avrebbe senz'altro ucciso il tesoriere, se questi fosse stato in
quel momento a tavola. Castellanos per cinque giorni non aveva potuto
far altro che osservare quelle due piccole navi entrate nel suo porto, impotente
ad affrontarle, ma abbastanza forte da impedire a Drake di prendere
terra con i suoi soldati.
Ledesma volle sapere se il confronto si era concluso con una situazione
di stallo. Oh, no, rispose il messaggero. Il sesto giorno  arrivato il capitano
Hawkins che  entrato nel porto con la sua grande Jesus of Lbeck,
quindi le cose hanno preso tutt'altra piega. Per prima cosa, fedele alla sua
abitudine di non provocare gli spagnoli, ha restituito, a riprova delle sue
intenzioni pacifiche, l'imbarcazione venuta da Hispaniola che Drake
aveva catturato. Poi, a ulteriore dimostrazione della sua buona volont,
ha messo a terra duecento uomini armati, ma il tesoriere aveva da un
pezzo deciso che, se mai gli inglesi fossero tornati, si sarebbe opposto
loro fino alla morte, e lo ha fatto o almeno ci si  provato.
 seguito un duro scontro. Due inglesi sono rimasti uccisi, ma le
truppe di Castellanos sono state volte in fuga; Hawkins si  trovato in
possesso di una citt da cui se ne erano andati tutti gli abitanti, dove non
c'erano n donne, n oro, e neppure argento, perle od oggetti di valore.
Hawkins ha concesso al tesoriere tre giorni di tempo per portare indietro
gli abitanti e le ricchezze, ma avendo quegli opposto un rifiuto, Hawkins
ha minacciato di dare alle fiamme la citt. L'eroico Castellanos ha replicato:
Piuttosto che consegnarvela, preferirei vedere ogni isola delle Indie
ridotta in cenere. Drake, udita questa inutile vanteria, stava per appiccare
il fuoco alle case, ma Hawkins l'ha fermato dicendogli: Dev'esserci
un modo migliore.
Effettivamente, dopo cinque giorni di paziente attesa, uno schiavo fuggiasco
ha mostrato a Hawkins dove era nascosto il tesoro, cos Hawkins
ha avuto tutto quello che voleva, anzi molto di pi.
Come sarebbe a dire?
Il messaggero spieg che aveva venduto agli spagnoli cinquanta schiavi
a prezzo equo, poi si era fatto dare altro denaro per risarcire le famiglie
dei due soldati inglesi uccisi e, per mostrarsi generoso, aveva regalato cinquanta
schiavi alle donne che abitavano nelle case incendiate da Francis
Drake. Quindi, con tutto il tesoro, Hawkins se n'era andato non senza
che Francis Drake borbottasse: Quando torner come capitano della mia
flotta, dar alle fiamme ogni casa di questa maledetta citt. Poi, da
bordo della Judith aveva gridato: Adesso tocca a Cartagena.
LA FLOTTA INGLESE GIUNSE A CARTAGENA il 1 agosto 1568. Hawkins
intendeva semplicemente vendere i cinquanta schiavi che gli restavano e
barattare le altre merci che aveva a bordo in cambio di cibo e perle, ma
Drake sperava di poter invadere la citt e di chiedere un riscatto per la
sua restituzione. Gli inglesi per, anche se contavano molti marinai, disponevano
di soli trecentosettanta uomini addestrati al combattimento,
mentre il governatore Ledesma aveva cinquecento fanti spagnoli, due
compagnie di abili cavalleggeri e non meno di seimila indiani addestrati e
armati. Sicch, quando il capitano Drake invi un messaggero con una
bandiera bianca per informare Ledesma dei termini in base ai quali gli inglesi
proponevano di commerciare con Cartagena, il governatore si rifiut
perfino di aprire la lettera, ordinando al messaggero di riferire a
Drake che nessuno si curava di ci che gli inglesi avrebbero fatto e che
quanto prima si fossero tolti dai piedi tanto meglio sarebbe stato.
A quell'insultante risposta, Drake reag avvicinandosi al massimo alla
costa e ordinando ai suoi cannoni di tempestare la citt ma, non avendo
potuto accostare abbastanza, il tiro risult corto. Ledesma fece aprire il
fuoco ai suoi pezzi, ma anche questi mancarono il bersaglio.
Hawkins, preoccupato per il cattivo andamento dell'operazione,
sbarc sulle isole deserte a sud della citt, dove non trov altro che pochi
barili di vino che ordin ai suoi uomini di lasciare intatti dicendo: Non
siamo n pirati n ladri. Al che Ledesma gli mand a dire che prendessero
pure il vino, perch era di pessima qualit, quindi solo inglesi potevano
berlo.
In realt era vino spagnolo di buona annata e gli inglesi se lo godettero,
salvo Drake che si rifiut di farlo; Hawkins ordin ai suoi uomini di
sistemare vicino ai barili vuoti merci inglesi di valore corrispondente a
quello della bevanda, per dimostrare che seguiamo le costumanze dei
gentiluomini.
Ledesma e Drake a questo punto si erano scontrati due volte senza vedersi
in faccia e senza cospicui spargimenti di sangue, ma i due avversari
sapevano che il prossimo incontro sarebbe stato ben pi cruento e decisivo.
Ledesma avvert i suoi uomini: Drake torner, possiamo starne
certi. Drake, a sua volta, promise ai suoi soldati: Un giorno umilier
quell'arrogante spagnolo.
ORA CHE LE NAVI INGLESI percorrevano impunemente il mar dei Caraibi,
trafficando dove e come volevano, non lo si poteva pi definire un lago
spagnolo: era divenuto una pubblica piazza. Don Diego, che aveva avuto
l'ordine di continuare a mantenerlo spagnolo, riteneva che, se si fossero
potuti indurre Drake e Hawkins ad affrontare una grande battaglia navale,
gli inglesi avrebbero potuto essere battuti: fece perci di tutto per
ottenere quel risultato. A confortarlo in tal senso fu un ordine portato da
una fregata giunta da Siviglia: il re gli comandava di uscire con quante
pi navi poteva da Cartagena per difendere i venti vascelli che, partiti
dalla Spagna, avrebbero fatto scalo a San Juan de Ula per prendere a
bordo il carico autunnale di argento messicano; il re gli confermava inoltre
il titolo di ammiraglio.
Raccolti in fretta nove vascelli guidati dalla Mariposa,
l'ammiraglio Ledesma salp dunque da Cartagena a vele spiegate, nella speranza di raggiungere
Ula prima che vi arrivassero Hawkins e Drake, posta che
quella fosse davvero la loro meta segreta; suo genero (da poco divenuto
tale, sposando sua figlia Juana) gli era accanto in qualit di vicereggente,
posizione ancora indefinita, e i due nipoti Amadr comandavano l'ala di
dritta e quella di sinistra della flottiglia.
L'isola di Ula, situata a circa un chilometro dalla citt di Veracruz,
serviva da baluardo per la terraferma dove le ricchezze di
argento messicano venivano radunate in attesa dei galeoni reali che venivano a caricarle
dalla Spagna. Costruita con solida roccia, e protetta dalla parte del
mare da grandi scogliere coralline, Ula era celebre anche per le sue
grotte in cui venivano imprigionati soldati e operai ribelli.
Con grande soddisfazione, Ledesma constat di essere arrivato prima
di Hawkins e, fatta gettare l'ancora della Marposa, si rec al forte, dando
ordine che i cannoni fossero permanentemente puntati contro l'ingresso
del porto, con cannonieri di guardia ai pezzi ventiquattr'ore su ventiquattro.
Comand inoltre che delle tre compagnie stabilmente di stanza a Veracruz,
una dovesse essere sempre disponibile per accorrere lungo la
spiaggia in difesa delle bocche da fuoco, la seconda pronta a raggiungere
il forte e la terza posta a difesa dei punti di accesso alla citt vera e propria.
Persuaso di aver disposto quanto era necessario per proteggere San
Juan de Ula e Veracruz, Ledesma fu ben lieto di apprendere che presto
un'altra flotta spagnola sarebbe giunta da Nombre de Dios, grande deposito
sulla costa caribica dell'istmo di Panama, con a bordo altri tesori provenienti
dal Per. Quando arriver, questo sar il pi ricco porto del
mondo, proclam ai suoi subordinati. E anche il meglio difeso.
Il giorno dopo, una malconcia nave spagnola entr a fatica nel porto
recando la notizia di un terribile uragano con venti violentissimi scoppiato
a sud; tutti allora si convinsero che se Hawkins e le navi inglesi ne
erano stati investiti dovevano ormai essere colati a picco o tornati in Inghilterra
dopo aver subito gravi danni.
Ledesma rest pertanto sgomento quando, due giorni dopo, una vedetta
annunci: Navi in vista! Il primo vascello ad affacciarsi al porto
risult essere la celebre Jesus of Lubeck. Sebbene nel fortunale avesse subito
la perdita di uno dei castelli, era per pur sempre una formidabile
nave da guerra; era seguita dalla robusta Mignon e dai legni minori. In
rada, le navi inglesi si mescolarono a tal punto con quelle spagnole, che le
batterie costiere non osarono aprire il fuoco per timore di affondare i
propri vascelli: la stessa Mariposa di Ledesma si trov sotto la mira dei poderosi
pezzi della Jesus of Lubeck puntati contro di essa da pochi metri di
distanza. Hawkins e Drake, senza aver sparato un colpo, avevano cos occupato
il porto di San Juan de Ula, e Ledesma non poteva far nulla per
ricacciarli indietro: non gli rest che aspettare, nella speranza che nel
frattempo accadesse qualcosa che gli permettesse la rivincita.
Intanto, dando un'ennesima prova del suo indubbio coraggio, si fece
portare con una barca a remi alla Jesus per conoscere finalmente di persona
l'avversario e sal sul ponte. Scortato con le dovute cerimonie nella
cabina di Hawkins, v'incontr l'inglese che indossava abiti elegantissimi
come se avesse dovuto partecipare a un ricevimento a corte, piuttosto
che a un incontro con il nemico. Ledesma volle sapere come mai gli
inglesi avessero osato entrare in un porto spagnolo cos importante e
Hawkins rispose con tono sincero: Sono state le tempeste a portarci
qui.
Una tempesta ancora peggiore vi far andare via, replic Ledesma,
perch, aggiunse, indottovi forse da sottile scaltrezza o da pura stupidit,
tra poco la poderosa flotta dell'argento formata da venti vascelli armati
arriver dalla Spagna e, se sarete ancora qui, vi distrugger nel giro
di pochi minuti.
Le navi inglesi sono in grado di caricare argento al pari di quelle spagnole,
ribatt Hawkins. Ledesma, con un sogghigno rispose: S, se riescono
a metterci sopra le mani.
Proprio in quella entr nella cabina un marinaio basso e atticciato, con
una corta barbetta. Don Diego balz dalla poltrona su cui aveva preso
posto, esclamando: Voi siete Drake! Per la prima volta i due duellanti
si trovarono a faccia a faccia, inchinandosi come gentiluomini, ciascuno
in attesa che fosse l'altro ad aprir bocca per primo.
Fu Drake a rompere il silenzio: I vostri mi hanno rubato quaranta
schiavi a Rio de la Hacha. Ledesma ribatt con un sorriso: Ma vi abbiamo
regalato del vino a Cartagena quando non siete riusciti a entrare
nella nostra citt.
Controllando l'ira, Drake replic: Quella volta non abbiamo neppure
tentato di farci strada con la forza, ma la prossima volta tenetevi pronti.
A questo punto intervenne Hawkins che con un tono cortese disse: Il
vino che ci avete lasciato a Cartagena era ottimo, ma non dimenticate che
ve l'abbiamo pagato! Tutti e tre scoppiarono a ridere, quasi fossero
buoni amici. Ledesma si permise allora di chiedere, da marinaio a marinaio:
Come avete perduto il castello di poppa? Hawkins rispose in tutta
sincerit: Queste navi con un eccessivo peso in alto rollano troppo in
caso di tempesta, cos abbiamo dovuto abbattere la sovrastruttura per impedire
che si rovesciasse. Quindi aggiunse: Quando l'incarico di costruire
navi sar mio, non ci saranno pi castelli, n a prua, n a poppa.
Le mie navi saranno basse e veloci. La vostra Mariposa risponde meglio a
questi criteri. E Ledesma: Era una nave olandese, gli olandesi sono ottimi
costruttori. La vostra Jesus  tedesca. Troppo pesante e massiccia.
A questo punto, Hawkins espose le ragionevoli condizioni alle quali
lui e Drake erano disposti ad andarsene da Ula: gli spagnoli avrebbero
dovuto acquistare cinquanta schiavi e vendere agli inglesi a un prezzo accettabile
scorte di cibo sufficienti per il ritorno in Inghilterra garantendo,
inoltre, l'uscita incolume dal porto. Ledesma rispose con sottile sarcasmo:
Evidentemente non avete visto le decine di cannoni posti lungo la spiaggia.
Suppongo che dovr impartire ordini anche ai loro cannonieri. Poi,
con tono ben pi deciso: Come certamente vi hanno riferito i miei uomini
a Rio de la Hacha, il mio re ci ha vietato di commerciare con gli inglesi;
io stesso ho impartito quest'ordine anche a Cartagena. Il cibo che
abbiamo ci serve per rifornire la flotta dell'argento in arrivo. Inoltre,
come potrete comprendere, capitano Hawkins, per quanto capace voi
siate, i nostri cannonieri non lasceranno che la vostra Jesus esca dal porto
incolume. Voi dite che la nave appartiene alla vostra regina. Bene, Elisabetta
non la rivedr mai pi.
Nel silenzio che segu, i tre marinai si inchinarono e Ledesma lasci la
nave. Tornato al forte, cominci a disporre le sue trappole. In segreto,
fece spostare cento soldati di guarnigione a terra su posizioni sovrastanti
le navi all'ancora, e altri cento furono destinati a rafforzare il forte.
Quindi ordin al capitano di una delle grandi navi spagnole di trasformarla
in un enorme brulotto. Inoltre, con i due nipoti e il vicereggente
prepar accurati piani di assalto ai vascelli inglesi.
Ma, proprio mentre si accingeva a queste prime mosse, ecco arrivare da
sud una flotta di tredici enormi galeoni spagnoli, che portavano a bordo
non soltanto un grosso carico di oro e argento proveniente da Nombre de
Dios, ma anche il vicer del Messico, don Martin Enriquez, un uomo
astuto che il re aveva scelto proprio per questa sua qualit.
Enriquez si trovava in una situazione delicatissima. Tre flotte si disputavano
il porto di Ula: quindici navi spagnole, comprese quelle dell'ammiraglio
Ledesma all'interno del bacino, tredici altri grossi legni spagnoli
all'esterno e i sette vascelli di Hawkins che bloccavano l'ingresso e l'uscita.
Occorrevano dunque nervi saldi e sangue freddo, ma ai tre comandanti
tali qualit di certo non mancavano.
Hawkins cominci le delicate manovre inviando una scialuppa al vicer
Enriquez e invitandolo a cena; quando lo spagnolo entr nella cabina
dell'inglese lo trov vestito di tutto punto. Hawkins lo apostrof
senza mezzi termini: Onorevole vicer, date ordine agli uomini dell'ammiraglio
Ledesma a terra di accogliere le mie richieste e io me ne andr
in pace, senza colpo ferire.
 ridicolo! ribatt il vicer. Voi non siete in condizione di dettare
condizioni. Ma Hawkins non si lasci smontare. Eccellenza, disse, le
vostre tredici navi hanno a bordo tesori e vite umane alle quali il re Filippo
annette grande valore. Se ne stanno l prive di protezione: se dovesse
scoppiare una tempesta come quella che mi ha costretto a smantellare
il castello di poppa, le vostre navi finirebbero a pezzi sugli scogli che
possiamo vedere da qui.
Ammiraglio Hawkins, replic calmo il vicer, ben centotrenta cannoni
sono puntati su di voi.
Non sono ammiraglio, semplicemente capitano. So per che gran
parte dei cannoni spagnoli  troppo lontana per colpirmi; continuer a
bloccare l'ingresso del porto e star a guardare le vostre navi fatte a pezzi
dalla prossima tempesta.
Il vicer si fece allora portare a terra e propose a don Diego un piano
sbalorditivo: fare assassinare Hawkins e Drake, in occasione di un prossimo
incontro, da un giovane ufficiale spagnolo di straordinario coraggio
e abilit, che avrebbe partecipato alle trattative. Convocato il sicario,
questi mostr a Ledesma uno stiletto avvelenato che teneva nascosto
nella manica sinistra della giacca ed Enriquez spieg che gli altri membri
della delegazione spagnola avrebbero protetto il giovane ufficiale.
Don Diego stette a riflettere qualche istante, memore di aver detto appena
qualche giorno prima: Ricorrer a ogni stratagemma per togliere
di mezzo quel pirata, ma ricord anche di essere un gentiluomo: Un assassinio?
Durante una tregua accettata da me, Ledesma? Oh, no!
La reazione del vicer fu immediata. Prendetelo! ordin ai suoi uomini.
E fucilatelo se tenta di metterci i bastoni fra le ruote.
Immobilizzato in un angolo, Ledesma ud il giovane assassino chiedere:
Se ho un'unica occasione, quale dei due pirati devo far fuori?
Dopo una breve esitazione, il vicer rispose: Drake  nostro nemico irriducibile.
Con Hawkins sappiamo come trattare. Il sicario quindi concluse,
sicuro di s: Sar Drake a morire.
Il giovane ufficiale, mescolatosi ai membri della delegazione spagnola
che inalberava una bandiera bianca, giunse cos a bordo della
Jesus of Liibeck e partecip alle discussioni con Hawkins. Questi, sempre sul chi
vive, aveva notato che, quando gli era stato presentato, il giovane aveva
mantenuto un contegno distaccato e indifferente, ma appena Drake si era
aggiunto alla compagnia, lo spagnolo si era fatto attentissimo e aveva
continuato ad avvicinarglisi. Cos, non appena il giovane grid: Muerte!
cav fuori lo stiletto avvelenato e balz su Drake, Hawkins fu pronto ad
afferrargli il braccio prima che potesse colpire. Poi, pallidissimo, sibil:
Costoro sono venuti protetti dalla bandiera bianca. Rispediteli indietro,
a perpetua vergogna di coloro che li hanno inviati.
Le finte formalit erano finite e i tre comandanti delle flotte, Ledesma,
tornato libero dopo il fallito attentato, Enriquez e Hawkins, sapevano
che li aspettava adesso un duello per la vita o per la morte, senza pi negoziati,
n ironie o navali galanterie. Il pomeriggio del 23 settembre
1568, Ledesma ed Enriquez diedero il via a un furibondo fuoco di bordata
che affond tre navi inglesi, la Grace of God, la Swallow e l'Angel,
mentre i nipoti di Ledesma, sfidando la fucileria inglese, davano alle
fiamme una delle navi che, a vele spiegate, fu diretta verso la Jesus of Lbeck. Nel giro di pochi istanti, il legname secco del castello di poppa demolito
fu in fiamme.
Ben presto il grande vascello, nave ammiraglia della marina di sua
maest britannica e sua personale propriet, fu tutto un rogo. Sarebbe
tuttavia riuscita a uscire dal porto, se l'ammiraglio Ledesma, tornato al
comando della Mariposa, non avesse scaricato contro la Jesus una bordata
che ne sfond la fiancata all'altezza della linea di galleggiamento. A Hawkins
non rest che ordinare di abbandonare la nave e, con il suo equipaggio,
riusc a stento a salire a bordo della nave inglese pi vicina; della flottiglia
inglese ora ne restavano a galla, oltre a quella, solo altre due: la
grossa Mignon, di cui Hawkins assunse il comando, e la piccola Judith comandata
da Drake.
Ci che accadde dopo rest un mistero per i marinai inglesi e una macchia
incancellabile nella storia della marineria britannica: Francis Drake,
al comando della piccola Judith ancora pienamente efficiente, prese alla
lettera l'ordine si salvi chi pu impartito da Hawkins e si allontan dal
campo di battaglia, abbandonando suo zio alla merc degli spagnoli.
Sotto l'abile guida di Drake, la Judith concluse senza ulteriori guai la
traversata fino a Plymouth, dove arriv sana e salva il 20 gennaio 1569,
recando la triste notizia della sconfitta di San Juan de Ula, della presunta
morte del capitano Hawkins e della perdita delle altre navi. Profondo
fu il dolore degli inglesi: la sconfitta era disastrosa, la morte di un
comandante come Hawkins e di tanti altri uomini era un duro colpo per
la regina Elisabetta che, sottoposta all'implacabile pressione spagnola,
non poteva permettersi di sprecare n navi, n marinai.
Ma cinque giorni dopo, il 25 gennaio, una vedetta di Plymouth avvist
una nave inglese, malconcia al punto che si manteneva a stento a galla e
che risult essere la Mignon. L'equipaggio era in condizioni tali da non
essere neppure in grado di manovrare le vele. A bordo c'era anche Hawkins
che, senza mai nominare il suo parente, present una relazione sulla
sconfitta di Ula, concludendo con la dura condanna che ancora accompagna
ogni accenno a Drake nei ranghi della marina inglese: Con la sola
Mignon e la Judith, un piccolo barco di cinquanta tonnellate, ci siamo
messi in salvo; il barco quella stessa notte ci abbandon alla nostra triste
sorte.
Dei cento uomini che erano riusciti a fuggire da Ula a bordo della Mignon,
soltanto quindici sopravvissero alla terribile traversata oceanica (a
bordo non c'erano viveri) mentre erano giunti tutti in salvo quelli della
Judith di Drake che disponeva di sufficienti vettovaglie. Dei cinquanta
schiavi che Hawkins aveva portato con s a Ula, venticinque erano
morti annegati perch erano in catene a bordo della Jesus quando la nave
era andata a picco; gli altri venticinque giunsero in Inghilterra sulle navi
superstiti e furono venduti con notevole profitto nel Devon.
QUANDO L'AMMIRAGLIO LEDESMA torn con le sue navi a Cartagena, annunci
che sia Hawkins sia Drake erano periti nella grande battaglia di
Veracruz e che il mar dei Caraibi era tornato a essere un lago spagnolo.
Altrettanto comunic anche al re in un vanaglorioso dispaccio.
Dovette per abbassare la cresta quando il sovrano replic, in tono
acido: A quanto sembra bisogna temere i fantasmi di uomini audaci
come Hawkins e Drake, perch sono stati visti da nostre spie a Plymouth,
Medway e Londra. In seguito, a Cartagena giunse la notizia che Drake
stava battendo i Caraibi, ma siccome non sbarcava da nessuna parte, non
assaliva insediamenti, non dava addosso a navi spagnole, non si diede credito
all'informazione.
Nel 1571 la voce torn a correre, ma se Drake davvero navigava sul
suo mare preferito, si comportava in maniera atipica, ancora una volta
non assalendo n navi, n stanziamenti; Ledesma quasi si convinse che
non c'era pi nulla da temere da El Draque.
Tuttavia, ancora incerto, disse al vicereggente: Quasi quasi spero che
sia vivo, cos potr scontrarmi con lui un'altra volta ed espellerlo per
sempre dal nostro mare. Poi, nel giugno 1572 il re inform Ledesma
che, stando alle informazioni fornite dalle spie, il capitano Francis Drake:
 vivo e vegeto;  salpato da Plymouth con suo fratello John a bordo
della nave da guerra Pasha da ottanta tonnellate, quale ammiraglia, e con
la Swan, trenta tonnellate, quale viceammiraglia. A Londra si diceva che
avesse intenzione di attraversare l'istmo a piedi e di incendiare Panama,
nella speranza di mettere le mani sull'argento spagnolo proveniente dal
Per e sull'oro proveniente dal Messico. A tale scopo Drake ha con s
un equipaggio di settantatr uomini, uno solo dei quali di et superiore ai
trent'anni. L'ordine del re era di far vela immediatamente per la citt di
Panama, onde assicurare il sicuro passaggio dell'oro e dell'argento destinati
al porto di Nombre de Dios.
Se le navi di El Draque non erano grandi, erano per di straordinaria
robustezza e dovevano avere a bordo pi spazio di quanto non apparisse,
perch il re aggiungeva in un poscritto un particolare che Ledesma trov
affascinante: Un marinaio inglese, sottoposto a tortura, ha confidato che
il capitano Drake ha costruito sulla spiaggia di Plymouth tre pinacce
complete, numerandone le tavole, per poi smontarle e farle mettere nelle
stive dell'ammiraglia, pronte a essere rimontate una volta giunto alla
meta.
Dopo sole cinque settimane di traversata, a quanto risultava le due piccole
navi erano entrate nel mar dei Caraibi, dirette verso l'estremit occidentale,
non lontano da Nombre de Dios, la loro meta. Infatti intendevano
impadronirsi dell'oro e dell'argento di re Filippo, l depositati, in
attesa di essere spediti a Siviglia.
Anche Ledesma tuttavia aveva fatto i suoi piani. Al genero e vicereggente
ordin di accorrere a Nombre de Dios per approntarvi le difese,
mentre ai due nipoti Amadr comand di penetrare nella giungla e bloccare
la strada da Panama a Nombre. A un suo fidato fratello ingiunse di
correre a Rio de la Hacha e di assumere il comando delle difese. Drake
vi far sicuramente scalo, desideroso com' di vendicarsi. A un altro fratello
e a tre cugini affid la sicurezza di Cartagena, mentre lui, secondo
gli ordini del re, si affrettava ad accorrere a Panama.
Il 12 luglio 1572, Drake era pronto a colpire. In un approdo sicuro, a
una certa distanza da Nombre de Dios (un nome che sarebbe stato per
sempre legato a lui), cav dalla stiva della Pasha i pezzi smontati delle tre
pinacce che aveva fatto costruire a Plymouth. Poi convoc a riva un consiglio
degli uomini che l'avrebbero accompagnato nella grande avventura.
Con un pezzo di legno tracci sulla sabbia uno schema della citt
che ospitava il tesoro, citt lungamente spiata durante due suoi precedenti
viaggi segreti. Messo piede a terra, sarebbero corsi alla casa del governatore,
si sarebbero impadroniti dell'argento e avrebbero preso prigioniero
il governatore stesso. Con un tale ostaggio si sarebbero quindi recati
velocemente all'edificio che custodiva il tesoro dove si trovavano
grandi quantitativi d'oro e pietre preziose. Stipato il bottino a bordo
delle pinacce, remando alla massima velocit sarebbero tornati alla Pasha
e alla Swan e alla protezione dei loro cannoni.
COME TUTTE LE IMPRESE di Drake, anche quella fu perfettamente progettata
e messa in atto con grande decisione. I marinai delle grandi navi
di guardia al porto erano immersi nel sonno e nella casa del governatore
gli uomini di Drake trovarono lingotti d'argento del valore di oltre un
milione di pesos. Ma trovarono anche qualcosa che non s'erano aspettati.
In una stanza da letto dormiva il valoroso vicereggente di Ledesma che,
svegliato dal rumore, balz dal letto, si gett a tracolla la spada, afferr
due pistole e scese con calma le scale, chiedendo: Che cosa sta succedendo?
Poi, riconoscendo Drake con cui si era incontrato a Ula,
esclam: Ah, capitano Drake! Dunque siete sopravvissuto alla grande
sconfitta di Veracruz?
Io sopravvivo sempre, replic Drake, puntando la pistola addosso
al giovane, che per, senza dar segno di paura, continu a mirare al
cuore dell'inglese. Era una situazione di stallo. Drake, che come l'altro
si comportava con la massima cortesia, disse: Sono venuto a prendere il
pagamento per gli schiavi che i vostri mi hanno rubato a Rio
de la Hacha. Indic i lingotti d'argento ammucchiati, dando ordine ai suoi uomini
di raccogliere ciascuno tutto l'argento che poteva, per poi correre
all'edificio del tesoro. Gli uomini, tutti presi da quel compito, si dimenticarono
del vicereggente che ne approfitt per svignarsela. Irritato,
Drake grid: Dimenticate questo bottino da nulla! Impadroniamoci del
tesoro! Si precipitarono fuori, ma il vicereggente, che li aveva preceduti
nella piazza antistante l'edificio del tesoro, prese a gridare: Fuoco!
Fuoco! e una pallottola colp Drake alla gamba sinistra, facendola sanguinare
abbondantemente; l'inglese ferm l'emorragia mettendo una
mano in tasca e premendo la stoffa contro la ferita, cos raggiunse la
casa del tesoro mentre un altro gruppo di suoi uomini cercava di abbatterne
le porte.
Nel frattempo, il vicereggente aveva raccolto le sue truppe e lanci un
contrattacco che avrebbe annientato i pochi inglesi se questi non avessero
battuto in ritirata, portando con s Drake che continuava a sanguinare
abbondantemente. Con grande sorpresa degli spagnoli di Nombre de
Dios, l'arrogante inglese port lentamente le sue pinacce fino all'isola in
mezzo alla baia, dove piazz il suo quartier generale. La sfida era chiara:
Sloggiateci di qui, se ci riuscite.
Gli spagnoli mandarono il vicereggente all'isola, su una scialuppa con
la bandiera bianca; chiese a Drake quando intendesse andarsene ed egli
rispose: Non prima di esserci impadroniti dell'oro e delle pietre preziose
del vostro tesoro. Lo spagnolo replic, sempre con la massima cortesia:
Temo che l'attesa sia destinata a essere lunga, perch i nostri cannoni vi
distruggeranno se oserete muovere a quella volta. Dopodich prese amabilmente
congedo.
La prima mossa di Drake, deciso alla rivincita, lasci stupiti sia i suoi
uomini sia gli spagnoli, perch abbandon Nombre de Dios lasciandovi
intatto il tesoro, torn alle due navi e, portando a rimorchio
le tre pinacce, punt su Cartagena, spar qualche colpo di sfida contro le mura
della citt ed entr per la Boca Chica, dove si impadron di parecchie
navi mercantili a bordo delle quali c'erano le vettovaglie di cui aveva bisogno.
Poi, con un'audacia senza pari all'epoca, affond personalmente senza
alcun rimpianto la pi piccola delle sue navi, assicurando i suoi uomini:
Ne troveremo una migliore.
E lo fece impadronendosi di un grande ed elegante veliero da carico
spagnolo, che divenne la sua viceammiraglia in vista dell'incredibile impresa
che aveva in animo di compiere.
Lasci Cartagena giusto in tempo per evitare lo scontro con una formidabile
flotta spagnola che arrivava portando a bordo centinaia di soldati
bene armati, punt a ovest, verso l'istmo di Panama, informando i suoi
compagni che avrebbero attraversato a piedi la lingua di terra per intercettare
la carovana di muli carichi di oro e argento, e assicurare la ricchezza
a ognuno di noi. Sessantanove erano gli uomini, tutti poco pi
che ragazzi, con cui intendeva sferrare l'audace attacco contro una citt di
migliaia di abitanti.
L'istmo era un territorio spaventoso, infestato da vapori mortali, animali
sconosciuti, serpenti velenosi, acque inquinate e alcuni dei pi tenaci
indiani del nuovo mondo, armati di frecce avvelenate. Non erano n i caribi
dell'est n gli arawak di Hispaniola, e neppure incas peruviani o aztechi
messicani; facevano parte di una terribile stirpe che rendeva la zona
dell'istmo uno dei luoghi pi pericolosi del mondo conosciuto; d'altra
parte, quel lembo di territorio costituiva il legame tra le miniere d'argento
del Per e il sicuro porto di Nombre de Dios. Drake si proponeva
di tagliare proprio quell'arteria vitale che gli risultava essere protetta solo
dalle insidie della natura.
Nei mesi precedenti, Ledesma era giunto sul posto personalmente per
presiedere all'accumulo di ricchezze a Panama e al loro sicuro
trasferimento a dorso di mulo a Nombre de Dios, dove suo genero era in attesa.
La carovana poteva essere attaccata, ma il governatore non si sarebbe lasciato
cogliere di sorpresa.
La notte del 15 febbraio 1573, Drake, apertosi la strada attraverso
giungle non cartografate per evitare i posti di blocco a guardia del normale
sentiero, giunse con il suo sparuto contingente alla periferia occidentale
di un piccolo villaggio a pochi chilometri da Panama; tutti i suoi
uomini erano vestiti di bianco onde evitare equivoci durante lo scontro
notturno che sarebbe seguito. I suoi ordini erano precisi: nessuno doveva
muoversi finch la carovana di muli non fosse passata, in modo che i conducenti
non potessero tornare a Panama ma dovessero affrontare la battaglia.
Un piano audace che sarebbe certamente riuscito, non fosse stato per la
preveggenza del governatore Ledesma il quale aveva avuto una brillante
idea: sei muli di riserva, privi di carico, avrebbero preceduto la carovana,
con tre braccianti travestiti da soldati. Al collo i muli avrebbero portato
campanacci, cos da far credere che fossero molti di pi.
Il nome dell'inglese che si lasci trarre in inganno, Robert Pike,  rimasto
per sempre iscritto con infamia negli annali della marineria inglese.
Pike ud avvicinarsi i sei muli, vide i presunti soldati che procedevano
cautamente e, desideroso di giocare all'eroe, diede l'assalto urlando: Per
san Giorgio e per l'Inghilterra!
Ledesma ud il grido, seguito da un colpo d'arma da fuoco sparato da
Pike o dai finti soldati terrorizzati, e impart l'ordine: Dietrofront! Via
di corsa! Cos, l'intempestiva iniziativa di Pike e la prudenza del governatore
Ledesma privarono il capitano Drake di oltre quindici milioni di
pesos. Drake non pot far altro che riattraversare la giungla avvolta nei
suoi vapori per cercare rifugio a bordo delle sue navi in attesa.
Allora, pur in preda allo sconforto, si rivel uno degli uomini pi ardimentosi
della sua epoca. Non aveva ancora compiuto le imprese che l'avrebbero
reso immortale: la circumnavigazione del globo, l'incursione
contro Cadice, la sconfitta inflitta all'Armada spagnola; ma quello che
riusc a compiere in quel remoto angolo del mondo con un pugno di uomini
sembra tanto pi incredibile.
Torn a Nombre de Dios, strisciando come una bestia nella giungla; e
l, talmente vicino alla citt che i suoi uomini potevano udire le voci degli
abitanti, assal la successiva carovana di muli proveniente da Panama,
mettendo le mani su una piccola fortuna. Ora per doveva percorrere
molti chilometri per riportare i suoi alle navi; quando finalmente torn a
bordo della Pasha e dell'altra nave catturata agli spagnoli, si rese conto
che le due imbarcazioni non erano in condizioni tali da riportarli a Plymouth
con il tesoro. Allora, con un coraggio che ha dell'incredibile,
torn a Cartagena, dove una grande flotta spagnola era all'ancora nello
stipatissimo porto interno. Fidando sul fatto che nessuna
delle navi maggiori avrebbe potuto manovrare in tempo, penetr senz'altro nel grande
bacino meridionale, superando a vele spiegate la Boca Chica, individu
l'enorme vascello che gli occorreva, lo assalt, ne sconfsse i marinai e
usc insolentemente da Cartagena a bordo di un nuovo, ottimo legno, in
sostituzione dei suoi vecchi velieri malconci. Ripart quindi per l'Inghilterra,
verso le grandi avventure che ancora lo attendevano.
Diego Ledesma Paredes y Guzman Orvantes, rientrato a Cartagena,
pot menar vanto al re di un'altra grande vittoria ma non rifer l'intera
verit, e cio che Drake stesso aveva colato a picco la Swan perch era
troppo piccola e come tale gli era di ostacolo e che, in un gesto di estrema
cavalleria, aveva fatto dono della Pasha a un gruppo di prigionieri spagnoli
che era stato costretto a catturare; n spieg che quello di cui l'inglese
si era impadronito era uno dei migliori galeoni di sua maest il re di
Spagna. Non manc invece di sottolineare che la vittoria era stata resa
possibile solo dalle valorose azioni di parecchi membri della
famiglia Ledesma; di conseguenza, nei suoi successivi dispacci a Cartagena, il re ne
promosse sette.
NELL'OTTAVO DECENNIO del Cinquecento, Spagna e Inghilterra furono
impegnate in una decisiva lotta per il potere: nelle buie, tetre stanze dell'Escorial,
re Filippo II era intento a progettare una grande operazione
che chiamava semplicemente l'impresa d'Inghilterra, con la quale intendeva
mettere fine una volta per sempre alla pluridecennale competizione
con sua cognata, la regina Elisabetta.
La quale per non era stata con le mani in mano. Sotto la guida esperta
di John Hawkins aveva messo assieme una flotta di piccole, rapide navi di
struttura completamente nuova e aveva posto al loro comando i grandi
eroi dell'Inghilterra: Howard Frobisher, Hawkins stesso e soprattutto
Francis Drake.
Ai primi di gennaio del 1578, giunse a Cartagena una delle veloci fregate
di re Filippo, latrice di notizie alquanto confuse: il 15 novembre
1577, si leggeva nei dispacci, Drake era salpato da Plymouth con cinque
navi tra cui la Pelican da cento tonnellate come ammiraglia e la Elizabeth
da ottanta tonnellate come viceammiraglia. Non doveva avere a bordo
pi di centosessanta uomini in tutto. Non si sapeva quale fosse la sua destinazione:
forse Hispaniola, forse Portorico, Cuba, Cartagena o Panama.
L'ordine era di stare sul chi vive.
Trascorse quasi un anno prima che le spie spagnole fornissero una risposta
alla domanda che tutti formulavano: dove sar mai El Draque?
Adesso era dato per certo che aveva condotto la sua flotta nell'oceano
Pacifico ma che, attraversando lo stretto di Magellano, aveva perduto
tutte le sue navi tranne una, l'ammiraglia Pelican, ribattezzata nel frattempo
Golden Hind, e che aveva compiuto rovinose incursioni lungo le
coste del Cile e del Per, risparmiando per, per quanto se ne sapesse,
Panama. Poteva anche darsi che riattraversasse lo stretto di Magellano
per tentare qualche grossa azione nei Caraibi.
All'inizio del 1579, giunse a Cartagena proveniente da Panama, a
bordo delle navi tesoriere salpate da Nombre de Dios, una certa senora
Cristbal, cognata del celebre armatore San Juan de Anton, funzionario
governativo a Lima, in Per. La donna era amica della moglie
di Ledesma; in occasione di una visita di cortesia, da quella gran chiacchierona
che era, rifer di eventi verificatisi lungo la costa occidentale dell'America
meridionale, avvenimenti dei quali, a quanto sembrava, re Filippo era all'oscuro.
La senora Cristbal sment le notizie delle mostruose crudelt attribuite
a El Draque: non aveva ucciso nessuno n incendiato insediamenti del
Cile e del Per; si era limitato a catturare navi in altomare o in porti poco
frequentati, restituendole quindi agli equipaggi con acqua e vettovaglie
dopo aver trasferito il carico sulla propria, anche se a volte ne abbatteva
gli alberi e ne gettava a mare le vele. Non c' dubbio, El Draque  una
minaccia, ma non  un feroce selvaggio come i francesi e obbedisce alle
leggi del mare.
Stando alla senora Cristbal, Drake era arrivato con la Golden Hind a
Valparaiso, la citt portuale nei pressi di Santiago, impadronendosene in
quattro e quattr'otto: alla semplice vista della nave inglese, tutti gli abitanti
si erano rifugiati sulle colline. Valparaiso era stata saccheggiata ma
non data alle fiamme e non c'erano state vittime. Il bottino di Drake era
stato enorme, ma Valparaiso era stata solo una delle molte tappe da lui
effettuate lungo la costa: Dio solo sapeva quanto avesse rubato in altre localit.
IL LUNGO MONOLOGO della senora Cristbal ebbe effetti contraddittori
su don Diego. Da un lato, era per lui motivo di sollievo che Drake stesse
dando prova dei suoi demoniaci poteri in altre zone dell'impero spagnolo;
d'altra parte si sentiva defraudato perch non aveva modo di impartire
una lezione ai pirati inglesi.
Rest a bocca aperta quando da Madrid lo si inform che Drake aveva
completato il suo viaggio attorno al globo e ai suoi funzionari disse essere
quella la riprova che si trattava di un uomo straordinariamente tenace,
come ho affermato nei miei dispacci. E tra s concluse con orgoglio:
Io devo essere l'unico uomo al mondo che ha sconfitto Drake ben quattro
volte.
Pi compiaciuto ancora si sent nel 1581, quando dall'Europa arrivarono
nei Caraibi volantini in cui appariva la regina Elisabetta, con al
collo una grande gorgiera, dritta sul ponte della Golden Hind mentre
Drake le si inginocchiava davanti per essere fatto cavaliere. Era un atto di
beffa al re di Spagna, era come se Elisabetta gli dicesse: Guarda, Filippo,
come onoro il tuo maggiore avversario! Ciononostante Ledesma riteneva
che l'onorificenza fosse dovuta a Drake e che ora il suo avversario
fosse pi degno: un nobile inglese contro un ammiraglio spagnolo.
Ma don Diego non fu per niente felice quando ud i suoi nipoti che,
nei giardini di Cartagena, cantarellavano la versione spagnola di una
nuova filastrocca che celebrava la promozione di Drake: Quest'uomo
far tremare gli oceani quando a prendere verr il nostro lago spagnolo.
A questo punto, uno dei marmocchi gridava: E chi  quest'uomo? E
gli altri all'unisono rispondevano: Sir Francis Drake!
Poi, verso la fine di agosto del 1585, le fregate postali di re Filippo
portarono nei Caraibi altri dispacci forieri di sventura: Drake, al comando
di ventuno navi, nove delle quali di oltre duecento tonnellate, di
cui due di propriet della regina, guidate da esperti marinai
come Frobisher, Fenner e Knollys, si apprestava a un'impresa ancora ignota. Comunque,
era probabile che la flotta fosse diretta ai Caraibi e alle citt locali.
L'ipotesi era esatta: alla fine del gennaio 1586, un giovane ufficiale spagnolo
giunse a riferire che il giorno di Capodanno la flotta di Drake era entrata
a vele spiegate nel porto di San Domingo a Hispaniola, mettendo a
terra non gi un pugno di spericolati marinai, ma un vero e proprio esercito;
ancora una volta le truppe spagnole se l'erano data a gambe, lasciando
San Domingo alla merc di Drake che il 3 gennaio era sbarcato a sua volta
impadronendosi della citt e di tutto ci che vi si trovava.
San Domingo non era un villaggio di casupole in legno e capanne con
il tetto di paglia come quelle familiari a Colombo e a Ocampo all'inizio
del secolo, bens una citt di pietre ben squadrate e di ampie strade. Se
Drake era riuscito a impadronirsene, che cosa non avrebbe potuto fare l,
a Cartagena?
S, conferm l'ufficiale, Drake si era impadronito di tutto, edifici pubblici,
case di abitazione, soprattutto le chiese che aveva spogliate, montando
su tutte le furie quando era venuto a sapere che i preti avevano nascosto
i gioielli e altri tesori nelle foreste vicine.
Ledesma, che conosceva Drake e lo riteneva un gentiluomo, non voleva
credere alle sue orecchie: evidentemente, il suo nemico era cambiato
e adesso costituiva un pericolo ancora maggiore di prima. Il messaggero
continu il suo racconto. A un gruppo di ufficiali che volevano intavolare
trattative era stata inviata la sua risposta per mezzo di un ragazzino negro,
ma uno degli ufficiali aveva reagito gridando: Non accetto messaggi portati
da sporchi negri. In preda all'ira aveva ferito gravemente il bambino
con un colpo di spada; il ragazzino per era riuscito a tornare pi morto
che vivo da Drake e a riferirgli la risposta dell'ufficiale; poi era morto.
E che cosa ha fatto Drake? chiese Ledesma.
In preda alla collera, ha fatto tirar fuori da una cella piena di prigionieri
spagnoli due nostri monaci e li ha fatti impiccare seduta
stante, inviando poi un prigioniero a informare gli ufficiali che, se non gli avessero
consegnato l'uomo che aveva ucciso il ragazzino nero, avrebbe impiccato
due altri monaci ogni mattino e ogni pomeriggio.
L'uomo gli  stato consegnato, ma Drake si  rifiutato di impiccarlo.
Ha rimandato il colpevole agli ufficiali spagnoli ordinando: Impiccatelo
voi! e loro lo hanno fatto.
Ma perch all'improvviso mostra tanta ferocia nei confronti della nostra
chiesa? domand Ledesma.
L'ufficiale rispose: Ho udito Drake affermare: La vostra Inquisizione
brucia vivo ogni marinaio inglese su cui riesce a mettere le mani che si dichiari
seguace della nuova fede d'Inghilterra. E molti dei miei uomini
hanno perso cos la vita. 
L'ufficiale prosegu raccontando che Drake aveva atteso tre giorni poi,
visto che la popolazione di San Domingo non si decideva a tornare in
citt e a versargli il denaro richiesto, aveva cominciato a incendiare un
quartiere al giorno, demolendo gli edifici in pietra. Met di San Domingo
era ancora in piedi solo perch dopo tre settimane Drake si era stancato.
Lui, l'ufficiale e altri erano riusciti a fuggire a bordo delle fregate che avevano
nascosto in estuari, lontano dalla citt.
Riposatevi un poco e domani partite al pi presto per Nombre de
Dios con l'ordine di preparare le difese, comand don Diego.
IL POMERIGGIO DEL 9 febbraio 1586, l'ammiraglio Sir Francis Drake
guid le sue navi nei pressi di Cartagena, passando per oltre e scomparendo
verso sud, ignorando la citt e le inutili cannonate sparategli contro
dal porto. Ma, quando gi il governatore Ledesma e i suoi comandanti
si congratulavano con se stessi di essere sfuggiti al
terribile El Draque, questi fece dietrofront ed entr per la Boca Chica, di cui aveva gi
forzato l'accesso in precedenza. Senza rallentare minimamente penetr
nella baia meridionale, gettando l'ancora in acque a lui ormai note, quasi
fosse tornato a Plymouth. Ben presto anche le sue altre venti navi erano
ancorate ed era evidente che il grande assedio di Cartagena aveva avuto
inizio.
Il governatore Ledesma chiese ai suoi ufficiali se ritenevano che Drake
fosse in grado di penetrare in citt e quelli affermarono che era impossibile
perch l'unica strada di accesso era troppo stretta per permettere il
passaggio di soldati, soprattutto sotto il tiro dei cannoni piazzati lungo le
mura; le scorte di vettovaglie erano abbondanti, la citt disponeva di
pozzi profondi, dunque Drake era bloccato.
Ma non era cos. Mettendo le sue truppe al comando del generale che
con tanta facilit si era impadronito di San Domingo, Drake per prima
cosa port le sue navi nell'ampia baia di mezzo e quindi nell'angusta baia
settentrionale; l, sbarcarono molti soldati che lanciarono un attacco contro
la strada di accesso alla citt. Quindi, con grande ardimento, fece entrare
alcune delle sue navi pi grandi nella baia interna, che dava accesso
diretto alla citt.
Mai prima Cartagena era stata assalita da tante truppe cos abilmente
guidate e prima che i comandanti di Ledesma avessero il tempo di spostare
i loro reparti in posizioni pi favorevoli, gli uomini di Drake piombarono
loro addosso. I combattimenti furono durissimi, perch con
Ledesma a comandare la difesa le cose non andarono come a San Domingo
che si era arresa senza opporre resistenza. Decine di inglesi caddero e le
sorti della battaglia rimasero a lungo in sospeso, favorendo ora gli invasori,
ora gli spagnoli.
Alla fine, per, la superiore potenza di fuoco di Drake ebbe la meglio e
gli uomini di Ledesma furono obbligati ad arretrare verso il centro cittadino,
dove si batterono con straordinario coraggio. Ma gli inglesi erano
animati da incrollabili propositi di vittoria, cos gli spagnoli ancora in
grado di combattere, tra cui quindici uomini del clan di Ledesma, assediati
nella zona del mercato, dovettero arrendersi.
Il mattino successivo, di buon'ora, Drake port tutte le sue navi nell'angusta
baia interna, da cui le sue artiglierie potevano tempestare la
citt e scese a terra per godersi la conquista di Cartagena, la citt che gli
spagnoli avevano sempre proclamato imprendibile. Si fece condurre alla
bella casa del governatore, di fronte alla cattedrale, e l incontr i sedici
uomini della famiglia che gli avevano opposto tanta resistenza.
Ammiraglio Ledesma, esord nell'ottimo spagnolo che aveva imparato
da prigioniero iberico nel corso del suo viaggio attorno al globo, i
vostri uomini hanno combattuto con grande valore. Ma prima
che Ledesma potesse rispondere, il generale Carleill che comandava il contingente
inglese aggiunse: Non soltanto le sue truppe, ma anche
l'ammiraglio Ledesma in persona! e Drake gli rivolse un saluto militare.
Le trattative di resa durarono cinque lunghe settimane, perch
Ledesma, tenace in battaglia, lo fu altrettanto nel tentativo di opporsi agli invasori
inglesi. Senza pi soldati, n flotta, senza neppure il sostegno dei
dignitari della sua chiesa, tutti fuggiti con i loro tesori tra le alture dell'interno,
don Diego poteva avvalersi solo dei consigli di pochi membri della
sua famiglia e del sostegno morale dei suoi concittadini.
Drake esord dicendo che avrebbe lasciato intatta la citt, accontentandosi
solo di un riscatto di un milione di ducati(1). Avendogli Ledesma fatto
notare che in citt non c'era denaro, Drake replic senza alzare la voce:
Quand' cos dovreste sapere, da quello che  accaduto di recente a San
Domingo, che se il riscatto non viene versato, domani comincer a incendiare
un quartiere della citt e continuer a farlo ogni giorno finch Cartagena
non sar ridotta in cenere.
Nonostante il consiglio di ogni spagnolo con cui parl, compresi alcuni
membri della sua famiglia, che lo esortavano a cedere alle richieste di
Drake, Ledesma tenne duro per quattro durissime settimane. Negli ultimi
giorni ebbe il solo sostegno dei suoi tre generi, le cui mogli, nascoste tra
le colline, facevano pervenire messaggi in citt: Marito mio, non cedere.
La stessa esortazione proveniva dalla moglie dell'ammiraglio, che
infatti continu a resistere.
Furono strane settimane nella storia di Cartagena: i due contendenti
condividevano la residenza del governatore e mangiavano insieme, invitando
spesso i pochi gentiluomini rimasti in citt; facevano a gara per
scambiarsi cortesie e intavolavano lunghe conversazioni.
Drake parlava lo spagnolo e Ledesma l'inglese; comprendendosi
quindi perfettamente, discussero argomenti di grande importanza per le
loro due nazioni e per i Caraibi in generale, e lo fecero senza peli sulla
lingua. Una sera di marzo, don Diego se ne usc a dire: Come sarebbero
pi semplici le cose se la vostra cattolica regina Maria fosse vissuta pi a
lungo, avendo per marito il nostro Filippo e se un'unica grande religione
avesse unito le nostre nazioni. Allora, alleati assieme, avremmo posto termine
alla diabolica apostasia nei Paesi Bassi e spazzato via il luteranesimo
in Germania, vivendo in perfetto accordo con i francesi e gli italiani, nostri
cugini cattolici.
Temo che in Europa le differenze siano diventate troppo grandi, replic
Drake. Poi per aggiunse: Durante la navigazione, ogni sera faccio
recitare le preghiere e di domenica chiedo al mio cappellano protestante
un servizio divino, ma non ho mai imposto a nessuno dei miei uomini di
parteciparvi se apparteneva alla stessa fede della regina Maria e di re Filippo;
quando catturiamo un prete cattolico lo invitiamo a dire preghiere
per quei nostri marinai che desiderano ascoltarle.
Ledesma si sent incoraggiato ad avanzare un'interessante proposta:
non sarebbe stato meglio per tutti se le nazioni si fossero accordate nel
senso di lasciare le terre dei Caraibi in mani spagnole cattoliche, permettendo
tuttavia a inglesi, francesi e olandesi di commerciarvi liberamente?
Drake rispose che c'era poco da fidarsi degli spagnoli: non avevano
forse cercato di farlo uccidere con un pugnale avvelenato a Ula? Allora
don Diego rispose: Noi dovevamo uccidervi per impadronirci delle vostre
navi, ma non occorre che voi mi uccidiate per impadronirvi della mia
citt. E poi voi sapete benissimo, Drake, che non sono stato io il mandante
del tentato assassinio. L'inglese replic: Lo sapevo benissimo,
non potevate essere voi.
E come facevate a saperlo?
Dal modo in cui vi siete comportato nei nostri precedenti incontri e
anche perch i miei uomini hanno interrogato quel pendaglio da forca
prima di lasciarlo libero e ci ha rivelato che vi hanno messo a tacere con
la forza quando avete protestato.
All'inizio della quinta settimana di quel garbato duello verbale, don
Diego, dopo essersi consultato con i suoi generi, ammise di non essere in
grado di mettere assieme un milione di ducati per il riscatto, ma centomila.
Drake replic: Ne voglio di pi per non toccare il monastero e altri
ducati ancora per non saccheggiare le vostre chiese. Anche tutti i suoi
comandanti delle navi e delle truppe avanzarono richieste, sia pure meno
gravose, sicch alla fine Ledesma dovette versare assai pi di quello che
avrebbe voluto e Drake accettare molto meno di quel che voleva.
Era una pace onorevole, accettata un po' a malincuore da entrambe le
parti, ma approvata da tutti gli spagnoli che si erano tenuti nascosti nei
boschi e dai marinai inglesi che non vedevano l'ora di tornare a casa e
avere la loro parte di bottino. Negli ultimi giorni di marzo, Drake caric i
suoi vascelli e un bel mattino lev le ancore e fece vela verso Boca Chica.
Il tenace coraggio di don Diego aveva salvato la citt.
Ma tra l'orrore generale la flotta di Drake fece dietrofront e riattraversata
Boca Chica torn nella baia settentrionale, da dove avrebbe potuto
ricominciare a bombardare la citt. Le richieste di Drake per questa
volta non furono cos terribili: Quella grossa nave francese che abbiamo
catturata  assai malconcia. Ho bisogno di alcuni dei vostri uomini per
spostare il carico.
S! grid don Diego, sollevato, e incaric i suoi generi di sovrintendere
all'operazione. Cos, durante gli otto giorni che furono necessari per
sistemare meglio le stive (la nave francese era stracarica di merci catturate
su navi spagnole e in altre citt dei Caraibi), Drake, Ledesma, i generali
di ambo le parti e gli uomini di chiesa tornati dai loro nascondigli tra le
colline si radunarono nella casa del governatore a conversare e bere il
buon vino che i preti avevano celato agli invasori.
Durante una di quelle cene, Ledesma present a Drake le figlie: Sono
state loro tre a permettermi di resistere, mandandomi ogni notte dalle
colline biglietti con cui mi esortavano a non cedere. Drake, baciando la
mano di ciascuna, disse rivolto a tutti i presenti: Sapete qual  il dolore
della mia vita? Ho avuto moglie, ma nessun figlio e neppure una figlia.
Furono le ultime parole da lui pronunciate a Cartagena, perch poi torn
a bordo della sua nave per prepararsi a salpare al mattino. Dall'alto del
bastione, Ledesma lo segu con lo sguardo, pronunciando un giuramento:
So che razza di uomo tu sia, Francis Drake. Tornerai, ne sono certo, e allora
sar io a scavarti la tomba.
DURANTE I VARI PERIODI DI PACE, quei due avversari, cos diversi da
ogni punto di vista, si rivelarono straordinariamente simili quanto al
modo in cui usarono le loro energie non impiegate in battaglie navali; al
punto da sembrare addirittura gemelli, tanto identiche furono le loro iniziative.
Drake divenne sindaco di Plymouth, Ledesma continu a essere governatore
di Cartagena; Drake assicur a Plymouth buoni rifornimenti
idrici, Ledesma mun la citt di robuste mura; Drake fu eletto al parlamento,
Ledesma divenne membro del consiglio delle Indie; Drake fece
del suo meglio per dare un erede alla sua seconda moglie, Ledesma dovette
faticare per trovare ricchi mariti per le sue figlie; Drake formul innumerevoli
suggerimenti su come gli inglesi potessero assicurarsi il controllo
dei Caraibi, mentre Ledesma ne dava a re Filippo su come rendere
ancora pi spagnoli quei mari.
Ma siccome entrambi erano soprattutto grandi capitani navali, tutti e
due lessero con estrema attenzione un rapporto stilato da una spia francese
operante a Londra: tale rapporto circol in remoti avamposti spagnoli
come Cartagena ma cadde pure nelle mani di spie inglesi che ne inviarono
le copie a Drake. Vi si diceva che re Filippo di Spagna stava concentrando
navi, marinai e armi nei porti del suo paese per lanciare negli
ultimi mesi del 1587 un grande attacco contro l'Inghilterra. La regina
Elisabetta, una volta catturata, sarebbe stata portata a Roma per essere
bruciata viva sulla pubblica piazza.
Don Diego trov assurde le affermazioni del resoconto e disse ai familiari:
La Spagna non possiede abbastanza navi per un'impresa del genere.
Non si pu bruciare una regina come una delinquente comune e Filippo
ha gi abbastanza guai a governare la Spagna, i Paesi Bassi e una parte
dell'Austria. 
Di l a una settimana per gli giunse un rapporto ufficiale da Madrid in
cui si rivelava che l'impresa d'Inghilterra, stando a quanto si diceva in
circoli di corte spagnoli, si sarebbe articolata in tre fasi: un'enorme flotta
di centinaia di navi sarebbe salpata dalla Spagna alla volta delle coste inglesi;
nel frattempo, un grande esercito spagnolo sarebbe andato radunandosi
nei Paesi Bassi, pronto a venire trasportato oltre Manica in Inghilterra;
infine, catturata Elisabetta, la si sarebbe messa a morte e, una
volta che Filippo fosse salito sul trono d'Inghilterra, i luterani sarebbero
stati sterminati.
Giunse poi la notizia che si era dovuta rimandare l'impresa d'Inghilterra,
la quale avrebbe avuto luogo non nel 1587, ma nel 1588.
Quest'ultimo sibillino rapporto indusse i governatori dei Caraibi a
chiedersi che razza di disastro mascherasse l'enigmatica frase si era dovuta
rimandare e don Diego prov una stretta al cuore. Scommetto, si
disse, che Drake c'entra in qualche modo. I suoi sospetti trovarono
conferma quando giunse dalla Spagna un uomo sulla trentina, che si present
dicendo: Sono Roque Ortega, figlio di vostra cugina Eufemia.
Il governatore gli chiese qual buon vento l'avesse condotto a Cartagena,
e la risposta fu: Disperazione e speranza. Quindi aggiunse: Disperazione
perch comandavo una delle navi di sua maest al momento
del disastro di Cadice. Prosegu raccontando che nel febbraio
di quell'anno il re aveva cominciato a radunare in vari porti le navi destinate all'impresa
d'Inghilterra.
Ebbi ordine di portare la mia Infanta Luisa a Cadice, dove l'attraccai tra
due grandi vascelli da guerra. Per tutto marzo, arrivarono altre navi, finch
al 1 d'aprile ce n'erano almeno sessantasei, olandesi, francesi, turche e
quattro inglesi da noi catturate durante gli ultimi mesi, senza contare i nostri
legni da guerra pesantemente armati: quanto bastava a invadere l'Inghilterra.
Avevamo tutto il diritto di chiamarla un'invincibile armata.
Il 19 aprile, verso sera, altre venticinque grandi navi, che non sono riuscito
a identificare immediatamente, sono entrate a vele spiegate nel
porto. Ma quando una pilotina and loro incontro per accoglierle, si scopr
che erano inglesi. S, l'ammiraglio Drake era penetrato in forze nel
nostro porto pi munito.
Al pari di altri capitani, ho tentato di staccare la mia Infanta dagli ormeggi
per poter combattere, ma prima che i miei uomini potessero sciogliere
anche solo un canapo, un vascello inglese mi si  lanciato addosso
abbordando la mia prua e quella delle navi che erano al mio fianco, poi
ha preso a tirare bordate contro le nostre linee di galleggiamento e noi ci
siamo ritrovati adagiati sul fondo senza aver potuto sparare un solo
colpo. Una cosa umiliante. Ho perduto la mia nave prima che la battaglia
cominciasse.
Scesa la notte, i vascelli di Drake hanno fatto strage dei nostri, facendoli
a pezzi e incendiandoli, senza che noi potessimo fermarlo. Le nostre
batterie costiere, che avrebbero dovuto difenderci, non potevano aprire il
fuoco senza colpire anche le imbarcazioni spagnole, e cos al mattino successivo
la baia di Cadice era ostruita da navi affondate, tutte nostre, e sull'acqua
galleggiavano i cadaveri di marinai spagnoli.
Il mattino del 19 aprile la nostra era la flotta pi potente d'Europa.
Alla mezzanotte di quello stesso giorno era praticamente distrutta.
Chiese don Diego: Quante navi abbiamo perduto? E Ortega: Tante
da rendere impossibile l'impresa d'Inghilterra. Concluse tristemente dicendo:
Vi ho detto di essere venuto qui mosso dalla disperazione e dalla
speranza; vi ho spiegato i motivi della disperazione... Ho perso la mia
nave e con essa tutto il mio futuro. Voglio ritentare la sorte qui nei Caraibi...
Voi siete la mia sola speranza!
NEL GENNAIO DEL 1588, a Cartagena giunsero nuove, precise istruzioni:
All'ammiraglio Ledesma; l'impresa d'Inghilterra ricomincia. Raccogliete
tutte le navi pesanti disponibili, con equipaggi e materiali di rispetto, e
fate vela immediatamente per Lisbona. Qui farete parte del convoglio che
porter rifornimenti alle truppe del duca di Parma e che dai Paesi Bassi saranno
trasportate oltre Manica per invadere l'Inghilterra.
Per un marinaio come Ledesma il messaggio fu fonte insieme di gioia e
di irritazione: gioia perch gli si offriva un'altra occasione di scontrarsi
con Hawkins e Drake, irritazione perch le sue navi non avrebbero trasportato
l'esercito di invasione, ma soltanto rifornimenti ai soldati spagnoli
gi in attesa nei Paesi Bassi. Ma si consol: non appena scaricato le
merci, le sue navi li avrebbero portati anche oltre la Manica. S, concluse,
avremo ancora modo di partecipare ai combattimenti.
Alla moglie, nonostante la delusione di non far parte della flotta da
battaglia, disse: Grande cosa, per un uomo della mia et, tornare sul
ponte della sua nave. Ci vuole mano ferma per guidare la Mariposa e io so
condurla ovunque.
La moglie pensava che fosse troppo vecchio per avventure del genere e
fu molto seccata quando seppe che anche il capitano Ortega, sul quale
aveva posto gli occhi come probabile marito per la cugina Beatrice, sarebbe
partito a sua volta. La signora Ledesma e sua cugina si consolarono
comunque all'idea che i loro uomini avrebbero partecipato alla grande
impresa imbarcati su una nave robusta come la Mariposa, perch i due
avevano detto loro con aria sicura: Quello  un legno che ci far arrivare
a destinazione e ci riporter indietro sani e salvi. Ci furono pianti e lacrime
di addio quando le navi prescelte, una singolare accozzaglia di velieri,
levarono le ancore e fecero rotta per i Caraibi, sparando salve di saluto
mentre attraversavano la Boca Chica e passavano ai piedi delle fortificazioni
di Cartagena.
SEGUIRONO MESI DI TENSIONE. Dal momento che tutte le navi disponibili
erano state requisite da re Filippo per la sua grande Armada, la pi
potente flotta di invasione mai radunata, non ne restavano pi altre disponibili
per recare notizie nei possedimenti spagnoli dei Caraibi; i cittadini
di Cartagena rimanevano cos all'oscuro di quello che succedeva
nella madrepatria impegnata in grandi battaglie per assicurarsi il dominio
di tutto il mondo conosciuto. Dona Eleonora Ledesma e le sue figlie si
consolavano pensando: I nostri uomini combattono per difendere la
vera religione di Dio e Dio non permetter mai a degli eretici di vincere.
Ma i mesi passarono senza notizie, le preoccupazioni aumentarono e
dona Eleonora confid alle figlie: Se le notizie fossero buone, certamente
sua maest avrebbe trovato un piccolo legno da mandare nei Caraibi.
Temo sia avvenuto un disastro. Un po' alla volta, alla stessa conclusione
giunsero molti, e da ogni parte si sussurrava: Che cosa ci importa
della vittoria? L'importante  che tornino le nostre navi e che i nostri
figli e mariti non siano annegati in quei gelidi mari.
Poi, un bel mattino, una vedetta lanci un grido gioioso: Vela all'orizzonte!
e tutti accorsero sui bastioni per vedere la vecchia, solida
Mariposa che, proveniente da nord, entrava nella Boca Chica; corse voce che
l'ammiraglio Ledesma fosse tra i reduci, anche se altri affermavano che
era impossibile riconoscerlo a quella distanza.
La Mariposa sembrava in ottime condizioni: aveva i suoi alberi, le fiancate
non presentavano squarci e adesso si potevano scorgere chiaramente
anche i candidi capelli dell'ammiraglio.
Ma siccome la nave non trasmetteva segnali di vittoria, dona Eleonora
sussurr: Le cose non sono andate per il loro verso. Poi vide qualcosa
che le serr il cuore in una morsa di tristezza. Don Diego, che pur aveva
riportato a casa la nave dalla guerra con a bordo almeno alcuni dei componenti
l'equipaggio, era a tal punto grato a Dio di averlo guidato nelle
terribili battaglie nella Manica e negli scontri spaventosi con l'antico avversario
Drake che, come la Mariposa si arrest alla banchina, si gett in
ginocchio sulla tolda e la baci. Quindi, peggio ancora, non riusc a rimettersi
in piedi, se non con l'aiuto del capitano Ortega; dona Eleonora
allora pens: Il vecchio ha subito una terribile sconfitta! e prov dolore
e amore per lui.
Accostatosi ai cittadini che avevano fatto le sue veci durante la sua assenza,
l'ammiraglio e governatore Ledesma abbozz un breve inchino e
annunci a voce alta: La Spagna ha subito una terribile sconfitta. Fate
suonare le campane a morto. Per tutto quel giorno i bronzi di Cartagena
lasciarono udire le lente, grevi note che indicavano dolore e lutto.
Nel pomeriggio, Ledesma trov il coraggio di radunare i maggiorenti
della citt e con voce triste lui e Ortega riferirono sugli scontri tra le
grandi, lente navi della flotta spagnola e quelle, pi piccole e pi rapide,
degli inglesi.
Tutto  cominciato con un'atroce umiliazione, esord Ledesma. Ortega
spieg: Non ci  stato concesso di essere un legno da combattimento;
siamo stati assegnati alla retroguardia.
Riprese Ledesma: Nelle stive delle nostre navi non c'erano cannoni e
munizioni, ma solo fieno e cavalli. Eravamo pronti a morire per la gloria
di Dio e di re Filippo, ma ci  stato chiesto soltanto di dare da mangiare
agli animali.
Ma non li avete consegnati alle truppe? chiese un consigliere.
Non abbiamo mai trovato le truppe, rispose Ortega. Avrebbero dovuto
essere con il duca di Parma, un grande generale, da qualche parte
nei Paesi Bassi. Ma il duca di Parma non si  mai fatto vedere.
Ma non avete invaso l'Inghilterra? chiesero tutti assieme parecchi degli
ascoltatori. E Ledesma, con voce amara: Non siamo mai arrivati vicino
alle coste inglesi e neppure vicino alle loro navi.
E la grande battaglia? La nostra flotta contro la loro?
Non c' mai stata una battaglia. Gli inglesi si sono ben guardati dall'affrontarci
apertamente, come speravamo, perch allora li avremmo distrutti.
Al contrario hanno continuato a punzecchiarci alle spalle, a mandare
brulotti contro le nostre navi e incendiarle, rispose Ortega.
Ledesma aggiunse: Purtroppo  andata cos. Non abbiamo mai potuto
dare battaglia. Abbiamo fatto vela lungo la Manica, sparando contro i
moscerini che ci ronzavano attorno, senza mai riuscire a prendere contatto
con le nostre truppe di terra. Siamo entrati e usciti dalla Manica e
ben presto ci siamo trovati cos lontani dagli inglesi che le loro navi
hanno smesso di inseguirci.
Ma il vostro duello con Drake, quello che eravate tanto ansioso di incontrare?
Non abbiamo visto n Drake n Hawkins. Loro saettavano tra le nostre
navi come stelle cadenti nel cielo scuro della notte.
C'erano, sicuramente, interruppe Ortega. Lo si vedeva dal modo
con cui gli inglesi combattevano, per noi non li abbiamo mai visti.
Ma le nostre navi ne sono uscite indenni? chiese un maggiorente.
Ledesma annu: Ne abbiamo perdute alcune, ma la maggioranza si 
salvata. Ortega aggiunse: Il nostro ammiraglio ha ricevuto grandi onori
per le imprese compiute. E partito con ventitr navi da carico, ne ha riportate
sane e salve venti tra battaglie e attacchi incendiari, sotto il fuoco
dei cannoni di Drake e degli altri. Cartagena pu essere fiera del suo governatore.
E i cavalli? chiese un tale che aveva una fattoria fuori le mura.
Li abbiamo gettati in mare. In mezzo alla Manica.
Sono riusciti a giungere a terra nuotando? insistette l'agricoltore, ma
Ledesma dovette ammettere che nessuno lo sapeva.
Comment un altro maggiorente: Ma se avete attraversato la Manica
e vi siete messi in salvo doppiando Scozia e Irlanda, vuol dire che gran
parte delle nostre navi  riuscita a tornare in Spagna. Sicch, la sconfitta
non dev'essere stata grave come  sembrato in un primo momento. Dona
Eleonora, che era stata ad ascoltare a orecchie tese, vide il marito impallidire
e chinare il capo. Prima di allontanarsi con Ortega, il governatore
concluse evasivamente: Per quest'oggi credo che basti, cari amici. Devono
arrivare altre sei navi a Cartagena e riprenderemo la conversazione
pi tardi.
Il giorno dopo, quando Ledesma torn a incontrarsi con i maggiorenti,
era meglio preparato, con l'aiuto di Ortega, a rivelare le catastrofi alle
quali aveva assistito: Siamo stati guidati da un'assoluta nullit: il duca di
Medina-Sidonia, un uomo che odia il mare e che cominciava a vomitare
al minimo rollio. Costui aveva avvertito il re: Maest, io non ne so nulla
di navi, sicch non potr compiere grandi imprese, e cos  stato. Gli inglesi
hanno fatto di lui quel che volevano.
Era forse un codardo?
Gli spagnoli non possono essere codardi, suon la risposta, ma possono
essere stupidi.
Ma i maggiorenti insistettero: Avete fatto vela per l'Inghilterra con
quella grande flotta e non avete mai dato battaglia?
Rispose Ledesma: Nessuna battaglia in senso tradizionale, no. Nessun
arrembaggio tra grandi navi. E stato invece come quando cani addestrati
assalgono il toro fino a metterlo in ginocchio.
E non avete mai visto n Drake n la sua nave?
Ortega ripet quello che aveva detto il giorno prima: No, ma sapevamo
che c'era, vedendo come andavano le cose.
Che cosa ne  stato della flotta quando  uscita dalla Manica e ha doppiato
la Scozia e l'Irlanda? Ledesma, drizzandosi sulla persona, si rivolse
al suo capitano: Ortega, che cosa ne  stato del nostro equilibrio mentale?
Come si spiega che gli spagnoli abbiano perduto a tal punto la testa?
Era la stessa domanda che nei successivi cinque secoli avrebbe assillato
gli storici della marineria, ma n allora n in seguito si trov una risposta
accettabile. Comunque, a Ortega certi dati di fatto erano noti e li espose:
Non avevamo carte degne di tal nome in base alle quali stabilire quanto
l'Irlanda si addentrasse nell'Atlantico; quando le nostre navi hanno volto
la prora a sud si sono trovate di fronte a promontori che non avrebbero
dovuto esserci e, spinte da irresistibili venti occidentali, non sono riuscite
a evitare quelle terribili rocce.
Ledesma aggiunse con voce pacata: Avremmo potuto tornare sani e
salvi ai porti spagnoli. Nessuna nave inglese ci inseguiva pi. Ma abbiamo
perduto ventisei dei nostri pi grossi vascelli, un'intera flotta, di cui neppure
uno colato a picco dal nemico. Nelle terribili tempeste dell'Atlantico
settentrionale, le vele sono andate a pezzi, e nel buio le navi sono entrate
in collisione tra loro e sono colate a picco, ma la maggior parte di
esse  finita contro quei maledetti promontori dell'Irlanda occidentale;
met della ciurma  annegata e i superstiti si sono ritrovati, mezzi nudi, su
rive inospitali.
Incapace di continuare, mormor a Ortega: Raccontate che cosa ne 
stato dei nostri naufraghi tanto fortunati da raggiungere terra.
Il capitano rivel allora la terribile verit: Quando siamo partiti dalla
Spagna, potevamo basarci solo su voci, ma poi ho interrogato tre dei nostri
marinai che sono usciti vivi dai terrori irlandesi ed essi ci hanno riferito
cose tremende. A quanto sembra, quando un equipaggio spagnolo
riusciva a raggiungere la riva, alcuni uomini venivano spogliati di tutto da
selvaggi contadini irlandesi e perlopi uccisi sul posto; i superstiti cadevano
nelle mani di proprietari terrieri desiderosi di ingraziarsi gli inglesi
perci venivano sgozzati oppure consegnati ai britannici. Infine quelli
che si sono arresi a ufficiali inglesi, sono stati assassinati a uno a uno, in
pubblico, perch servisse da lezione a eventuali ribelli papisti.
In seguito, quando si seppe meglio come erano andate le cose, risult
che seimila uomini, il fior fiore dei figli di Spagna, essendo naufragate le
loro navi, avevano preso terra su spiagge irlandesi, ma a soli settecento
era stata risparmiata la vita.
Ledesma concluse l'incontro dicendo: S, gli inglesi hanno assassinato
vergognosamente i nostri, ma ci vendicheremo. Sono certo che, prima
che io muoia, El Draque ritorner in queste acque; se Dio me ne dar la
forza lo affronter una volta ancora e gli scaver la fossa.
NEI GIORNI CHE SEGUIRONO, l'ammiraglio Ledesma si dedic al rafforzamento
degli spalti, al miglioramento dei pozzi e alla costruzione di un
porto per proteggere Boca Chica, occupandosi nel frattempo di aumentare
le fortune della sua famiglia. Pensava infatti: L'obiettivo pi durevole
che un uomo pu proporsi  di servirsi dei propri parenti per tessere
una rete di influenza e sicurezza. Si guardi Drake, per esempio. Oggi 
nell'ombra, perch la gloria viene e va. Si guardi quello che  accaduto a
Cortz: il favore dei re  una debole canna alla quale appoggiarsi. Ma
avere i mariti delle proprie figlie in posizioni di potere, assicurare buone
paghe ai nipoti, queste sono cose durature, cose sulle quali si pu far
conto. Che cosa ha detto Drake al momento di andarsene? Che gli dispiaceva
di non avere figli. Bene, neppure io ho rampolli maschi, ma ne avr
uno. Ortega diventer Roque Ledesma y Ledesma, un bel nome, e se a
qualcuno non piace, vada pure all'inferno! Cos il cambiamento di nome
divenne effettivo.
NEI SETTE ANNI SUCCESSIVI al disastro dell'Armada, ben poche novit si
verificarono nei Caraibi, soprattutto perch Drake lasci tranquilli quei
mari. Le carovane di muli continuarono ad attraversare l'istmo da Panama
a Nombre de Dios e i tesori cos trasportati venivano caricati su
navi che la flottiglia di Cartagena scortava alla volta dell'Avana, dove si
radunavano i convogli dell'argento e dell'oro che trasferivano i metalli
preziosi a Siviglia.
In quegli anni neppure una nave and perduta.
Correva voce che Drake avesse preso in moglie, in seconde nozze, l'erede
di una buona famiglia e che fosse stato eletto come rappresentante di
Plymouth al parlamento, dove di tanto in tanto prendeva la parola per
parlare di faccende navali e militari. Richiamato in servizio per guidare
un assalto contro la costa nordoccidentale della Spagna e del Portogallo,
era andato incontro a un fiasco tale da essere obbligato a quella che tutti
pensarono essere una pensione definitiva. Dopodich nei Caraibi non si
seppe pi nulla di lui e la gente cominci a credere che sia lui sia il suo
antico compagno, Hawkins, divenuto Sir John, fossero morti.
Poi, verso la fine di febbraio del 1596, giunse l'esaltante notizia che
don Diego aveva atteso per tanti anni. Il rapporto non proveniva da re
Filippo, sempre asserragliato nell'Escorial, ma da uno dei ministeri di
Madrid.
Nostre fidate spie ci informano che il 25 gennaio di quest'anno l'infame
eretica Elisabetta d'Inghilterra ha incaricato due suoi cavalieri,
Drake e Hawkins, di guidare una flotta di ventisette navi da guerra all'assalto
delle nostre citt nelle Indie occidentali.
Gli altri governatori spagnoli provarono un senso di vertigine quando
seppero che sia Drake sia Hawkins muovevano contro di loro; non per
don Diego, che al contrario ne gio. Dio  buono con me, disse agli uomini
della sua famiglia e si accinse con loro alla sfida finale contro i due.
Chini sulle mappe, i Ledesma concertarono le loro tattiche, guidati da
don Diego al quale un sesto senso suggeriva ci che la regina Elisabetta
avrebbe ordinato ai suoi ammiragli e quali iniziative questi avrebbero
preso. Nei loro piani, i Ledesma si riferivano sempre a Drake per primo e
a Hawkins per secondo, essendo ormai convinzione comune, in tutte le
flotte europee, che adesso era lo zio pi anziano a prendere ordini dal pi
giovane e pi audace nipote. Don Diego, del resto, pensava solo a Drake,
e comand al suo vicereggente: Lo avete battuto a Nombre de Dios, perci
tornate l e sconfiggetelo di nuovo. Il giovane replic che dubitava
che Drake si preoccupasse di una citt cos piccola, ma don Diego ribatt:
Lui  Drake. E Drake  attratto da quel luogo come uno squalo  attirato
dall'odore del sangue di un corpo ferito. Drake vuole vendicarsi.
Persuaso che l'inglese avrebbe tentato ancora una volta di saccheggiare
Panama, invi due altri generi a erigere una decina di sbarramenti lungo
il sentiero della giungla, e a Roque Ledesma, la sua nuova, grande speranza,
ordin: Drake non andr a Hispaniola perch l'ha gi distrutta
ma invader Portorico, dal momento che la capitale, San Juan, pu offrirgli
le stesse ricchezze su cui ha messo le mani a San Domingo. Quindi, andate
a Portorico, Roque, e rendetegli la vita impossibile.
Uno dei suoi nipoti gli fece osservare che nei suoi calcoli non aveva tenuto
conto di Hawkins e don Diego spieg: Hawkins  come me, prevedibile.
Lo affronteremo quando lo troveremo. Ma con Drake bisogna indovinare
di continuo, perch il suo cervello  come un uccello mosca, le
cui ali non hanno mai riposo.
I fratelli Amadr furono da lui inviati a Rio de la Hacha; gli fu fatto osservare
che quella era ormai una desolata localit con poche attrattive per
un pirata, ma don Diego replic: I suoi ricordi sono legati a quel posto,
perch l ha subito la prima sconfitta. E ci torner.
A questo punto, Roque sollev un'obiezione: Ma lasciate Cartagena
indifesa. Al che don Diego: Qui non torner. S' gi impadronito una
volta di questa citt e non si ripeter. Portorico  un nuovo obiettivo e
tutte le altre localit significano sconfitte che vuole vendicare.
Pass la primavera senza notizie precise sui movimenti di Drake, ma
verso la met d'aprile si seppe che il 9 di quel mese era giunto nel porto
di San Juan il grande galeone di sua maest Begoa, ammiraglia della
flotta dell'oro e dell'argento, gravemente danneggiata da una tempesta,
con trecento uomini a bordo e oltre due milioni di pesos in metalli preziosi.
Il carico era stato opportunamente nascosto a riva, in attesa di conoscere
i piani di Drake; nel frattempo altre citt dovevano inviare eventuali
forze supplementari di cui disponessero a Portorico per proteggere
il grande tesoro indispensabile al re per le sue imprese.
Nella terza settimana di settembre per le isole corse voce che Drake
fosse in arrivo, ma subito dopo giunse una notizia che lasci tutti perplessi:
Drake e Hawkins avevano fatto tappa, strada facendo, per stringere
inutilmente d'assedio la Grande Canaria. Don Diego comment:
Ah, se viene passando per le Canarie vuol dire che punta su Portorico.
Il giorno dopo, sped i diciannove uomini della sua famiglia ai posti loro
assegnati e part a bordo della Mariposa alla volta di San Juan. Strada facendo
lo colse un pensiero disarmante: Buon Dio! si disse. Siamo tutti
vecchi e combattiamo come se fossimo ragazzi! Drake quest'estate ha
compiuto cinquantadue anni, Hawkins sessantatr e io addirittura sessantasette.
Eppure continuiamo a essere i migliori sugli oceani.
Entrato nel porto, si rese conto che la Begoa era stata a tal punto strapazzata
dalle tempeste da non avere nessuna probabilit di tornare in
Spagna, ma gli fu assicurato che i due milioni di pesos erano al sicuro
nella fortezza e che Drake non sarebbe mai riuscito a impadronirsene. Il
comandante locale l'inform che, non essendoci nessuna prospettiva di
affrontare i due inglesi in mare aperto, aveva ordinato che tutte le navi si
raccogliessero nel porto e a Ledesma non rest che adeguarsi; peggio ancora,
il comandante gli annunci che il giorno dopo avrebbe fatto bloccare
l'accesso al porto affondandovi nel mezzo il relitto della Begoa e
quattro navi minori da ambo i lati. Ledesma ebbe un bel protestare al
pari del comandante del grande galeone, ma l'ordine fu eseguito. Inoltre,
don Diego dovette portare a terra i cannoni delle navi bloccate nella baia
e piazzarli in punti strategici su alture dominanti gli accessi al porto.
Gli spagnoli speravano di avere tre o quattro settimane per portare a
termine i preparativi, ma sbagliavano. Tuttavia, a dar loro un certo vantaggio
intervennero due inaspettati eventi fortunati. Quando la flotta inglese
entr nei Caraibi, due delle navi che la componevano restarono indietro
e una di esse fu catturata da alcune fregate spagnole; si apprese cos
che Drake e Hawkins sarebbero giunti ben presto a Portorico. Inoltre,
non appena la flotta inglese era salpata da Plymouth in agosto, i due ammiragli
avevano avuto un violento alterco che si era andato trascinando
per lungo tempo: Hawkins, pi vecchio e pi prudente, avrebbe voluto
attraversare l'Atlantico alla massima velocit, assalendo Portorico prima
che le difese venissero rafforzate. Drake invece aveva voluto a ogni costo
impegnarsi in una serie di infruttuose battaglie lungo la rotta; cos si
erano sprecate settimane. Come se non bastasse, aveva preteso un'altra,
inutile tappa alle isole Vergini, a una sola giornata di vela da Portorico.
Hawkins protest con tutte le sue forze, ma non riusc a
convincere l'impulsivo socio e, persuaso che l'avventura nei Caraibi fosse ormai segnata a
causa della testardaggine di Drake, si ritir nella sua cabina, gir il viso
contro la parete e mor.
Per questi motivi Drake arriv in ritardo a San Juan e le forti difese locali
non ebbero difficolt a respingerlo. Non riusc nemmeno a forzare
l'ingresso al porto e non venne a sapere nulla dei due milioni di pesos
della Begoa, messi in salvo a terra.
Infuriato per il rifiuto spagnolo di dar battaglia in mare aperto, tent
di mettere a terra un reparto, con l'unico risultato di perdere molti uomini.
Imperversando qua e l come un animale ferito, si comport insomma
come aveva previsto don Diego: si avvent a sud per sfogare la
rabbia contro l'indifesa citt di Rio de la Hacha, dove non mise le mani
su un solo lingotto d'oro ma vi sprec diciannove giorni al termine dei
quali, in preda a un'ira quasi diabolica, incendi tutto per vendicarsi degli
schiavi che gli erano stati rubati quasi trent'anni prima. Poi fece rotta
su Santa Marta, altra citt indifesa, dove non trov alcun tesoro; la mise
allora a ferro e fuoco.
Ledesma, tornato a Cartagena, fu informato delle mosse insensate di
Drake; raccolse attorno alla Mariposa una piccola, robusta flotta con la
quale intendeva colpirlo a morte e al mattino lev le ancore e guid le
forze dei suoi familiari alla caccia conclusiva. Come aveva intuito, Drake
questa volta non si occup di Cartagena; don Diego e Roque lo tallonarono
mentre se la prendeva una volta ancora con quella cittadina che
tanto pesava nei suoi ricordi, Nombre de Dios, dove trov solo case in rovina,
perlopi abbandonate: la stazione terminale delle carovane con i tesori
provenienti da Panama era stata spostata a Portobello, un ancoraggio
pi favorevole.
In preda a una furia sempre pi incontrollabile, Drake mosse alla volta
di Portobello, non trov oro e diede alle fiamme anche quella citt; poi,
dando prova di stupefacente irresponsabilit, sped un piccolo reparto di
fanti pesantemente armati lungo il terribile sentiero della giungla con
l'incarico di saccheggiare Panama e magari distruggerla: sessanta uomini
inviati contro seimila soldati. Ma, dopo aver lottato invano con le paludi,
le zanzare e i blocchi stradali eretti dai generi di don Diego, dove indiani
erano in agguato armati di frecce avvelenate, gli uomini saggiamente si ribellarono
e tornarono a mani vuote alle navi.
Allora Drake, scoraggiato da quella serie di insuccessi, concep la folle
idea di invadere le ricche citt che si supponeva sorgessero sugli altipiani
del Nicaragua; ma, convinto da uno spagnolo, che aveva fatto parte dell'equipaggio
di un piccolo legno costiero catturato, che lass non c'erano
citt piene d'oro, ma solo piccoli, miseri villaggi, rinunci all'idea e torn
a far rotta alla volta di Nombre de Dios, quasi attrattovi dalla stessa, misteriosa
sfida che lo aveva indotto a venirvi anni prima. All'orizzonte, vedeva
le navi di don Diego che lo inseguivano a guisa di avvoltoi e si
chiese quale grandiosa azione poteva compiere per umiliare re Filippo.
Avrebbe voluto mettere le mani su grandi tesori come a Valparaiso, distruggere
l'Avana come aveva fatto con San Domingo, ma alla fine si limit
ad affrontare, senza troppo entusiasmo, la flotta di don Diego, come
un grande cetaceo tormentato da un esercito di fastidiosi avversari sempre
fuori portata.
A questo punto, le terribili febbri di Nombre de Dios si diffusero a
bordo della sua nave, causando la morte di molti marinai, senza che fossero
riusciti a impartire a re Filippo un'altra lezione. Una sera la febbre sempre
in agguato in quelle fetide zone, quella che sterminava con grande imparzialit
sia gli spagnoli che portavano l'argento oltre l'istmo sia gli inglesi
che cercavano di sottrarlo loro, colp anche Drake con maligna furia. I suoi
compagni lessero il terrore negli occhi di Drake che chiese con voce flebile:
Possibile che si debba morire cos? Al mattino era morto.
Per difenderne il cadavere dagli spagnoli, che mossi dall'odio avrebbero
potuto ripescarlo e profanarlo, lo avvolsero in una vela, lo gravarono
di pesi alle spalle e ai piedi e lo seppellirono nelle acque dei Caraibi,
dove per sempre sarebbe rimasta l'eco della sua grandezza.
DON DIEGO, LA CUI TENACIA aveva spinto alla morte sia Hawkins sia
Drake, non pot godere a lungo della sua vittoria perch, tornato a Cartagena,
trov una piccola flottiglia nell'ampio ancoraggio e per un istante
temette che fossero navi di Drake venute nuovamente ad assalire la sua
citt. Ma poi s'avvide che erano spagnole e giunto a casa apprese che
erano uomini venuti a tormentarlo come lui aveva tormentato Drake.
Si trattava di una audiencia di tre elementi inviata da re Filippo per far
luce sulle molte accuse che erano state mosse contro di lui. Si contavano
ben trentun capi d'imputazione, da distrazione di fondi del re a sospetta
eresia, avendolo qualcuno udito dire dopo una battaglia: Che Drake
adori Dio a modo suo, io lo adoro a modo mio. Ma le accuse pi gravi
riguardavano il fatto di aver messo diciannove suoi familiari in posizioni
tali da permettere loro di rubare grosse somme appartenenti a sua maest,
il suo atto pi arrogante essendo quello di aver persuaso un buon capitano
di Cadice, tale Roque Ortega, a farsi ribattezzare Roque Ledesma y
Ledesma, onde dare ulteriore lustro al nome di famiglia.
Nei quattro mesi che fecero seguito alla morte di Drake,
mentre i Ledesma avrebbero potuto far festa con tutti gli altri spagnoli dei Caraibi, il
capo della loro famiglia dovette rispondere a queste accuse, alcune delle
quali cos gravi da meritargli, se provate, la condanna a morte, ma perlopi
di cos scarsa entit che un magistrato non le avrebbe prese neppure
in considerazione. Alla fine, per, il capo della commissione, un uomo severo
e intrattabile, persuase i suoi due compagni a unirsi a lui nel giudicare
don Diego colpevole a ogni costo: il salvatore di Cartagena venne
messo ai ferri per essere spedito in Spagna e l essere processato da un tribunale
di re Filippo, tutt'altro che propenso a dichiarare innocenti funzionari
coloniali messi sotto accusa.
L'ultima sera che pass a Cartagena, Ledesma preg i suoi carcerieri di
permettergli di recarsi sugli spalti che dominavano il lago spagnolo che
aveva difeso con tanto valore, ma non gli fu concesso per timore che i
suoi concittadini si raccogliessero in difesa del loro eroe, strappandolo di
mano ai suoi aguzzini. Cos, Ledesma sedette in ceppi nella bella sala in
cui si era incontrato con i governanti della nuova Spagna, con ammiragli
reduci da vittorie, con quella chiacchierona che gli aveva parlato delle
eroiche imprese in Cile e in Per compiute da El Draque, con Francis
Drake stesso, quando si era battuto con lui per la salvezza della citt.
Quando sua moglie, che gli era stata fedele per tanti decenni, venne a
sederglisi accanto, infilando panni freschi tra i ferri e i suoi polsi per attenuare
il dolore, Ledesma comment: Forse Dio vuole ricordarmi che io,
Hawkins e Drake eravamo fratelli d'arme e che adesso  venuto il tempo
di raggiungerli. Sono pronto.
Don Diego ebbe un'ultima soddisfazione: la sua vasta famiglia era tutta
sistemata, godeva delle posizioni, del potere e delle ricchezze che avrebbero
permesso ai suoi membri di esercitare il dominio su Cartagena e dintorni
ancora per molto tempo dopo la sua morte. Da uomo d'onore aveva
assolto i suoi doveri verso Dio, il re e la famiglia; armato di questa certezza
non avrebbe provato vergogna a tornare in Spagna in ceppi.
Per un istante invece fu travolto da profondo risentimento quando fu
trascinato a bordo della sua stessa nave, la Mariposa, e gettato in catene
nella stiva. Aveva combattuto contro quella nave, se n'era impadronito,
l'aveva guidata contro la Jesus of Lbeck, l'aveva comandata quando
aveva fatto parte dell'Armada alle prese con Drake nella Manica; si port
le mani al volto, a celare l'umiliazione che provava.
Non giunse in Spagna perch, quando la Mariposa fu nei pressi del celebre
canale Sopra Vento tra Cuba e Hispaniola, si lev una furiosa tempesta
e quando il disastro parve imminente Ledesma diede una voce dal
fondo della stiva: Correte dal capitano, ditegli che io so come manovrare
questa nave in una tempesta. Di l a poco una voce grid di rimando: Il
capitano dice che dovete restare in catene, ordine del re. Cos don Diego
rimase nella stiva, sentendo la sua amata nave portata di errore in errore,
finch non sprofond nelle acque dei Caraibi.
Viaggiatore, tu che percorri il mar dei Caraibi a bordo di argentei yacht
o di scintillanti navi da crociera, sosta, entrando in queste acque, per
ricordare che nelle loro profondit riposano tre uomini d'onore che
hanno contribuito a fare la storia di questo che un tempo era il lago spagnolo:
Sir John Hawkins, artefice della marina inglese; Sir Francis Drake,
conquistatore di tutti i mari noti; e l'ammiraglio Ledesma, tenace promotore
delle prerogative del suo re e degli interessi della sua vasta famiglia.

Note.
1. Equivalente grosso modo a tredici milioni di dollari odierni.

 Capitolo 5.
Grandi tempeste nella piccola Inghilterra.

L'ISOLA DI BARBADOS, un luogo di celestiale bellezza, giace tanto a est
della catena di isole che segna i confini dei Caraibi e tanto a sud delle correnti
oceaniche che le navi naturalmente seguivano quando salpavano
dall'Europa e dall'Africa, che Colombo non la scopr nei suoi viaggi e per
decenni rimase ignota. Vi approdarono pochi indiani arawak, trovandovi
rifugio quando i terribili bianchi devastarono le altre isole, ma a quanto
sembra si erano estinti ben prima dell'arrivo dei bianchi.
Fu solo molto pi tardi, nel 1615, che l'isola, spopolata ma fertilissima,
fu presa in seria considerazione da un mercante inglese che vi capit per
caso; trascorsero per altri due anni prima che avesse inizio un'occupazione
sistematica. Al pari degli arawak prima di loro sulla Dominica, i coloni
inglesi evitarono le onde e le tempeste della parte controvento sul
versante atlantico, preferendo quello occidentale pi caldo e a loro pi
congeniale. L, lungo le rive di una baia piccola e non molto ben protetta,
sorse un gruppo di rozze abitazioni, nucleo originario di quella che sarebbe
diventata Bridgetown, destinata a diventare celebre come uno dei
luoghi pi accoglienti dei Caraibi: una spiaggia ricurva bordata da palme
svettanti, stradine pulite fiancheggiate da basse case bianche in stile olandese,
una popolazione industriosa, una chiesina con un piccolo campanile
e, alle spalle, una sequenza di basse colline di un verde brillante dopo le
piogge.
Verso l'inizio del terzo decennio del Seicento, un gruppetto di emigranti
inglesi faticava nei campi alle spalle della cittadina, non solo per
nutrire se stessi, ma anche per poter inviare le eccedenze in Inghilterra in
cambio delle merci di cui aveva bisogno: abiti, medicinali, libri e via dicendo.
La coltivazione dei tre prodotti che i mercanti inglesi erano disposti
a comprare, cotone, tabacco e indaco per la tintura delle stoffe, richiedeva
un lavoro cos duro che i primi coloni ben presto cercarono il modo
di poter sovrintendere comodamente alle piantagioni mentre altri faticavano
per conto loro; a tal fine fecero venire giovani senza un quattrino in
tasca, perlopi dall'Inghilterra sudoccidentale o dalla Scozia, che servivano
come servi della gleba per cinque anni dopodich potevano ottenere
una piccola somma di denaro e cinque acri di terra ancora libera da
coltivare.
Del primo gruppo di manovali a contratto, questa la loro definizione
legale, faceva parte uno scorbutico giovanotto dell'Inghilterra settentrionale,
tale John Tatum, il cui viaggio da Bristol era stato pagato, secondo
costumanza, dal pi ricco dei coltivatori di tabacco, Thomas Oldmixon. I
rapporti tra i due non furono mai felici: Oldmixon era un uomo corpulento,
cordiale, con la voce tonante, la faccia rossa e aveva l'abitudine di
dare grandi manate sulle spalle dei suoi interlocutori e di propinare loro
barzellette che considerava divertentissime, ma che gli ascoltatori di solito
non afferravano; con i subordinati, e di questi faceva parte anche il
suo servo Tatum, era invece brusco, addirittura offensivo.
Durante i cinque anni che Tatum dovette trascorrere in qualit di
servo della gleba, senza salario, in un umido bugigattolo, con cibo pessimo
e neppure gli abiti da lavoro che altri padroni fornivano ai loro manovali,
Oldmixon fu tenacemente intento a mettere a coltura altra terra,
con la conseguenza che Tatum doveva abbattere alberi, estrarre ceppi e
arare nuovi campi. Era un lavoro cos duro, con cos poche ricompense,
che egli fin per nutrire un tenace odio per Oldmixon; un inglese di Bridgetown,
che trattava pi umanamente i suoi braccianti, predisse: Prima
che Tatum finisca il suo periodo, sulle terre di Oldmixon pu darsi che
avvenga un omicidio.
Ma l'anno dopo, quando termin il suo tempo di servit della gleba e
Tatum pot scegliersi cinque acri di terra a est di Bridgetown, accadde
uno di quegli eventi banali che cambiano la storia delle isole. Una nave
inglese, diretta a Barbados con un nuovo gruppo di braccianti, si imbatt
in un vascello portoghese il cui equipaggio era intento a vendere schiavi
negri di isola in isola.
Gli inglesi, sempre alla ricerca di un mezzo per guadagnarsi onestamente
qualche scellino, assalirono la nave negriera portoghese, ebbero
la meglio e si trovarono in possesso di un carico di schiavi di cui disporre.
Il primo porto disponibile era Bridgetown, dove gli inglesi sbarcarono
non soltanto i nuovi servi della gleba, ma anche otto africani di pelle
nera. Si tenne un'asta sui gradini della chiesa nella piazza della citt: Thomas
Oldmixon compr tre schiavi e il suo bracciante da poco liberato,
John Tatum, spese i primi quattrini di cui disponeva per acquistarne lui
stesso uno. Tutti e due, essendo uomini scaltri, si resero conto che potevano
ricavare un bel po' di guadagno da quei robusti negri; cos ebbe inizio
la schiavit in quella splendida isola.
IN QUEGLI ANNI BRIDGETOWN stava diventando un posto splendido per
viverci: le candide case olandesi avevano adesso tetti di tegole rosse importate
di contrabbando dalla Spagna; si aprivano nuove strade, nella
chiesa erano state installate panche di mogano e c'era persino una botteguccia
in cui si vendevano merci importate (in realt contrabbandate) da
ogni parte d'Europa. L'architettura olandese e il contrabbando si spiegavano
facilmente, e non c'era chi a Bridgetown non apprezzasse l'una e
l'altro: gli abitanti si erano rivolti agli olandesi quando avari mercanti inglesi,
bramosi di mettere le mani su ogni scellino che potessero spremere
alle loro colonie, avevano persuaso il loro parlamento a imporre leggi che
facevano obbligo agli abitanti di commerciare soltanto con ditte inglesi ai
prezzi da queste stabiliti. Erano norme assurde che gi cominciavano a
promuovere proteste in altre colonie come il Massachusetts e la Virginia.
Lucrosi commerci con la Francia, l'Olanda, l'Italia e la Spagna erano
proibiti, al pari degli scambi tra le colonie stesse, e a peggiorare le cose le
ditte inglesi molto spesso non consegnavano le loro costose merci e i coloni
si sentivano doppiamente defraudati.
La soluzione era semplice: navi mercantili olandesi, comandate da uomini
di grande ardimento e competenza economica, ignoravano le leggi
inglesi, erano diventate abilissime nell'evitare le navi britanniche di pattuglia
e conducevano operazioni di contrabbando su vasta scala; i coloni
erano prontissimi ad avvertire le imbarcazioni olandesi che facevano
scalo a Bridgetown se una nave da guerra inglese era in vista, in modo
che gli olandesi potessero svignarsela in tempo.
Cos le cose andavano a gonfie vele sull'isola. Thomas Oldmixon anno
dopo anno acquisiva nuovi campi; John Tatum fece venire dalla madrepatria
una robusta ragazza inglese che gli diede una figlia, Nell, e
due figlioloni, Isaac, un tipo tranquillo, e Will, che era invece turbolento; dall'Inghilterra
giunsero governatori, alcuni sagaci, altri balordi, come in tutte
le colonie; intanto la popolazione di schiavi aumentava perch quelli gi
presenti sull'isola mettevano al mondo figli e i contrabbandieri olandesi
ne portavano altri dall'Africa.
C'erano per due aspetti che preoccupavano gli uomini con la testa
sulle spalle sia a Barbados sia in Inghilterra: il lento esaurimento del
suolo aveva reso sempre pi difficile la coltivazione dei prodotti fondamentali,
essendosi rivelato il tabacco particolarmente esaustivo della fertilit
dei suoli. A Londra, i mercanti che lo compravano si rendevano conto
che la qualit peggiorava di anno in anno rispetto a quello coltivato in
Virginia e nella Carolina, e che il cotone di Barbados non reggeva il paragone
con quello coltivato in Georgia.
Tutti erano concordi nel ritenere che Barbados dovesse ricorrere
a qualcosa d'altro per mantenere la prosperit di quella che gli abitanti
chiamavano comunemente piccola Inghilterra e che alcuni ritenevano
assai migliore della grande, anche se una definizione, ormai
consolidata, recitava: Barbados, piccola Inghilterra, sempre fedele alla madrepatria.
Nel 1636 c'era stato un brutto momento, quando le autorit avevano
dato risposta a un interrogativo che aveva sollevato qualche preoccupazione;
all'epoca, lo statuto della schiavit non era ancora ben definito e
n gli schiavi, n i padroni sapevano quanto essa dovesse durare. Non
mancavano generosi inglesi a sostegno della teoria che dovesse trattarsi di
un periodo limitato e alcuni addirittura affermavano che i figli di schiavi
nati sull'isola dovevano essere automaticamente liberi. Un'eresia alla
quale le autorit misero fine: gli schiavi, decretarono, indiani o africani
che fossero, erano tali vita natural durante, al pari dei loro rampolli.
Solo pochi schiavi si resero conto che la nuova legge era entrata in vigore,
ma la constatazione che la loro condizione non sarebbe mai cessata
non garb loro affatto, e un po' alla volta quei pochi cominciarono a diffondere
il malcontento tra i negri dell'isola; nel 1649, i padroni bianchi si
resero finalmente conto che si era verificato un importante cambiamento.
La composizione etnica dell'isola era ormai radicalmente mutata: in quell'anno
vi si contavano trentamila schiavi contro un numero suppergi
uguale di bianchi e i primi pensarono di avere adesso qualche probabilit
di vittoria.
Tra loro ce n'era uno appartenente a Tatum, un intelligente yoruba,
che in Africa aveva avuto nome Naxee e che il suo padrone aveva ribattezzato
Hamilcar. Sia nel continente nero sia a Barbados costui aveva rivelato
notevoli capacit di guida e se fosse stato un bianco emigrato dall'Europa
in una colonia come il Massachusetts, avrebbe senza dubbio
avuto parte notevole nella vita politica locale. A Barbados non pot invece
far altro che dedicarsi in segreto a promuovere una ribellione. Era
un uomo alto e robusto, con gli occhi accesi, la voce imperiosa e modi
cos suadenti che ben presto ebbe dalla sua una dozzina di seguaci, ciascuno
dei quali ne reclut quattro o cinque altri; una notte Hamilcar rivel
loro il suo feroce piano.
Non li radun perch le norme vigenti sull'isola proibivano riunioni di
schiavi di diverse piantagioni, ma fece diffondere un messaggio in inglese,
lingua comune tra genti che venivano da regioni diverse dell'Africa dove
avevano parlato differenti idiomi: Fra tre notti, quando il sole tramonta,
aspettate due ore; poi ognuno ammazzi gli uomini bianchi di tre diverse
case vicine. Quindi occuperemo tutta l'isola. Non era un piano ineccepibile,
ma se gli schiavi fossero riusciti a mettere fuori gioco le principali famiglie
di Bridgetown, avrebbero potuto avere buone probabilit di riuscita.
Hamilcar era stato cos abile nel diffondere la notizia senza far trapelare
nulla all'infuori della cerchia dei suoi seguaci, che a tre notti di distanza
dalla ribellione nessun bianco era consapevole del pericolo.
ALLA PERIFERIA ORIENTALE di Bridgetown, a parecchia distanza dal
mare, sorgeva una casupola in cui abitavano i due figli di John Tatum.
Egli era morto giovane, sfinito dal lavoro sui molti campi dell'antico padrone,
ma aveva lasciato alla vedova quella casetta e dieci acri, cinque
avuti gratuitamente alla fine del periodo di bracciantato e gli altri acquistati
a mano a mano con i suoi risparmi. Anche la vedova lo aveva seguito
ben presto nella tomba, cos il prudente Isaac e l'impetuoso Will avevano
ereditato la piccola propriet. La loro piantagione non era certo grande e
bastavano tre schiavi per coltivarla, ma Isaac era animato da una tale ambizione
da proporsi di cessare ben presto di appartenere alla categoria dei
piccoli piantatori.
Will era un ragazzo di quattordici anni discolo e pronto al riso: tutto in
lui sembrava indicare che sarebbe diventato una testa calda. Isaac, quasi
un nano con capelli color paglia e occhi sfuggenti, era sempre intento a
far calcoli e progetti; aveva sposato una donna di nome Clarissa che aveva
due anni pi di lui ed era due volte pi ambiziosa e la coppia formata dai
due era davvero formidabile.
I due fratelli, pur cos diversi per aspetto e carattere, lavoravano bene
assieme e Will aiutava le ambizioni del fratello in modo originale: trattava
con tanta generosit i loro tre schiavi, che quelli lavoravano per sei. I
due uomini neri sgobbavano sui campi, mentre la donna, Naomi, era addetta
ai lavori di casa sotto la guida di Clarissa. Nata sulle rive del fiume
Volta nella Costa d'Oro, si era ribellata furiosamente quando dopo il
lungo viaggio l'avevano scaricata sulle rive di Barbados ed era stata trattata
con tale crudelt dal suo primo padrone che, disperata, era stata vicina
al suicidio. In casa Tatum, invece, veniva trattata umanamente; l,
aveva adottato il fratello minore come se fosse stato il proprio, impartendogli
lezioni su come si deve comportare un giovane, mentre Will a sua
volta le insegnava a leggere e a scrivere, cosa che avrebbe avuto parte non
indifferente nella tragedia che stava per travolgere Barbados. Naomi si
era ben presto resa conto che il ragazzo Tatum le somigliava: anche lui
era un ribelle ed era orgogliosa della sua vivace opposizione a chiunque
osasse contestarne i diritti. Quel Will, diceva agli altri due schiavi, vale
sei volte suo fratello.
La notte prima che avesse inizio il massacro dei bianchi, Naomi, in
preda all'angoscia, non sopportando l'idea che il ragazzo finisse con la
gola tagliata, and da Will e gli sussurr. Tu non stai in casa. Sangue
promesso a me, tu non dici a nessuno.
Will Tatum era un ragazzo sveglio e, resosi conto del significato dell'enigmatico
messaggio di Naomi, svegli il fratello e insieme giunsero alle
stesse conclusioni cui era arrivata la donna senza per avere il coraggio di
esprimerle chiaramente. Si affrettarono a dare l'allarme alle famiglie bianche
che abitavano nei paraggi e a tentare di raggiungere al gran galoppo
altre piantagioni della zona.
Isaac si proponeva di correre innanzitutto a est, alla piantagione di
Henry Saltonstall, un uomo rispettato anche se non era dei pi ricchi,
mentre Will stava per dirigersi a nord a dare l'allarme a
Thomas Oldmixon, proprietario di una delle pi vaste piantagioni. Erano appena usciti
dal cancello, quando Isaac ferm il fratello e gli disse che voleva essere
lui ad andare da Oldmixon: in realt, sperava di ricavare qualche vantaggio
salvando la pelle al grand'uomo.
Giunto sul posto, gli annunci che era imminente una sollevazione di
schiavi, e Oldmixon, gi sulla sessantina ma sempre in gamba e capace di
rapide decisioni, per prima cosa diede di piglio alle sue due pistole, con
l'aiuto della moglie Rebecca si vest di tutto punto, si calc in testa il copricapo
che era l'insegna della sua posizione sociale, un cappello a larghe
tese con la falda sinistra sollevata su cui faceva bella mostra di s una
penna di tacchino, e ordin: Andiamo a combattere, Tatum, andiamo a
menare le mani.
Will intanto dava l'allarme alla piantagione di Henry Saltonstall, un
uomo di quarantadue anni, magro e dritto come un palo, che trov intento
a leggere a lume di candela. Gli annunci con voce tranquilla: Sollevazione
di schiavi, signore.
Come era accaduto tanto spesso in precedenza, se i padroni venivano
preavvertiti in tempo da qualche schiavo fedele di quello che era il pericolo
pi temuto dagli uomini bianchi dei Caraibi, i ribelli neri non avevano
nessuna probabilit di farcela. Nel caso specifico, diciotto dei loro
capi, tra cui Hamilcar e l'altro schiavo maschio dei Tatum, finirono impiccati.
Quegli uomini coraggiosi, alcuni dei quali avevano avuto posizioni
di potere in Africa, morirono senza che i loro nomi venissero registrati
nelle cronache e i loro neri corpi vennero lasciati a dondolare al
vento in segno di monito.
Quando si scopr, dalle mezze frasi dei maggiorenti bianchi che avevano
ordinato le impiccagioni, che era stata Naomi a tradire i congiurati,
nessun superstite pot pi tollerarne la presenza e una sera, tornando dal
lavoro, i fratelli Tatum la trovarono nella sua capanna con la gola tagliata.
Le autorit preferirono non indagare. Ebbe cos fine la prima
grande insurrezione di schiavi a Barbados e si ribad il principio che gli
schiavi erano animali da lavoro e non avevano altri diritti al di fuori di
quelli concessi loro da un benevolo padrone. In seguito alle impiccagioni
e al successivo assassinio, i Tatum si trovarono privi di manodopera, cos
il sogno di Isaac di procurarsi altri campi fino a diventare un grande piantatore
and in fumo. Il fatto che fosse stato lui a mettere in allarme gli
abitanti dell'isola non gli favor la benevolenza dei suoi vicini ricchi, perch
a Barbados c'erano solo tre categorie di persone: i bianchi che possedevano
grandi piantagioni, i bianchi padroni di poche terre o di nessuna
e gli schiavi negri; il primo gruppo non aiutava nessuno dei componenti il
secondo a emergere.
Privi di schiavi, i fratelli Tatum dovettero lavorare la piantagione con
le loro mani e anche Clarissa si diede a sgobbare come un uomo.
Quando arriva una nuova nave? chiedeva ogni giorno. Abbiamo sufficienti
risparmi per comprarci tre o quattro schiavi. Ma l'Inghilterra in
quegli anni era in preda a gravi difficolt ed erano rare le navi che da
Londra o da Bristol facessero vela per Barbados, perci nuovi schiavi non
ne arrivavano.
Per quanto fedeli fossero gli isolani alla madrepatria, erano pure molto
attaccati ai loro interessi commerciali e, visto che di legni britannici non
ne giungevano, persino i pi accesi patrioti come Thomas Oldmixon cominciarono
a farla in barba alle leggi che vietavano i traffici con navi straniere
e furono perci ben lieti di accogliere il capitano olandese
Brongersma con la sua Stadhouder.
Un fresco mattino dei primi di marzo del 1649, Will Tatum, che si era
alzato alle cinque e stava guardando il mare, scorse all'orizzonte la sagoma
appena visibile di un veliero che gli parve di riconoscere e corse per
le strade gridando: Arriva la Stadhouder!
A quella notizia suo fratello, sempre desideroso di assicurarsi i favori di
Oldmixon, balz a cavallo e corse a informare il piantatore che la nave
olandese era in vista, carica di schiavi.
Oldmixon aveva inventato un sistema per evitare i suicidi frequenti tra
gli schiavi quando, stanchi di lavorare nei campi e convinti che non
avrebbero mai rivisto la terra d'origine, si sussurravano a vicenda: Se ci
si ammazza, i nostri spiriti ritornano in Africa e cos la facciamo in barba
al padrone. Il rimedio introdotto da Oldmixon era stato molto semplice:
perduto un bell'uomo ashanti del valore di undici sterline, ne aveva fatto
tirare fuori dalla tomba la salma, l'aveva decapitata, aveva portato la testa
al quartiere degli schiavi e l'aveva piantata su un alto palo, gridando ai
suoi: Non potreste certo tornare in Africa senza testa, perci smettetela
con questa stupidaggine dei suicidi.
Da allora i suicidi erano cessati e Oldmixon si era acquistato fama di
uomo sensato.
Non appena Isaac Tatum gli comunic che la nave olandese era arrivata,
Oldmixon disse in tono perentorio: Dobbiamo arrivare al porto
prima che cominci la vendita. Si avviarono insieme e strada facendo
Isaac ne approfitt per fargli capire che avrebbe avuto bisogno di un prestito
per acquistare terra e schiavi.
Thomas Oldmixon gli rispose: Caro Tatum, tu mi piaci. Tuo padre
non era granch, era troppo pigro, ma voglio aiutare te, suo figlio. Ecco
la mia proposta: sto convertendo tre quarti dei miei campi alla coltura
della canna da zucchero e mi sarebbe di grande aiuto se tu e altri faceste
lo stesso, perch allora potremmo mettere assieme i nostri raccolti e inviarli
in grandi quantit in Inghilterra.
Ma lo zucchero non richiede il lavoro di schiavi? chiese Isaac.
Certo,  assolutamente indispensabile. Quello che voglio da te  che
tu acquisti tutta la terra che i tuoi risparmi ti permettono, piantandola a
zucchero.
Ma come posso coltivare zucchero senza schiavi?
Non puoi;  per questo che te ne comprer sette. Mi restituirai l'importo
con il tuo primo raccolto. Gli schiavi nel frattempo saranno miei
ma tu li nutrirai e li userai sui tuoi campi come se fossero di tua propriet.
Isaac chin il capo e si immerse in una preghiera di ringraziamento
perch l'offerta superava ogni sua pi rosea speranza; poi esclam: Non
mi sarei mai aspettato un aiuto cos cospicuo. Oldmixon lo corresse:
No, sarai tu ad aiutare me, se riusciamo ad avviare a Barbados la coltura
dello zucchero.
Quando giunsero al porto e salirono sulla sua nave, trovarono che il capitano
Piet Brongersma aveva portato dall'Africa, chiusi in gabbia, ben
quarantasette schiavi ed era gi pronto a dare inizio all'asta. Ma quando
vide avvicinarsi Oldmixon, accenn a un inchino e, forte di precedenti
esperienze, chiese: Vuole acquistare tutta la partita, signor Oldmixon?
Piantatori minori, che avevano sperato di poter comprare qualche
schiavo, lasciarono udire un gemito, ma Oldmixon rispose: No, questo
mio amico ne vuole sette e io quindici. Ce n' pi che abbastanza per
tutti. I piantatori applaudirono, sollevati.
Favorevolmente colpito dall'abilit con cui il giovane Tatum scelse i
suoi sette, gli disse: Vedo che conosci gli schiavi, giovanotto. Isaac di rimando:
So semplicemente quali uomini e quali donne saranno in grado
di sopportare il lavoro. Oldmixon lo incaric allora di scegliere anche i
suoi quindici schiavi e Isaac obbed, impiegando nella cernita la stessa attenta
cura con cui aveva esaminato i sette di sua spettanza.
Terminata la compravendita, il capitano Brongersma si fece portare a
terra, s'accost a Thomas Oldmixon che sapeva essere un piantatore di
cui ci si poteva fidare e, senza salutarlo con la solita deferenza, gli sussurr
con il suo pesante accento olandese: Radunate gli altri maggiorenti.
Quando tutti furono presenti annunci, con l'aria di chi renda
nota la morte di un fratello: Il 30 gennaio scorso, gli uomini di Cromwell
hanno decapitato il vostro re Carlo.
Non  possibile! esclam di rimando Oldmixon, persuaso che nessun
inglese, neppure un avvoltoio come Oliver Cromwell, avrebbe mai osato
levare la mano sul re d'Inghilterra e tanto meno decapitarlo.
Che prove avete? grid uno dei piantatori. Brongersma dovette ammettere:
Nessuna. Ero gi nella Manica e non ho avuto modo di acquistare
una gazzetta. La notizia, precis, gli era stata riferita dall'equipaggio
di una nave inglese incrociata nella Manica e ancora ribad: Il 30
gennaio scorso, gli uomini di Cromwell hanno decapitato il vostro re.
L'Inghilterra  in pieno caos.
I GIORNI CHE SEGUIRONO furono i pi belli che Will Tatum avesse vissuto
fino a quel momento, perch adesso che suo fratello aveva sette
schiavi lui poteva svignarsela dai campi e trascorrere il suo tempo a bordo
della Stadhouder, perlopi nella cabina del capitano Brongersma perch
l'olandese non solo amava chiacchierare con il ragazzo, ma lo trovava
utile quale attendibile fonte di informazioni sugli eventi di Barbados.
A sua volta, ne forniva di singolari e affascinanti: La nostra stiva,
disse a Will,  piena di sale che abbiamo raccolto dopo uno scontro sulle
grandi saline di Cuman nel Main spagnolo.
Il ragazzo volle sapere dove si trovasse il Main spagnolo e l'olandese
gli spieg che era la costa meridionale dell'America centrale, l dove i Caraibi
si avvicinano alla terraferma.
Perch avete dovuto combattere per procurarvi il sale?
Gli spagnoli non vogliono che lo portiamo via. Dicono che  tutto
loro.
E allora perch ve lo siete preso?
Per salare le nostre aringhe. E sai che cos' l'aringa per un olandese?
 quello che per un inglese  uno scellino.
Combattete spesso con gli spagnoli?
Brongersma stette qualche istante a riflettere prima di rispondere:
Penso che sia venuto il tempo di farti sapere come stanno le cose. Noi ci
guadagniamo da vivere in tre modi: raccogliendo sale a Cuman, facendo
contrabbando con Barbados e le altre isole inglesi e, soprattutto, assalendo
qualche ricca nave spagnola e impadronendoci delle ricchezze che
trasporta.
Sicch, siete pirati?
Questa  una parola che non ci piace. Noi siamo pirati legali, se proprio
vuoi usare questo termine, corsari muniti di lettere patenti che ci
danno il diritto di assalire le navi spagnole ovunque le troviamo.
Will chiese se gli spagnoli opponessero resistenza e se fossero buoni
combattenti e il capitano rispose mostrandogli una cicatrice sul polso, ricordo
di una ferita riportata assalendo una nave spagnola carica dell'argento
di Potosf e diretta a Siviglia, aggiungendo: Non credere alla leggenda
secondo cui un inglese  meglio di tre spagnoli. Un don di Siviglia
armato di una lama di Toledo  in grado di tener testa a ogni combattente
di qualsiasi nave.
Un giorno Brongersma disse a Will: Mi piacerebbe avere un figlio
come te. Will chiese: Mi avreste portato per mare con voi? A combattere
contro gli spagnoli?
Domanda difficile, ragazzo mio. Come padre, sarei d'accordo con tua
madre nel ritenere che dovresti startene ad Amsterdam e studiare. Ma
come capitano della Stadhouder ti vorrei al mio fianco quando diamo addosso
agli spagnoli, perch non c' nulla di pi nobile al mondo, per un
olandese, della lotta contro quei maiali. Gli spieg che suo nonno e suo
bisnonno erano stati impiccati dagli spagnoli che avevano occupato i
Paesi Bassi e che un uomo d'onore come lui non poteva certo dimenticare
un simile torto.
Perch sono stati impiccati?
Perch erano protestanti, seguaci di Lutero. Ma il duca d'Alba e il
duca di Parma erano fanatici cattolici e il contrasto tra le due religioni
poteva essere risolto solo con una serie infinita di impiccagioni. Abbass
lo sguardo e aggiunse a bassa voce: Sicch, se tu fossi al mio fianco come
figlio, potrei placare la mia sete di vendetta incendiando otto o nove navi
spagnole.
Chiese Will: Vi arrabbiate se qualcuno vi chiama pirata? Assalire le
navi spagnole e impadronirsi delle loro ricchezze non vi sembra un atto
di pirateria? Brongersma rispose: No, c' una differenza: io sono un
onorato capitano olandese che combatte contro gli spagnoli; non mi
piace sentirmi dare del pirata. Il giorno dopo, all'alba, quando Will
guard verso il mare, s'avvide che la Stadhouder aveva levato le ancore.
Per altri undici giorni, gli uomini e le donne di Barbados non ebbero
altre notizie sul loro re, ma poi giunse da Bristol una nave da carico con
conferme scritte: re Carlo I, amato dai realisti dell'isola, era stato decapitato
a Whitehall da un carnefice, un boia che di solito metteva a morte
criminali comuni.
Fu un grosso trauma e nei giorni di tensione che seguirono gli isolani si
divisero nei due campi che si sarebbero contesi il diritto di governare. A
Barbados, come in Inghilterra, ciascuna delle due parti adott una propria
denominazione: quella di Cavalieri per i conservatori, a designare
uomini ben nati, benestanti e di indiscussa fedelt al re; i liberali invece si
autodefinirono Round beads (Teste rotonde), termine che indicava uomini
solidi, appartenenti al ceto medio, dotati di buon senso, che preferivano
essere governati da un parlamento. I primi si rifacevano agli ufficiali
di cavalleria, audaci e pittorescamente abbigliati, che si erano battuti cos
bravamente in difesa del re, e i secondi a uomini che preferivano un taglio
di capelli austero che ne faceva sembrare le teste simili a brutte zucche
rotonde, ben diverse da quelle ben arricciate dei loro avversari.
A Barbados, i Cavalieri erano guidati dal grosso Thomas Oldmixon il
quale annunci: Sono sempre stato fedele al re e tale rester; se Carlo I 
davvero morto, il mio sovrano  suo figlio Carlo II e io lotter per difendere
i suoi diritti al trono. La guida delle Teste rotonde tocc a Henry
Saltonstall, che approvava la deposizione del re anche se non il suo assassinio
ed era persuaso che il parlamento fosse in grado di governare l'Inghilterra
pi efficacemente della monarchia.
La conseguenza fu che i fratelli Tatum si trovarono in campi diversi:
Isaac era portato ad amare la monarchia e la nobilt, in segreto sperava di
riuscire, prima o poi, aumentando le dimensioni della sua piantagione, il
numero degli schiavi e quindi la quantit di zucchero
prodotto, ad ammassare una fortuna; allora avrebbe destinato cospicue somme a imprese
alle quali il re fosse interessato, in modo da attrarre l'attenzione di Londra
e magari guadagnarsi un titolo nobiliare.
Will invece non avrebbe saputo che farsene di un titolo e del resto
aveva gi dato prova di tendenze che davano molto fastidio a Isaac e Clarissa:
mostrava troppa familiarit con gli schiavi, a volte si era fatto beffe
di Oldmixon e dei suoi modi pomposi, e due volte, la domenica, aveva disertato
la chiesa parrocchiale, trasgredendo la legge che imponeva di assistere
alla funzione; peggio ancora, aveva fatto amicizia con il capitano
Brongersma, un uomo di quell'Olanda che solo pochi anni prima era
stata in guerra con l'Inghilterra.
A conferma dei timori del fratello e della cognata, di l a qualche sera
Will se ne usc a dire: Penso che Saltonstall e le sue Teste rotonde abbiano
perfettamente ragione. Forse che l'Inghilterra ha bisogno di un
re?
Isaac e Clarissa, colti di sorpresa, non seppero che cosa ribattere.
Clarissa esort Isaac a schierarsi apertamente con Oldmixon; Isaac si
present in casa del ricco piantatore e annunci, con la voce profonda
che si sforzava di avere, lui che era fisicamente cos insignificante: Sono
per il nuovo re. Il ricco proprietario gli diede una gran manata sulla
schiena esclamando: Benvenuto tra i Cavalieri, Tatum! Mi hai gi fatto
tre favori: hai impedito la ribellione degli schiavi, hai piantato zucchero e
ora ti unisci a me in nome del re. Ho l'impressione che d'ora in poi ci rivedremo
molto spesso.
Tornato a casa, Isaac disse a Clarissa: Ho fatto come volevi tu, adesso
io e Oldmixon siamo sulla stessa barca.
Non dissero nulla a Will, ma quella sera ne discussero tra loro e Clarissa
concluse: Se Will non si decide a cambiare parere, non so come potremo
abitare sotto lo stesso tetto.
Met della casa  sua, mia cara, e lo  met dei campi.
Non puoi comprargli la sua parte?
Con quale denaro?
Dopo un lungo silenzio, Clarissa riprese: Will  una testa calda, ormai
ne sono convinta.  un ribelle. Se quest'isola resta fedele al nuovo re,
come certamente accadr, inventer qualcosa che lo indurr ad andarsene
da Barbados, cos la sua terra sar confiscata a nostro favore...
Ma, mia cara, non posso mica chiedergli di andarsene. Ho bisogno del
suo aiuto per lo zucchero e i nuovi schiavi.
Comunque, le parole di Clarissa cominciarono a mettere radici nella
sua mente; disse infatti alla moglie: In una cosa hai ragione, Clarissa. La
propriet di Will deve toccare a noi, perch il segreto della ricchezza su
quest'isola  il possesso della terra, e io voglio accumularne molta.
MENTRE L'ANNO STAVA PER FINIRE e l'isola era divisa in due fazioni
quasi in guerra tra loro, con famiglie spaccate come quella dei Tatum,
giunse l'annuncio di un evento tale da dimostrare le caratteristiche
molto particolari di Barbados: in varie chiese fu annunciato che sarebbe
stata organizzata una caccia sull'isola di All Saints a duecentocinquanta
chilometri a ovest; qualche giorno dopo, uomini di entrambi i partiti
presero posto a bordo della piccola nave che ve li avrebbe portati. Thomas
Oldmixon, capo dei Cavalieri e celebre per la mira, aveva con s diciannove
dei suoi, mentre Henry Saltonstall, armato di due buoni fucili,
guidava le Teste rotonde. Isaac Tatum stava con Oldmixon, suo fratello
Will con Saltonstall.
Nella baia di All Saints, la scialuppa port i cacciatori a riva; Oldmixon
e Saltonstall si trovarono a fianco a fianco, come del resto, durante il successivo
tragitto, i due fratelli Tatum. A terra, Oldmixon ordin: Uomini,
Saltonstall, che sa tirare bene, guider i suoi da quella parte, gli altri verranno
con me; vediamo se riusciamo a farla finita con questi farabutti.
Che cosa si sarebbe cacciato? Gli indiani caribi, che si erano diffusi,
dalla loro isola originaria, Dominica, su quelle vicine isole di All Saints e
San Vincenzo, si erano rivelati cannibali pericolosissimi per i marinai inglesi
e francesi che vi avessero fatto naufragio; si trattava di nemici implacabili
che avevano respinto ogni proposta di divisione pacifica delle loro
isole, al punto da indurre i coloni europei a ritenere che l'unica soluzione
fosse quella di sterminarli. A tale scopo si organizzavano vere e proprie
battute di caccia; quella cui partecipavano i Tatum quel giorno non era
dunque la prima, anche se era certo una delle pi impegnative.
Gli inglesi con i loro lunghi fucili si misero in marcia di buon passo,
lanciandosi a vicenda grida di incoraggiamento in vista dello scontro con
i selvaggi, che non sarebbe stato privo di pericoli: venali mercanti olandesi,
francesi e inglesi, in realt pirati quali Brongersma che era uno dei
peggiori, avevano rifornito i caribi di fucili fabbricati nelle colonie americane
e di abbondanti munizioni, sicch i cacciatori di Barbados e le loro
prede partivano da una situazione di quasi parit; gli inglesi sapevano benissimo
che sarebbero stati dei bersagli per gli indiani.
Durante la prima mezz'ora, Thomas Oldmixon, con Isaac Tatum al suo
fianco che in un certo senso fungeva da portafucile, uccise due caribi e
riusc a scansare le pallottole indiane. Anche la squadra di Saltonstall,
composta di molte Teste rotonde dalla buona mira, uccise la sua parte di
selvaggi, e per circa due ore la caccia continu, con gli inglesi che, trovando
terribilmente eccitante vedere una forma scura che strisciava nel
sottobosco, colpirla e osservarla cadere e torcersi a terra, lanciavano grida
di trionfo ogniqualvolta abbattevano un indiano e li ammucchiavano poi
a decine, come avrebbero fatto con piccioni e pernici. Certo, a volte la figura
fu quella di una donna o di un bambino, ma la sparatoria continu e
durante l'intera caccia neppure uno di quelli di Barbados trov da ridire
sull'abbattimento di selvaggi, maschi o femmine che fossero, e tanto
meno prov dei rimorsi.
Dopo tre ore, quando la luce cominciava a scemare, entrambe le squadre
lanciarono un ultimo assalto, costringendo gli indiani in posizione difensiva
all'estremit della bella baia che caratterizzava l'isola, e tempestarono
i caribi con un fuoco incrociato, facendo fuori diciannove tra uomini
e donne oltre a un bel po' di bambini. I cacciatori passarono poi la
notte a bordo della loro nave, e Cavalieri e Teste rotonde bevvero gli uni
alla salute degli altri, congratulandosi a vicenda e scolando buona birra
inglese.
Durante il secondo giorno, mentre il gruppo circondava un altro accampamento
di caribi, un selvaggio che sapeva servirsi egregiamente del
suo buon moschetto prese di mira Will Tatum che sarebbe rimasto secco
se non si fosse spostato all'ultimo istante. La pallottola gli trapass il
braccio sinistro senza per toccare l'osso e, quando Isaac gli ebbe fasciato
la ferita con un pezzo di camicia stracciata, i componenti il gruppo di cacciatori
si congratularono con Will considerandolo l'eroe della spedizione.
Tutti allegri per il buon esito della caccia, i barbadiani salparono da All
Saints, felici di aver dato una lezione a quei dannati caribi.
AL RITORNO A BARBADOS le latenti rivalit tra le due fazioni tornarono a
galla. A volte, le discussioni tra i due gruppi si facevano pi accese e c'era
chi prevedeva che le parole aspre sarebbero state prima o poi sostituite
dalle azioni. Cavalieri e Teste rotonde per evitavano accuratamente gesti
di ostilit e spargimenti di sangue; il credito ne andava attribuito ai
due capi, Oldmixon e Saltonstall, entrambi uomini che non incoraggiavano
certo i loro seguaci ad atti di violenza. Oldmixon poteva magari urlare
pi di Saltonstall, ma senza mai superare certi limiti, e Saltonstall,
che sembrava avere convinzioni pi radicate di quelle dell'avversario, mai
ritenne che attacchi alla propriet o alle persone dell'altra parte fossero
un buon mezzo per far trionfare le sue idee.
Insomma, gli isolani si comportavano da disciplinati gentiluomini britannici,
dimostrando che la loro isola ben si meritava l'invidiabile titolo
di piccola Inghilterra.
La stessa situazione prevaleva in casa Tatum, sebbene Clarissa non vedesse
l'ora di togliersi dai piedi quel cognato che godeva di cos cattiva
reputazione e continuava a borbottare: E ormai vicino il giorno in cui
uomini come tuo fratello dovranno andarsene per sempre da quest'isola.
Per sempre, Isaac, e tu preparati per quel giorno.
Quando Isaac le disse che Oldmixon era d'accordo con le opinioni di
lei sul conto di Will, Clarissa comment: Non guastiamo il Natale e festeggiamo
assieme il nuovo anno. Ma poi tuo fratello deve andarsene e
non c' terra che tenga.
Il giorno di Natale, i tre Tatum pranzarono su un'altura alla periferia
di Bridgetown e Isaac, in un empito di amore fraterno che sapeva destinato
a durare poco, gli si rivolse dicendo: Questo divino vento orientale
 sempre dalla nostra parte. Esso protegge la nostra indipendenza, caro
Will, e la nostra libert. Avendogli Clarissa chiesto spiegazioni riprese
con voce sognante: Perch Barbados, di tutte le isole dei Caraibi, era
spopolata ai tempi di Colombo? E perch gli spagnoli non l'hanno mai
conquistata? E perch i francesi, gli olandesi e gli altri si sono impadroniti
di un'isola dopo l'altra, ma mai di Barbados? Perch Dio ci tiene
sotto la sua protezione?
Grazie al vento, vuoi dire? chiese Will. Il fratello, dandogli una manata
sulla schiena: Proprio cos. Il vento che soffia da est e che piega gli
alberi non  mai cambiato da mille anni a questa parte. Tutte le nazioni
che ho nominato avrebbero voluto impadronirsi di Barbados, ben sapendo
che  la pi bella isola dei Caraibi, con la terra migliore e i migliori
raccolti. Ma per farlo avrebbero dovuto far vela con le loro navi da ovest,
dove si trovano le altre loro isole, verso est, dove siamo noi; per, non ce
la fanno a risalire quel vento furioso.
Allora, come hanno fatto gli inglesi a sbarcarvi? chiese Clarissa.
Perch sono venuti da amici. Hanno scelto il momento giusto e sono
riusciti ad approdare senza difficolt. Sulla riva, non c'era nessuno ad accoglierli
a fucilate. Esort poi la moglie e il fratello a ricordarsi di quella
nave mercantile olandese che per due giorni aveva fatto disperati tentativi
di risalire il vento ed entrare in porto.
Immaginatevi una nave da guerra che voglia venire ad assalirci. Si troverebbe
a starsene l quasi immobile, in preda al vento, e i nostri cannoni
la farebbero a pezzi. Ma se noi vogliamo impadronirci di All Saints, cosa
che dovremo fare tra poco, sar indispensabile caricare le
nostre navi, immetterle nella corrente e affidarci a quel vento possente, sbarcando ad All
Saints quaranta minuti dopo che quelli ci hanno avvistati.
Chiese Will: Perch mai dovremmo invadere All Saints? L non ci
sono che indiani. Isaac replic in tono brusco: Non possiamo rischiare
di lasciare isole non vigilate: potrebbero cadere in mano ai nemici del re.
Tu credi che riusciremo a impadronircene? E suo fratello di rimando:
Siamo pi forti di quanto tu creda. Queste isole possono rivelarsi
la salvezza dell'Inghilterra. Forse ti interesser sapere che messaggeri
segreti, provenienti dalla Virginia e dalla Carolina, due delle pi forti colonie
americane, sono giunti di recente a Barbados, per assicurare che si
uniranno a noi se organizzeremo un colpo di mano a favore del re. E lo
stesso vale per le Bahama.
Will, che aveva discusso di problemi geografici e marittimi con il capitano
Brongersma e i suoi pirati olandesi, rise delle affermazioni di suo fratello:
Ma lo sai quanto sono grandi le Bahama? E sai quanta gente abita
in Virginia? Il parlamento raccoglierebbe una flotta in tre settimane.
I tuoi sono discorsi da traditore, insorse Clarissa. Will rimbecc:
Non dire stupidaggini. Allora Clarissa sibil: Meglio che te ne vada,
Will, oggi stesso. Tu sei destinato alla forca.
Will, che non era tipo da far notare che lo si cacciava da una casa per
met sua, vi torn in silenzio, raccolse le sue cose e se ne and a stare
dalla sorella, sopra la bottega di stoffe del marito di lei,
Timothy Pennyfeather.
NEL 1650, LE TEMPESTE politiche nella piccola Inghilterra si trasformarono
in uragani: il 3 maggio gli uomini come Thomas Oldmixon, che governavano
di fatto l'isola, ne dichiararono la totale lealt a re Carlo II, l'aspirante
al trono che era ancora in esilio in Francia. Ma tutta l'Inghilterra
continuava a essere sotto il controllo del parlamento delle Teste rotonde
e gran parte delle colonie nordamericane gli prestava obbedienza; inoltre
la maggioranza delle isole britanniche dei Caraibi si era schierata contro i
realisti, tranne la tenace, minuscola Barbados decisa invece a rimanere fedele
al nuovo re. Le Bahama e alcuni realisti delle colonie sudamericane
simpatizzavano con la causa di Barbados; uno contro mille, tali dunque
erano i reali rapporti di forza.
Ma Oldmixon e i suoi fiduciosi Cavalieri non avevano esitazioni. Non
appena si diffuse nell'isola la notizia che la decisione era stata presa, i
prudenti realisti cominciarono a raccogliere armi e munizioni in vista dell'eventualit
che una flotta nemica apparisse al largo di Bridgetown per
tentare sbarco e occupazione. Oldmixon, coadiuvato dal suo fedele aiutante
Isaac Tatum, prese ad addestrare truppe; vennero erette piccole fortificazioni
e organizzati turni di guardia.
Gli scontri aperti furono evitati soprattutto perch Teste rotonde sensate
come Saltonstall non persero il controllo, convinti che gli uomini di
Cromwell a Londra non sarebbero stati battuti, ma quattro giorni dopo la
decisione di Oldmixon di fare di Barbados un bastione del re i Cavalieri
ricevettero un confortante sostegno. Arriv infatti una nave e si diffuse la
notizia che il parlamento di Cromwell intendeva mandare un nuovo governatore:
Si chiama Willoughby e si dice sia un realista mascherato.
Tuttavia un marinaio, una Testa rotonda, si premur di avvertire gli isolani
in cui si imbatteva: Attenti a Lord Willoughby.  uno che cambia
parte con la massima facilit. Cavaliere? Testa rotonda? Chi pu dire che
cosa  oggi e che cosa sar domani?
Tre settimane dopo giunse Francis Willoughby, quinto barone di
Parham che aveva comandato truppe del parlamento dopo essere stato presidente
della camera dei Lord e grande sostenitore del re e che, dopo essere
stato condannato all'impiccagione, si era salvato fuggendo in
Olanda, ma una volta decapitato re Carlo si era rimesso al servizio di
Cromwell. Appena insediatosi, convoc Oldmixon, garantendogli
che intendeva seguire esattamente la strada da questi
inaugurata. Quindi, su
consiglio del piantatore, scelse Isaac Tatum come suo principale aiutante:
cos ebbe inizio l'ascesa di Isaac al potere. Ben presto lui e Clarissa ottennero,
da un piantatore che era caduto in disgrazia perch si era dichiarato
a favore del parlamento, altri undici schiavi a un prezzo irrisorio.
In rapida successione, Isaac mise le mani su tre piccole piantagioni
adiacenti alle sue ricorrendo al semplice espediente di fare in modo che i
proprietari venissero deportati. Si assicur cos altri schiavi ancora, finch
Oldmixon, una sera che cenavano assieme nella sua grande casa, ritenne
opportuno metterlo in guardia: Isaac, hai cominciato molto bene. Ma a
questo punto ti conviene consolidare le tue propriet, perch altrimenti
rischi di perderle se Lord Willoughby dovesse abbandonare l'isola e la situazione
capovolgersi.
Gli consigli di procurarsi documenti da cui risultasse che le terre
erano legalmente sue; i Tatum quindi trascorsero l'estate del 1650 in manovre
che in pratica obbligarono Willoughby a firmare documenti a conferma
della propriet legale di terre che essi si erano invece procurati in
maniera assai dubbia.
Poi, la pace a Barbados fu infranta. Gli uomini di Cromwell, stanchi di
tollerare che la piccola isola ignorasse le leggi che governavano il resto
della Gran Bretagna, ordinarono a uno dei loro pi abili ammiragli, Sir
George Ayscue, di raccogliere una grande flotta, far vela su Barbados e ridurla
all'obbedienza.
Quando la notizia giunse sull'isola, per strano che possa sembrare, non
provoc panico: gli isolani erano convintissimi di essere in grado, per
quanto soli, di resistere a tutte le forze britanniche e che
l'ammiraglio Ayscue sarebbe dovuto tornare in Inghilterra con la coda tra le gambe. Lord
Willoughby fece osservare a Oldmixon e a Tatum che Sir George poteva
magari entrare nel porto, ma non sarebbe mai riuscito a farvi sbarcare le
truppe, perch loro glielo avrebbero impedito. Infine, senza cibo e senza
acqua, dopo quattro o cinque mesi, Sir George sarebbe stato costretto a
ripiegare sulla Virginia.
Poi Willoughby chiese a Isaac: Che cosa fa vostro fratello? Oldmixon
mi riferisce che  fonte di problemi. Tatum rispose: Purtroppo, milord.
Si  lasciato sedurre da Saltonstall. Io lo vedo poco e vorrei vederlo ancora
meno.
Non dobbiamo aver niente a che fare con gente del genere, Tatum.
Quell'Ayscue non  certo uno stupido e avremo bisogno di tutte le nostre
forze per respingerlo. Ma ce la faremo. Incaric poi Oldmixon e Tatum di
radunare quanti pi piantatori di fede realista possibili e, quando li ebbe
davanti, li inform che dietro sua richiesta il principe Rupert, nipote del re
e principale mente strategica dei realisti, era stato nominato ammiraglio
della flotta fedele al nuovo sovrano ancora esule in Francia e stava facendo
vela su Barbados per salvarci da Ayscue e dalle sue Teste rotonde.
Ci furono applausi scroscianti e si bevve alla salute del re; a ogni bicchiere
di birra ingurgitato i Cavalieri sempre pi si convinsero che Rupert
avrebbe inflitto una lezione ad Ayscue e messo fine alla guerra prima ancora
che cominciasse. Sar tutto finito prima di Natale, proclam Oldmixon.
Rimasto solo, Willoughby si disse: Pu darsi che io muoia su quest'isola,
ma non la ceder mai. Ayscue dovr conquistarla centimetro per
centimetro; per me sarebbe una vergogna perdere questo lembo di paradiso.
Avrebbe voluto discutere della situazione con qualche Cavaliere fidato,
ma non poteva certo farlo con Oldmixon, troppo chiacchierone e
incapace di seria riflessione, e neppure con Tatum, troppo leccapiedi,
troppo avido.
Dovette dunque riflettere sulla prossima prova che lo attendeva senza
l'aiuto di nessuno, giungendo a conclusioni tutt'altro che rosee: il principe
Rupert era un uomo coraggioso, ottimo combattente in terra, ma
come ammiraglio c'era da dubitare che sapesse distinguere la prua di una
nave dalla poppa. A cavallo, un genio. Su una nave, al comando di una
dozzina di altri legni, un asino fatto e finito. Siamo nei guai, concluse.
Di della guerra, pregate per me.
Le sue previsioni sulle capacit navali di Rupert si rivelarono azzeccate:
quando quel genio della cavalleria finalmente giunse nei pressi di
Barbados, si imbatt in una piccola nave olandese e cominci a darle la
caccia, finendo sugli scogli con la sua ammiraglia; la falla che si apr nella
fiancata era di dimensioni tali che gli uomini ebbero un bel da fare per
riuscire a mantenerla a galla, quindi Rupert si rese conto che la sua flotta
era passata al largo di Barbados senza avvistarla. Le navi fecero allora dietrofront,
senza per riuscire a trovare l'isola e, come se non bastasse, la
flotta fu investita dalla coda di un uragano al largo della Martinica subendo
gravi perdite, tra cui la scomparsa del fratello di Rupert, il valoroso
Maurice, anch'egli un combattente terrestre. Rupert torn ignominiosamente
in Europa, lasciando Barbados in condizioni peggiori di
prima.
L'ammiraglio Ayscue era sicuramente assai pi efficiente del principe,
ma comunque gli ci volle un anno intero, dall'ottobre del 1650 all'ottobre
del 1651, per radunare una flotta di sette vascelli con a bordo duemila
uomini e far vela alla volta di Barbados. Nel frattempo gli isolani, all'oscuro
di quello che si stava preparando, continuavano a radunarsi in
casa di Lord Willoughby, a vendere sottobanco i loro raccolti di zucchero
a navi che giungevano di soppiatto dall'Olanda, a rassicurarsi a vicenda
che quell'idiota di Ayscue non riuscir mai a entrare con le sue navi
nella nostra baia, e a esercitare crescente pressione su Teste rotonde
come Saltonstall.
Ma, per quanto si mostrassero ottimisti, i Cavalieri non potevano nascondere
a se stessi incertezze e preoccupazioni: nessuna nave appariva
all'orizzonte ma, se Barbados continuava a essere una bella isola, era tuttavia
in preda a forti tensioni.
Le quali non toccavano il giovane Will Tatum che adesso contava sedici
anni e si godeva la sua stanzetta sopra la bottega di Pennyfeather
sulla strada principale di Bridgetown, non solo perch sua sorella era di
animo buono e gentile, ma anche perch il bottegaio di fronte,
James Bigsby, che vendeva carni, pane e chincaglierie, aveva una figlia quattordicenne,
Betsy, il cui tranquillo sorriso e le cui trecce ben curate facevano
battere pi forte il cuore di parecchi giovanotti, la quale per dimostrava
una decisa preferenza per il ragazzo Tatum.
Era un periodo confuso e istruttivo insieme nella vita di Will Tatum,
che rest stupito quando vide ricomparire la Stadhouder del capitano
Brongersma. Quando si rec a bordo per salutare l'intrepido mercante
trov che questi era diventato assai meno impetuoso di un tempo.
L'olandese gli raccont che, da quando si erano visti l'ultima volta,
aveva avuto una brutta esperienza: imbattutosi in una nave spagnola che
sembrava una ricca preda, l'aveva abbordata come al solito e all'improvviso
ecco sbucare dalla stiva, dove si erano tenuti nascosti, soldati ben armati
che avevano a loro volta abbordato la Stadhouder. Avremmo potuto
perdere la nostra nave, prosegu Brongersma, ma i nostri uomini si
sono dimostrati coraggiosi. Uccidi, ferisci, spara... Li abbiamo respinti, e
gli spagnoli sono ripartiti per Siviglia e noi per Amsterdam che abbiamo
raggiunto a stento. Mostr a Will le macchie di sangue olandese rimaste
sulla tolda della Stadhouder, ma Will non ne fu impressionato n sconvolto:
non pensava ai morti olandesi ma soltanto alla gloria e il suo desiderio
di andare per mare con il capitano Brongersma non fece che aumentare.
VERSO LA MET DEL 1651, a Barbados le preoccupazioni circa l'arrivo
della flotta di Ayscue si accrebbero al punto che i Cavalieri proposero a
Lord Willoughby di imporre severe misure che il governatore mai
avrebbe preso di sua iniziativa. Tutte le Teste rotonde dichiarate furono
rimosse da posizioni che conferissero loro un certo potere; i Cavalieri
vennero organizzati in reggimenti e addestrati a respingere forze da
sbarco. Inoltre, decisione questa che fu un vero trauma per l'isola, i pi
importanti capi delle Teste rotonde furono caricati su una nave e rimandati
in Inghilterra. Tra essi, Henry Saltonstall che affid la cura della sua
piantagione a Will Tatum. Ma subito si fece avanti Isaac esibendo documenti
dai quali risultava che la propriet un tempo nota come
Saltonstall Manor, appartenente al famigerato traditore Henry del suddetto cognome,
viene requisita e data in perpetuo in propriet a Isaac Tatum, fedele
servitore di re Carlo II e ufficiale del reggimento. Tale propriet passer
ai suoi eredi.
Will, furibondo, fece per balzare addosso al fratello, ma ne fu trattenuto
da Clarissa che gli disse: Caro Will, tu stai proprio andando in
cerca di guai. Barbados  dei Cavalieri ora e per sempre, e qui non c' pi
posto per te. Perch non te ne vai come hanno fatto Saltonstall e quegli
altri?
Will strinse i denti e replic: Mi avete rubato la mia terra e avete
strappato tutti quegli altri piccoli appezzamenti a uomini che non erano
in grado di difendersi. Ma, per Dio, non metterete le mani sulla terra del
signor Saltonstall, non ve lo permetter. Mentre Will balzava in groppa
al suo cavallo, Clarissa gli grid dietro: Will, hai nominato invano il
nome del Signore, avrai a che fare con le autorit ecclesiastiche.
Quella notte, in preda a mille emozioni, Will and su e gi per le
strade di Bridgetown, guardando le belle case, i ricchi negozi, le rassicuranti
navi inglesi agli ormeggi in attesa di scaricare abbondanti merci e caricare
in cambio zucchero perch, nonostante la minaccia di una guerra
navale, i commerci dovevano pur continuare. No, si diceva Will, non
voglio andare in esilio come il signor Saltonstall, a me quest'isola piace. E
non voglio lasciare Betsy. Se le navi promesse arrivano, certi Cavalieri riceveranno
la lezione che si meritano. Fu l l per raggiungere il versante
sopravvento dell'isola, dove un certo numero di Teste rotonde stava organizzando
un reggimento con cui opporsi ai Cavalieri se si fosse cominciato
a menare le mani, come sembrava molto probabile; si ricord invece
delle sue conversazioni con il corsaro olandese: ah, quella s che era vita!
Un uomo con un po' di sangue nelle vene poteva spassarsela a bordo di
una nave del genere. Fu a lungo combattuto tra l'idea di unirsi alle Teste
rotonde e quella di correre i mari sulla Stadhouder, alla fine, per, prevalse
il buon senso e decise di aspettare l'arrivo delle navi delle Teste rotonde.
L'attesa ebbe termine il 10 ottobre 1651 quando la flotta dell'ammiraglio
Ayscue, sette navi e duemila uomini, si mise alla cappa, in parte nella
baia nei pressi di Bridgetown, in parte lungo la costa, dove per le truppe
sarebbe stato pi facile sbarcare senza incontrare resistenza. La grande
battaglia tra i Cavalieri schierati a terra e le Teste rotonde giunte con le
navi stava per avere inizio.
Se il parlamento era ben deciso a umiliare Barbados per impedire che
la piaga delle simpatie realiste si diffondesse, non aveva per affidato il
compito a un individuo feroce, di poco cervello, deciso a scendere a terra
e a distruggere tutto quanto gli si parasse davanti, ma con lodevole prudenza
inglese aveva destinato all'operazione un uomo equilibrato,
esperto di pacifici negoziati pi che di devastazioni militari; dal momento
in cui Sir George Ayscue giunse in vista di Barbados si comport infatti
con esemplare ritegno. Si tenne al largo per gran parte di ottobre, per
tutto novembre e per buona parte di dicembre, nella speranza di giungere
a una pacifica composizione del contenzioso. Infine, di fronte
alla testarda resistenza di Willoughby, prese terra con i suoi duemila uomini ed
ebbero luogo scaramucce senza molte perdite di vite umane: il povero Timothy
Pennyfeather fu uno dei pochi caduti.
In quegli scontri, Thomas Oldmixon e Isaac Tatum diedero valida
prova di s, anche se il secondo bad a non avvicinarsi mai alle Teste rotonde
tanto da riportarne danno. Quanto a Will Tatum, si schier decisamente
con gli invasori che se ne servirono come valida guida.
Durante una tregua Will, cui la cosa non era andata gi, decise di informarli
della rapina della piantagione di Henry Saltonstall. Vi metteremo
subito riparo riprendendone possesso con le armi, assicurarono gli
uomini di Ayscue. Ma i combattimenti non furono ripresi perch
sia Willoughby sia Ayscue si resero conto di poter ciascuno infliggere gravi
danni all'altro senza per riportare una vittoria decisiva. Di conseguenza,
nella seconda met di gennaio del 1652 le due parti si incontrarono alla
Taverna della Sirena nella cittadina portuale di Oistins, dove ebbe luogo
una serie di storici negoziati che mise termine alla guerra. Il governatore
e l'ammiraglio stabilirono i principi secondo i quali sarebbe stata retta da
quel momento la piccola Inghilterra, un'isola troppo bella per essere
devastata; gli accordi comprendevano la concessione della libert di coscienza
per tutti e la restituzione delle propriet agricole a coloro ai
quali erano state sequestrate. A reggere l'isola sarebbe stato un governatore
avente al fianco un consiglio e un'assemblea, secondo le costumanze
antiche e tradizionali.
UN ARTICOLO CONCLUSIVO vietava ogni discorso ingiurioso riferentesi a
precedenti discordie e che suoni rimprovero a chiunque per aver abbracciato
la causa che in precedenza difendeva.
In altre parole, che la pace tornasse a regnare a Barbados e i passati rancori
venissero seppelliti una volta per sempre. L'accordo tra quei due saggi
capi funzion: i barbadiani erano pur sempre Cavalieri e Teste rotonde,
ma non ostentavano le loro differenze e nessuno fece torto ad altri per i
suoi trascorsi. Quando per Will Tatum, sventolando una copia dell'articolo
17, quello che prescriveva la restituzione agli antichi proprietari delle
piantagioni sequestrate, corse alla casa che era stata di Henry Saltonstall
per esigere che fosse restituita alla sua custodia, Isaac e Clarissa lo informarono
che il loro era un caso particolare: un accordo segreto tra Willoughby
e Ayscue aveva esonerato dalla restituzione quella propriet e due altre di
cui Isaac si era impadronito. Quando Will minacci suo fratello, Clarissa
gli ricord l'articolo 20, che vietava discorsi che suonassero rimprovero a
chiunque per aver abbracciato la causa che in precedenza difendeva. Se
Will avesse insistito nelle sue proteste, un tale atteggiamento avrebbe potuto
portarlo in carcere; non gli rest che ritirarsi in buon ordine, lasciando
il fratello in possesso della piantagione che aveva rubato.
Nei giorni che seguirono Will prese il posto di suo cognato Timothy
Pennyfeather caduto in battaglia e si assunse la responsabilit del lavoro
nella bottega di stoffe; pur sperando un giorno di sposare Betsy, per il
momento rinunci a far progetti in quel senso.
NEL 1658 ARRIVARONO notizie consolanti per i Cavalieri: Oliver Cromwell
era morto e, sebbene i realisti andassero in bestia al solo pensiero
che il loro implacabile nemico fosse stato sepolto nell'abbazia di Westminster,
si rallegrarono al pensiero che perlomeno quella minaccia fosse
stata scongiurata. Thomas Oldmixon invit tutti i vicini a un gran banchetto,
una banda improvvisata inton marce e un gruppo di amici scelti,
tra cui Isaac Tatum, si radun in un salotto per festeggiare un evento che
ormai sembrava prossimo: Alla salute di Carlo II, ora in Francia ma che
tra poco sar in Inghilterra! La pace sembr tornata a Barbados.
La vittoria dei Cavalieri riemp Isaac Tatum di tanta fiducia in se stesso
che, quando lui e Clarissa tornarono alla grande casa che era
stata di Saltonstall, se la fece sedere accanto nel vasto giardino da cui si vedeva il
mare in lontananza e le disse: Cromwell  morto. Il re  di certo in viaggio
per Londra. Abbiamo tutta la terra che ci occorre e sessantanove
schiavi per coltivare la canna. Il prezzo dello zucchero non  mai stato
cos alto. Tutto  in ordine salvo una cosa.
E quale sarebbe?
Will. Ho paura di lui. Adesso gestisce con Nell quel negozio dove si
pu comprare tutto quello che le navi portano di contrabbando, cos Will
diventa sempre pi forte in seno alla comunit. La gente lo rispetta e per
noi potrebbe diventare un pericolo se gli dessero ascolto.
Ma che cosa pu fare?
Non rinuncer mai a questa casa e a queste terre. Sono certo che  rimasto
in contatto con Saltonstall, ovunque questi si trovi.
Ma la faccenda  stata sistemata, Isaac. Abbiamo tutte le carte che occorrono.
Mai abbastanza se Saltonstall riuscisse a farsi prestare orecchio dal
nuovo re.
Poco probabile.  stato un'accesa Testa rotonda.
Da' un'occhiata alle Teste rotonde qui a Barbados. Si direbbe che
siano stati loro a vincere la guerra.
Io credo di sapere come liberarci di Will, concluse Clarissa e qualche
giorno dopo si rec al negozio del cognato. Lo prese da parte e gli disse
chiaro e tondo: Will, per te in quest'isola non c' futuro. Faresti bene ad
andartene a Londra, dove troverai altri che la pensano come te. Avendo
Will respinto decisamente la proposta, aggiunse con tono minaccioso:
Va bene, Will, hai avuto la tua occasione e te la sei lasciata sfuggire, e
se ne and.
Si rec alla parrocchia e parl con il pastore, molto servizievole con lei
grazie alle ricchezze sue e del marito, spifferandogli che Will aveva bestemmiato
il nome di Dio.
L'uomo le domand se intendeva presentare una denuncia formale, facendole
osservare che, se provata, l'accusa avrebbe significato la gogna
per suo cognato, e la donna rispose: Penso che gli occorra una lezione,
anche per insegnargli un po' di educazione. Al pastore non rest che
concludere: Ne parler con le autorit.
Tornata a casa quella sera, Clarissa assicur al marito: Sono certa di
aver sistemato quella serpe di tuo fratello in modo che non potr pi mostrarsi
in giro per Barbados.
La chiesa anglicana nelle isole godeva di una posizione di particolare
importanza. Era la custode sia dell'ortodossia sia della propriet; sosteneva
il governo, soprattutto quando si trattava di questioni che riguardavano
la monarchia, e siccome nelle isole nessuno aveva una stamperia, era
la chiesa a rendere note le decisioni ufficiali, ragion per cui in calce ai documenti
da essa diffusi appariva la frase: Si ordina di darne lettura per
tre domeniche in tutte le chiese parrocchiali. Inoltre, in un periodo in
cui la bestemmia era considerata un peccato capitale, la chiesa anglicana
era la paladina della morale pubblica.
Quando Clarissa Tatum denunci il cognato per blasfemia, gli anziani
della chiesa della parrocchia di San Michele non poterono non prestarle
orecchio e, raccolte sufficienti prove contro il giovane, le presentarono ai
magistrati che lo condannarono alla stigmatizzazione e a due ore di
esposizione sulla pubblica gogna all'incrocio delle principali vie a Bridgetown.
Qui, alle dieci del mattino di un caldo mercoled, fu acceso un
gran fuoco e quando le fiamme furono abbastanza alte Will Tatum fu
condotto alla gogna e la testa e i polsi gli furono bloccati in modo che
non potesse muoversi. Poi, alla presenza dei cittadini, alcuni orripilati, altri
soddisfatti, un ecclesiastico mise tra le fiamme un marchio a forma di
B, che stava per blasfemia, attese che diventasse incandescente e lo premette
sulla guancia sinistra di Will, affinch vi restasse una cicatrice permanente.
Will svenne mentre alcuni gridavano disgustati e altri applaudivano
al trionfo della virt.
Alle due del pomeriggio, le sue sofferenze furono alleviate da Nell e da
Betsy che osarono sfidare la pubblica censura asciugandogli il volto e
spargendo unguenti sull'ustione; Will venne poi liberato dalla gogna e
con un sorriso forzato sul volto deturpato e dolente pass tra la folla in silenzio,
diretto alla bottega della sorella. Sal le scale, baci Nell e la ringrazi,
quindi imbocc senz'altro la strada che portava al porto, senza
avere il coraggio di dire addio a Betsy. Si fece portare a
bordo della Stadhouder che era ancora all'ancora, si present al capitano Brongersma dicendogli:
Voglio combattere contro gli spagnoli! e scomparve da Barbados.
Nei lunghi anni che seguirono, gli capit a volte di pensare a Betsy
prima di assaltare una nave spagnola carica di argento e oro o mentre languiva
in un carcere della penisola iberica o magari si faceva faticosamente
strada in una giungla pantanosa; negli occhi della mente avrebbe per sempre
portato l'immagine di una bella ragazza di vent'anni, dalla vita sottile,
la treccia bene ordinata e gli occhi scintillanti. Ma la notte in cui lasci
Barbados, sapeva benissimo di aver preso una decisione importante e
irrevocabile: perdeva per sempre Betsy Bigsby e non l'avrebbe rivista mai
pi.
NEL 1660 LA NOTIZIA tanto attesa a Barbados finalmente arriv: Carlo II
era stato unto re d'Inghilterra mentre sedeva sulla Stone of
Scone simboleggiante la sua qualit di re anche della Scozia. Si tennero grandi celebrazioni,
alle quali parteciparono pure le riluttanti Teste rotonde e tutti
tirarono un sospiro di sollievo perch la situazione nella piccola Inghilterra
era tornata normale.
A riprova del desiderio di tutti di dimenticare antiche discordie, verso
la fine del 1661 giunse a Bridgetown un documento con cui si annunciava
che sua maest re Carlo II si  compiaciuto di concedere ai suoi fedeli
servitori di Barbados sette titoli di baronetto e sei di cavaliere.
I cittadini si raccolsero alla casa del governatore per sapere chi da quel
momento avrebbe potuto fregiarsi del titolo di Sir e gli anziani spiegavano
ai giovani: Il titolo di baronetto pu essere trasmesso per sempre
da una generazione all'altra degli appartenenti alla famiglia, mentre
quello di cavaliere finisce con la morte del titolare.
Il primo dell'elenco dei baronetti fu, com' ovvio, Sir Thomas
Oldmixon che era sempre rimasto leale e fedele, e la scelta venne fragorosamente
applaudita al pari di quella di Sir Geoffrey Wrentham, altro valente
paladino del re, ma lo fu anche quella dell'antico capo delle Teste
rotonde, Sir Henry Saltonstall, del quale per si ignorava dove si trovasse
in quel momento.
Isaac Tatum divenne anche lui Sir, perch fu uno dei sei nominati cavalieri
e, sebbene il suo nome fosse stato proclamato per ultimo, per l'emozione
fu l l per svenire.
Qualche settimana dopo, giunse da Londra un'altra notizia che rallegr
il cuore dei fedeli barbadiani: non si era potuta frenare la furia della
folla che al grido L'abbazia  contaminata aveva fatto irruzione a Westminster,
aveva aperto la tomba di Oliver Cromwell, ne aveva estratto la
salma, trascinandola per le strade fino a una forca dove era stata impiccata
per i crimini che erano stati commessi da quel nemico della monarchia.
Quando la notizia trov conferma, le campane presero a suonare a
stormo e in certe parrocchie si tennero preghiere di ringraziamento.
 difficile spiegare come quella piccola isola, in preda a cos grandi divergenze
politiche, fosse riuscita a sfuggire alla guerra civile, ma un funzionario
locale forn una spiegazione accettabile: Fin dall'inizio abbiamo
voluto che Barbados fosse un rifugio per gente che avesse idee nuove in
fatto di religione o di affari, per cui abbiamo accolto a braccia aperte sia i
mercanti olandesi sia i quaccheri, per quanto questi siano gente litigiosa,
e abbiamo invitato ugonotti, gente industriosa, quando la Francia li ha
espulsi.  stata anche promulgata una legge in forza della quale possiamo
accogliere perfino cattolici ed ebrei a patto che non diano pubblico scandalo
in occasione delle nostre feste comandate.
La riprova di tanta tolleranza la si ebbe a un grande banchetto che si
tenne poco dopo l'impiccagione della salma di Cromwell. Per anni, l'isola
aveva corso il pericolo di guerre e invasioni, i cittadini erano stati
pronti a balzare l'uno alla gola dell'altro eppure, appena finite le ostilit,
tutti si raccolsero a banchettare in comune, e la festa fu descritta da un visitatore
francese la cui relazione, non essendo costui n Cavaliere n Testa
rotonda, pu essere senz'altro ritenuta veritiera.
Da essa risulta che per l'occasione Sir Isaac Tatum nella sua piantagione
ha ucciso un bue, servendone le carni preparate in quattordici
modi diversi, bollite, arrostite, allo spiedo, con la lingua, le trippe e altre
parti con pasticci conditi con spezie.  stato poi imbandito un pudding di
patate e non sono mancati polli bolliti, cotolette di maiale, una spalla di
capra, un agnello farcito, un maialino da latte, una spalla di montone, un
lombo di vitello con salsa di arance, limoni e limette, tre tacchini, due
capponi, quattro anatre, otto tortore, tre conigli. Sono stati serviti inoltre
prosciutto di Westfalia, lingua affumicata, ostriche, caviale, acciughe e ottimi
frutti, dalle banane alle guaiave, dai meloni alle pere e alle angurie, il
tutto accompagnato da vini, liquori e altri spiriti venuti dall'Inghilterra,
di cui ignoro i nomi. Mi  stato detto, concludeva il francese, che quest'isola
 detta piccola Inghilterra', ma sotto la guida di Sir Isaac essa 
destinata a diventare uguale alla madrepatria.
La sera, partiti gli ospiti e dopo che gli schiavi dei Tatum, compreso il
cuoco, avevano portato via i resti del banchetto, Sir Isaac e Lady Clarissa
si sedettero nel loro bel giardino guardando i tetti di Bridgetown illuminati
dalla luna. A un certo punto Clarissa mormor: A volte mi chiedo
che cosa stia facendo Will in una notte come questa. Se avesse saputo
che in quel momento si trovava in un carcere spagnolo in attesa di essere
bruciato vivo, non avrebbe mostrato n comprensione, n piet per lui e
per le sue disgrazie.
Sir Isaac non si interrog affatto sulla sorte di quell'irresponsabile di
suo fratello. Dimenticatene, disse. Era un poco di buono quando stava
con noi e sono certo che tale  rimasto. Inoltre, poco prima di cena mi 
giunta una magnifica notizia. I funzionari che cercavano Henry
Saltonstall per avvertirlo che aveva ricevuto il titolo di cavaliere e che l'accordo
infine raggiunto, quando lo hanno trovato, lo autorizzava a reclamare la
sua vecchia piantagione, si sono sentiti rispondere: Al diavolo Barbados,
Boston  meglio anche se nevica.
I due rimasero in silenzio per qualche istante, ripensando alle tempeste
che avevano minacciato l'isola in anni recenti e alla fine, accompagnando
la moglie a letto, Sir Isaac comment con giustificato orgoglio: Con il
prezzo dello zucchero cos alto e i nostri schiavi che si moltiplicano cos
rapidamente, le terre per le quali abbiamo versato non pi di novanta
sterline, adesso, grazie alla nostra accortezza, ne valgono pi di novantamila.
Mentre la moglie gli stringeva il braccio in segno di approvazione,
aggiunse: In qualsiasi situazione abbiamo saputo mantenere il nostro
equilibrio, conservando le antiche virt e dimostrando a tutti che quest'isola
merita il soprannome di piccola Inghilterra.
...
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...
FINE Parte 1.